L’elezione di Carla Cuccu, centrodestra in subbuglio
Emanuele Cera (Forza Italia) si autosospende dal partito e accusa gli alleati La freddezza dell’ex M5s, neo segretaria del Consiglio, agita la coalizione
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. L’operazione «il centrodestra elegge un’ex 5 stelle» doveva essere vissuta dalla maggioranza come una festa, perché «abbiamo portato a casa il nostro 39esimo consigliere». Però, così non è stato. Gli effetti collaterali di quel voto, voluto e imposto dall’Udc e dal Psd’Az, sono stati immediati e per nulla festaioli. Soprattutto dentro Forza Italia: Emanuele Cera, fedelissimo di chi è al governo, s’è autosospeso dal partito dopo che la coalizione gli ha preferito Carla Cuccu (ex M5s) per un posto nell’Ufficio di presidenza del Consiglio.
Il contraccolpo. Prima di tutto, all’indomani del voto, a gran parte del centrodestra, non sono piaciute per nulla le dichiarazioni a caldo dell’ex M5s, l’altro giorno eletta prima segretaria d’Aula. La consigliera – fanno notare in molti – neanche ha ammesso di essere passata in maggioranza. È vero. Nell’immediato, i suoi distinguo sono stati infatti più d’uno: «Non so chi mi abbia votato...», seguito da un: «Di volta in volta, valuterò con chi lavorare». È stata proprio questa sua freddezza iniziale, da alcuni declinata in mancata riconoscenza, ad aver raggelato diverse parti della coalizione. Nonostante – a parte qualche mugugno interno – il centrodestra avesse rispettato in aula l’ordine di scuderia imposto all’ultim’ora: «Voteremo Cuccu».
La reazione. A parte quelle raccolte nei corridoi del Consiglio, a uscire allo scoperto è stato chi proprio dall’ex M5s è stato sorpassato a destra. Cioè: Emanuele Cera di Forza Italia, che alla vigilia avrebbe gradito di essere riconfermato primo segretario d’Aula e poi invece è stato lasciato a terra. Lo strascico pesante è arrivato in un battibaleno, con questa dichiarazione: «Mi sono autosospeso dal partito – scrive Cera – perché Forza Italia non ha saputo tutelare e difendere una delle poche posizioni che ci avevano assegnate in avvio di legislatura. Quel posto nell’Ufficio di presidenza, lo sappiamo tutti, ci spetterà comunque, ma per come sono andate le cose, lo sgarbo rappresenta comunque un atto irrispettoso e di pura scorrettezza nei confronti del sottoscritto, che ha sempre garantito presenza, impegno e lealtà, e invece s’è ritrovato scavalcato senza neanche saperlo». Per concludere: «Tra l’altro a imporre l’elezione di un altro candidato, sono stati anche alcuni nostri alleati nell’Intergruppo (Udc-Fi–Riformatori) e quindi, a questo punto, anche quell’accordo non ha più ragione di esistere, e ora sono io a pretendere più di un chiarimento».(ua)
Il contraccolpo. Prima di tutto, all’indomani del voto, a gran parte del centrodestra, non sono piaciute per nulla le dichiarazioni a caldo dell’ex M5s, l’altro giorno eletta prima segretaria d’Aula. La consigliera – fanno notare in molti – neanche ha ammesso di essere passata in maggioranza. È vero. Nell’immediato, i suoi distinguo sono stati infatti più d’uno: «Non so chi mi abbia votato...», seguito da un: «Di volta in volta, valuterò con chi lavorare». È stata proprio questa sua freddezza iniziale, da alcuni declinata in mancata riconoscenza, ad aver raggelato diverse parti della coalizione. Nonostante – a parte qualche mugugno interno – il centrodestra avesse rispettato in aula l’ordine di scuderia imposto all’ultim’ora: «Voteremo Cuccu».
La reazione. A parte quelle raccolte nei corridoi del Consiglio, a uscire allo scoperto è stato chi proprio dall’ex M5s è stato sorpassato a destra. Cioè: Emanuele Cera di Forza Italia, che alla vigilia avrebbe gradito di essere riconfermato primo segretario d’Aula e poi invece è stato lasciato a terra. Lo strascico pesante è arrivato in un battibaleno, con questa dichiarazione: «Mi sono autosospeso dal partito – scrive Cera – perché Forza Italia non ha saputo tutelare e difendere una delle poche posizioni che ci avevano assegnate in avvio di legislatura. Quel posto nell’Ufficio di presidenza, lo sappiamo tutti, ci spetterà comunque, ma per come sono andate le cose, lo sgarbo rappresenta comunque un atto irrispettoso e di pura scorrettezza nei confronti del sottoscritto, che ha sempre garantito presenza, impegno e lealtà, e invece s’è ritrovato scavalcato senza neanche saperlo». Per concludere: «Tra l’altro a imporre l’elezione di un altro candidato, sono stati anche alcuni nostri alleati nell’Intergruppo (Udc-Fi–Riformatori) e quindi, a questo punto, anche quell’accordo non ha più ragione di esistere, e ora sono io a pretendere più di un chiarimento».(ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
