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Riattivato il reparto Pneumo Covid

Riattivato il reparto Pneumo Covid

L’Aou di Sassari rimodula i posti letto in vista di una possibile nuova emrgenza

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SASSARI. L’Aou di Sassari ha appena riaperto il reparto di Pneumo covid al secondo piano della palazzina di Malattie infettive. Neanche riattivato e subito sei pazienti sono stati trasferiti in quest’area subintensiva, che servirà ad alleggerire la pressione dei ricoveri all’interno di Malattie infettive.

Infatti nel reparto del professor Babudieri, da 18 pazienti (su 21 ospitabili) si è passati ad averne in carico 11, grazie anche a una dimissione.

Quella di ieri è la prima riorganizzazione funzionale dell’Azienda in vista di un potenziale incremento degli accessi covid. La curva dei contagi è in crescita, e i medici si aspettano anche un numero superiore di ospedalizzazioni. Gli undici letti di pneumo covid, anche durante le prime due ondate, si sono rivelati strategici nella gestione dei pazienti con difficoltà respiratorie, ma senza necessità di una ventilazione forzata. L’intubazione e il trasferimento nelle terapie intensive, tende ad essere l’ultima ratio. I caschi cpap hanno dimostrato fino ad ora una efficacia positiva che porta nella maggior parte dei casi alla stabilizzazione clinica. Per quanto riguarda le disponibilità delle terapie intensive, Sassari ha sei posti su otto occupati, e quindi conserva ancora un piccolo margine di sicurezza. Nel caso dovessero aggravarsi le condizioni di altri pazienti, o arrivare al pronto soccorso malati intensivi, a quel punto l’Aou sarebbe costretta a portare avanti la sua riorganizzazione modulare, convertendo la rianimazione ordinaria del Clemente (la Tipo) ad area Covid. Il tutto in attesa della riapertura della Ti30, ovvero la terapia intensiva da 30 letti, chiusa ad agosto per lavori di adeguamento e al momento inutilizzabile. La suddivisione di un comparto intensivo covid e uno normale, dovrebbe concludersi entro gennaio.

La strategia dell’Aou resta quella di dedicare risorse per la gestione pandemica solo per lo stretto necessario. Purtroppo attivare una terapia intensiva o un reparto a vocazione covid, si traduce nel sottrarre risorse umane agli altri reparti. Significa dirottare medici, infermieri, e soprattutto anestesisti indispensabili per le sale operatorie o anche per numerosi esami diagnostici per i quali è necessaria la sedazione. Con le liste di attesa per gli interventi chirurgici ancora difficili da smaltire, l’obiettivo dell’Aou resta quello di provare a tenere un equilibrio tra l’attività covid e l’assistenza ordinaria. (lu.so.)

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