La Nuova Sardegna

Arriva il primo via libera al suicidio assistito in Italia

di Alessandro Pirina
Arriva il primo via libera al suicidio assistito in Italia

Mario, 43 anni, tetraplegico da 10: ora mi sento più leggero e libero di scegliere Pisu, associazione Piludu: un risultato importante ma non ancora risolutivo

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SASSARI. Un altro passo avanti nella lunga guerra dei diritti. Per la prima volta in Italia è stato dato il via libera al suicidio assistito. Il comitato etico della Asl unica delle Marche ha riconosciuto che Mario - nome di fantasia di un 43enne tetraplegico immobilizzato a letto da 10 anni dopo un incidente - ha i requisiti per l’accesso legale al suicidio medicalmente assistito, così come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale sul caso Dj Fabo- Cappato. Di fatto la pronuncia della Consulta lo aveva legalizzato in Italia, ma in questa corsa a ostacoli verso il riconoscimento dei diritti mancava l’ultimo tassello. «Ora mi sento più leggero», sono state le sue prime parole comunicate alla associazione Luca Coscioni, che in questa “vertenza” di libertà lo sta supportando. Ed è stata la stessa associazione a spiegare che il comitato etico della Asl ha riscontrato che l'uomo rientra nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l’accesso al suicidio assistito: è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, è affetto da una patologia irreversibile, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, e non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda.

Una vittoria per chi da sempre si batte per i diritti, su tutti i radicali. Una sconfitta per chi invece è contrario a qualsiasi ipotesi di eutanasia. Su tutti il Vaticano, che anche ieri ha continuato a insistere che sono «meglio le cure palliative. Incoraggiare a togliersi la vita non è l'unica via». Ma tra la pronuncia del comitato etico della Asl e la libertà di Mario c’è ancora un intralcio. La Regione Marche, a guida Fratelli d’Italia, dice: «sarà il Tribunale di Ancona a decidere». Pesano le incognite su procedure e farmaci. A sottolinearlo è sempre la Regione citando il documento del Comitato che «ha sollevato dubbi sulle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto, senza specificare come dovesse essere somministrato». Mario è «capace di intendere e di volere», ma, specifica l'assessore alla Sanità, Filippo Saltamartini «non motiva i presupposti» legati al farmaco. Ma l’associazione Coscioni va avanti. «Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco per il suicidio assistito idoneo per Mario», dice Filomena Gallo. Marco Cappato parla di «trappola burocratica: il tribunale si è espresso il 9 giugno con un'ordinanza immediatamente applicativa, passata in giudicato e definitiva» per la verifica delle 4 condizioni per accedere al suicidio assistito. «Nessuno può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni. Si mettano da parte ideologie, ipocrisia, indifferenza – dice Mario – ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore dei malati».

In Sardegna si dice soddisfatta Alessandra Pisu, la presidente della associazione Walter Piludu, da anni in prima linea nella battaglia. «È un successo importante, ma ancora non è un risultato risolutivo né per il paziente né per la questione generale. Questo è dovuto anche al fatto che si tratta della prima volta e dunque mancano le regole attuative. Ma poi questa dovrà diventare una attività normale per le Regioni». Pisu, comunque, guarda con fiducia al futuro, ma allo stesso tempo invita i cittadini a mettere per iscritto le proprie volontà per fare sì che sulla strada verso il riconoscimento dei propri diritti si incontrino meno ostacoli possibili. «Non basta avere espresso le proprie volontà a voce, bisogna metterle nero su bianco nel testamento biologico».

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