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Pecorino romano Copagri: ignorati dal Consorzio

CAGLIARI. «Basta con le posizioni di chiusura del Consorzio di tutela del pecorino romano verso le rappresentanze della produzione primaria»: lo chiede Copagri Sardegna «dopo aver appreso dalla...

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CAGLIARI. «Basta con le posizioni di chiusura del Consorzio di tutela del pecorino romano verso le rappresentanze della produzione primaria»: lo chiede Copagri Sardegna «dopo aver appreso dalla stampa – dice Pietro Tandeddu, responsabile nazionale dell’ovicaprino – che per il 9 dicembre ha convocato l’assemblea dei soci per discutere delle modifiche da apportare al disciplinare di produzione della Dop». Nonostante Copagri abbia inviato delle proposte sulle modifiche a statuto e disciplinare, il primo «è stato modificato il 2 ottobre 2020 senza recepire niente». Lo stesso starebbe per succedere con il disciplinare per la produzione, che non porterebbe «modifiche strutturali rivolte a dare un diverso destino al formaggio: noi proponiamo che vada prodotto solo con latte proveniente da razze autoctone: non solo la sarda, come qualcuno inopinatamente propone, ma anche vissana, sopravvissana, maremmana e quadricorna visto che il romano si produce anche nel Lazio e in Maremma; introdurre la tipologia “da tavola” a basso contenuto di sale da evidenziare in etichetta; una distinzione tra i periodi di stagionatura certificandoli al consumatore;stabilire, per le aziende che conferiscono latte per la produzione di pecorino romano, un rapporto capo per ettaro tale da limitare al massimo l’apporto di prodotti esterni per l’ alimentazione». «Il consorzio – dice il presidente Ignazio Cirronis – si apra al confronto, dalle crisi cicliche del comparto si esce definitivamente con un lavoro di squadra».

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