La Nuova Sardegna

Quei 17 metalli che tutti si contendono

Si rischia di passare dalla dipendenza dal petrolio a quella dai materiali tecnologici

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SASSARI. Sono 17 in tutto e sono fondamentali in vari settori produttivi. Sono le “terre rare” 15 elementi delle terre rare sono, in ordine di numero atomico da 21 a 71: scandio (Sc), ittrio (Y), lantanio (La) e i Lantoanoidi ovvero cerio (Ce), praseodimio (Pr), neodimio (Nd ), prometio (Pm), samario (Sm), europio (Eu), gadolinio (Gd), terbio (Tb), disprosio (Dy), olmio (Ho), erbio (Er), tulio (Tm), itterbio (Yb) e lutezio (Lu). La classificazione è stabilita dalla Iupac (International union of pure and applied chemistry). Si tratta di un organismo internazionale incaricato di stabilire le norme relative alla chimica, fondato nel 1930 a Liegi in Belgio. Nel 1947 ha assunto il nome attuale, Iupac.

Perché le terre rare, che sono sostanzialmente metalli, sono diventate così importanti. Lo si capisce dalla definizione con cui vengono chiamati: i “metalli della tecnologia”. Come spiega “Chimica dappertutto” (Zanichelli), «trovano crescente applicazione in numerosi settori: troviamo questi elementi nei televisori, nei chip e nell’hard-disk del computer, nei touchscreen, nei circuiti elettronici, nei magneti permanenti dei computer e delle turbine eoliche, nei pannelli fotovoltaici di ultima generazione, nelle lampade a basso consumo, nelle batterie delle automobili, nei catalizzatori di combustione, nei coloranti per vetri e prodotti ceramici, nei componenti per laser».

I natura questi elementi sono abbastanza diffusi, ma sono troppo “sparsi”. Sono rari i giacimenti dove c’è una grande concentrazione e quindi l’estrazione può risultare difficile e dispendiosa. un’altra strada per procurarsi le terre rare è quella del riciclo: apparecchiature elettroniche dismesse contengono interessanti quantità di materiali ancora utili. E poi c’è la strada delle bonifiche suggerita dai prevetti di aziende con la Ecotec che, se applicata con successo, presenterebbe un doppio vantaggio: liberare il territorio dall’ingombrante presenza di discariche inquinanti e raccogliere materiali ancora utili.

La transizione ecologica ha diversi obiettivi: ridurre le emissioni inquinanti nel pianeta e liberarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili. Si rischia però di finire in una nuova dipendenza, passando da quella dal petrolio a quella dai metalli indispensabili nella tecnologia. Quelli che detengono il controllo del mercato delle terre rare potrebbero diventare gli sceicchi di domani. In questo momento la Cina detiene più dell’80 per cento dei giacimenti ed è anche l’unico Paese in grado di controllare l’intera filiera produttiva.

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