POLTRONIFICIO ASL UNISCE LA POLITICA
di MARCELLO FOIS
Com’è ai minimi storici la spinta verso una convergenza puntuale in direzione di alcuni, improcrastinabili, nuclei di raccordo: distribuzione diffusa dei centri di gestione, lotta allo spopolamento...
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Com’è ai minimi storici la spinta verso una convergenza puntuale in direzione di alcuni, improcrastinabili, nuclei di raccordo: distribuzione diffusa dei centri di gestione, lotta allo spopolamento delle zone interne, rispetto delle differenze e delle vocazioni culturali e antropologiche. La caratteristica principale di una Regione Autonoma dovrebbe essere enfatizzare e rendere dinamiche, quindi benefit, quelle differenze che altri tenderebbero ad azzerare. Siamo di fronte alla gestione più centralizzata della nostra Regione da cinquant’anni a questa parte. Siamo di fronte a un fenomeno di autocensura, di auto adeguamento, di autolimitazione, come, davvero, è difficile, constatare nella nostra storia recente. Un’economia interna gestita da logiche eterodirette come non mai. Un disinteresse costante per le specificità locali da parte di un pensiero che del locale dovrebbe fare un passaporto per il globale. Una furia dirigista che concentra nella “capitale” ogni cattedra, ogni stanza dei bottoni, ogni ente, ogni istituzione. Tutto da questo punto in poi diventa lesa maestà, tutto diventa un sistema per generare prebende piuttosto che buona amministrazione. Il contraddittorio, ma non troppo, dibattito, sullo spostamento della sede Ats da Sassari a Cagliari, è, in questo senso, assolutamente paradigmatico. Secondo quale logica infatti debba avvenire questo trasferimento, questa concentrazione, proprio quando si ritorna al “regime Asl” e cioè al ripristino di otto gestioni differenti, dicono diffuse, della Sanità pubblica, è abbastanza chiaro: gestire è un onere, mantenersi il potere di nominare otto gestori è meglio. Poco furbamente la Giunta Pigliaru aveva deliberato di migliorare, semplificare e decentrare la gestione della Sanità Pubblica a danno della capacità di generare poltrone che contano. E contano per tutti, opposizione compresa. Da qui la strepitosa convergenza che è stato uno degli elementi che ha generato il consenso inequivocabile dell’attuale compagine governativa regionale. Oggi che le carte sono in tavola e i giochi non fatti, a qualcuno, con colpevole ritardo, sovviene che l’aver coltivato quell’ambiguità di base, sarebbe a dire organizzare la propria campagna elettorale facendosi l’opposizione da soli proprio ripudiando quella stessa Riforma Sanitaria che pure avevano votato, ha portato alla situazione attuale. Ma siccome “a pensar male ci si prende sempre”, è possibile che questa logica di favorire la moltiplicazione dei gestori piuttosto che l’efficienza della gestione, sia stato il fine ultimo di chi avrebbe dovuto osteggiarla. Nella moltiplicazione delle poltrone qualcuna per l’opposizione ci scappa sempre. E se è vero che siamo di fronte al Governo Sardista meno sardista della storia della nostra autonomia, bisogna ammettere che siamo anche di fronte a un’opposizione assai “collaborativa” e affetta come non mai da una sindrome da “fuoco amico” di cui non è sufficiente pentirsi, anche pubblicamente, solo quando, ormai, i giochi sono fatti.
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