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A Porto Conte Ricerche si studia come conservare la pardula

A Porto Conte Ricerche si studia come conservare la pardula

Lo spettacolo dei piatti identitari ha due gruppi di spettatori privilegiati: i turisti e gli operatori dell’industria alimentare. Poi c’è una terza categoria di persone che s’interessa all’ingegno...

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Lo spettacolo dei piatti identitari ha due gruppi di spettatori privilegiati: i turisti e gli operatori dell’industria alimentare. Poi c’è una terza categoria di persone che s’interessa all’ingegno dimostrato, per esempio, dalle famiglie povere di Sassari che nell’Ottocento, come ha raccontato Andrea Fraghì, accademico di Sassari Silki, trovavano cibo buono nelle discariche delle concerie dopo la lavorazione delle pelli d’agnello e crearono il ghiotto “pedi d’agnoni”. Questa categoria è composta dagli studiosi. La consigliera regionale Sara Canu si è augurata che anche i ristoratori possano attingere al registro dei piatti tipici di prossima discussione in consiglio regionale per proporli ai turisti. L’antropologa Veronica Matta ha spiegato che la “via della panada”, «cinque anni di lavoro con le comunità» , è inserita nel sito Sardegna Turismo ed è l’occasione per viaggi esperienziali. Un grande tema è la commercializzazione dei prodotti, fronte definito «necessario» se si cerca un risvolto economico, ma sul quale vigilare, per dirla con l’antropologa, affinché «non si usino i nomi storici per prodotti che non rispettano la tradizione». Intanto Porto Conte Ricerche studia come conservare la pardula (lo ha comunicato Aldo Vanini) e Giuseppe Pulina docente dell’università di Sassari ha annunciato per il prossimo anno l’avvio del corso di Scienze Gastronomiche. (a.s.)

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