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«Energia, Solinas chiarisca sul Dpcm»

«Energia, Solinas chiarisca sul Dpcm»

Mozione del Pd: «Non verrebbe garantita una transizione energetica omogenea»

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CAGLIARI. «La soluzione adottata dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri sul sistema energetico sardo atteso per questi giorni, dalle informazioni che si apprendono, individua tutta una serie di misure che non garantirebbero una transizione energetica omogenea»: Piero Comandini, consigliere regionale del Pd, lancia l’allarme sul futuro dell’isola. È il primo firmatario di una mozione che parte da una premessa: «È necessario e prioritario assicurare alla Regione Sardegna un futuro energetico in grado di garantire un’opportunità di sviluppo e competitività».

La chiamata è per il presidente della Regione Christian Solinas affinché «riferisca in aula, a stretto giro di tempo, sul futuro del sistema energetico sardo, le cui norme e condizioni sembrerebbero dettate nella bozza del Dpcm, alla firma del presidente Draghi, e che non garantirebbero equità e omogeneità di trattamento su tutto il territorio sardo». Richiesta che si inserisce nella polemica tra la viceministra Alessandra Todde, secondo cui la Regione è stata coinvolta pienamente nella stesura della bozza del Dpcm, e l’assessora all’industria Anita Pili, che parla di mancati inviti a partecipare ai tavoli tecnici, ribadendo che non c’è alcun benestare della Regione. Il documento impegna quindi il governatore «a chiarire se per la stesura del Dpcm, che definisce il nuovo sistema energetico dell’isola, sia stata firmata un’intesa tra il ministero della transizione energetica, il ministero dello sviluppo economico, il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e la Regione Sardegna».

Il Dpcm – spiega l’esponente Dem – dovrebbe essere l’atto conclusivo, dopo anni di incontri e confronti tra tavoli istituzionali e tecnici, di garanzia per la Sardegna, per favorire la certezza degli approvvigionamenti e l’abbattimento del costo dell’energia per le famiglie e le imprese, tali da consentire ai sardi di superare il gap che oggi li condanna a pagare l’energia mediamente il 30% in più rispetto agli altri cittadini italiani. «Invece – dice Comandini – sembrerebbe il frutto di una mancata o, peggio ancora, trascurata concertazione tra il Mite, il Mise, il Mims e la Regione. Di fatto, più che una sintesi delle esigenze emerse in questi anni di confronto, sembrerebbe un dettato di regole che disattendono gli accordi sinora siglati tra la Regione Sardegna e il Governo nazionale». Il Pd ricorda anche che «la Sardegna, per decenni, ha subito un trattamento iniquo sul fronte energetico, visto che è l’unica regione d’Italia a non avere il metano, con una plusvalenza di costi che ammonta ogni anno a circa 400 milioni di euro a carico di imprese e famiglie». (a.palmas)

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