Ferragni e i Giganti: l’accoppiata social che divide il web
Alessandro Pirina
Muroni: grazie all’influencer il mondo scoprirebbe il Museo. Ma a molti la proposta non piace: così si svende la cultura
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SASSARI. Dopo la tappa agli Uffizi e al Museo egizio di Torino un altro tempio della cultura potrebbe avere come testimonial Chiara Ferragni. Perlomeno questo è l’auspicio di Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e prama, che sogna una visita a Cabras della regina delle influencer. Venticinque milioni di follower in tutto il mondo che attraverso un paio di scatti di Ferragni con i giganti potrebbero così venire a conoscenza del tesoro rinvenuto nel Sinis. Muroni ha lanciato l’idea con un breve post su Facebook, consapevole - da esperto di comunicazione - che non tutti avrebbero apprezzato. E, infatti, accanto a decine di like, il presidente della Fondazione ha dovuto incassare anche diverse prese di distanza. Per molti la moglie di Fedez non c’entra nulla con la cultura. «Meglio Alberto Angela», scrivono un paio di utenti. Altri gridano al «sacrilegio», alla svendita del popolo sardo a una «che sponsorizza ciabatte di polistirolo e crocchette di pollo» seguita da «25 milioni di ignoranti». Altri ancora ritengono che il cachet della Ferragni - cachet che in questi casi non sarebbe previsto - varrebbe uno dei giganti. Insomma, è bastato un post di Muroni per aprire il dibattito. E forse era anche questo l’intento del presidente della Fondazione. Parlare dei giganti, discutere sulla loro promozione, sulla loro valorizzazione. Anche perché, ora come ora, la loro fama è limitata quasi esclusivamente alla Sardegna.
Ed ecco perché dal punto di vista della promozione una gita a Cabras di Chiara Ferragni varrebbe in termini di immagine più di ogni altra cosa. Più dei giganti sul palco di Sanremo, giusto per citare lo show più seguito dell’anno. «Una delle missioni assegnate alla Fondazione è valorizzare un immenso patrimonio culturale, facendolo conoscere a una platea sempre più ampia di persone, tendendo al risultato che questo immenso patrimonio possa diventare una delle leve attraverso le quali stimolare uno sviluppo socio-turistico-economico di un’area oggi depressa», spiega Muroni in un secondo post in cui conferma la validità della sua proposta. «Ho letto i dati degli Uffizi. Dopo la visita di Ferragni gli accessi sono aumentati del 70 per cento. Soprattutto da parte dei giovani – dice il numero uno della Fondazione –. Bisogna superare certi pregiudizi. Certo, è importante continuare nella ricerca, negli scavi, ma è altrettanto importante fare comunicazione, fare conoscere i Giganti. Anche attraverso strumenti non convenzionali. Senza paura delle critiche». Anche se pesanti come quelle che gli sono piovute addosso ieri. «L’ecosistema nel quale siamo chiamati a operare è anche questo – aggiunge –. Un gigantesco problema culturale che opera da zavorra, un eterno riflesso condizionato con orizzonte il proprio ombelico, che fa il paio con la teoria che gestire (a titolo gratuito) la Fondazione, fra guerre intestine, ritardi di ministero e Regione, burocrazia e affini, sia un grande esercizio di potere o una cena di gala permanente e non una assunzione di responsabilità finalizzata a dimostrare che - nonostante tutto - la Sardegna ce la può fare. E ce la farà. Anche questa è politica, spero buona, di autodeterminazione. Comunque – conclude Muroni – Chiara, ti aspettiamo». Dunque, verrà? «Qualcosa succederà».
Ed ecco perché dal punto di vista della promozione una gita a Cabras di Chiara Ferragni varrebbe in termini di immagine più di ogni altra cosa. Più dei giganti sul palco di Sanremo, giusto per citare lo show più seguito dell’anno. «Una delle missioni assegnate alla Fondazione è valorizzare un immenso patrimonio culturale, facendolo conoscere a una platea sempre più ampia di persone, tendendo al risultato che questo immenso patrimonio possa diventare una delle leve attraverso le quali stimolare uno sviluppo socio-turistico-economico di un’area oggi depressa», spiega Muroni in un secondo post in cui conferma la validità della sua proposta. «Ho letto i dati degli Uffizi. Dopo la visita di Ferragni gli accessi sono aumentati del 70 per cento. Soprattutto da parte dei giovani – dice il numero uno della Fondazione –. Bisogna superare certi pregiudizi. Certo, è importante continuare nella ricerca, negli scavi, ma è altrettanto importante fare comunicazione, fare conoscere i Giganti. Anche attraverso strumenti non convenzionali. Senza paura delle critiche». Anche se pesanti come quelle che gli sono piovute addosso ieri. «L’ecosistema nel quale siamo chiamati a operare è anche questo – aggiunge –. Un gigantesco problema culturale che opera da zavorra, un eterno riflesso condizionato con orizzonte il proprio ombelico, che fa il paio con la teoria che gestire (a titolo gratuito) la Fondazione, fra guerre intestine, ritardi di ministero e Regione, burocrazia e affini, sia un grande esercizio di potere o una cena di gala permanente e non una assunzione di responsabilità finalizzata a dimostrare che - nonostante tutto - la Sardegna ce la può fare. E ce la farà. Anche questa è politica, spero buona, di autodeterminazione. Comunque – conclude Muroni – Chiara, ti aspettiamo». Dunque, verrà? «Qualcosa succederà».
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