La svolta di San Teodoro: «Spiagge a numero chiuso»

La sindaca Deretta: «Carico antropico eccessivo». Stop ai mastelli per i rifiuti

OLBIA. Spiagge a numero chiuso e niente più mastelli per la raccolta dei rifiuti nei litorali. Dopo l’estate “infernale” appena trascorsa potrebbero essere queste le soluzioni che adotterà il Comune di San Teodoro per affrontare la prossima stagione delle vacanze. Misure più che drastiche, direttamente conseguenti al carico antropico eccezionale che ha investito l’estate scorsa il centro turistico gallurese. Tutte annunciate direttamente dalla sindaca Rita Deretta durante il Meeting per il turismo, svoltosi lo scorso fine settimana al museo archeologico di Olbia. «San Teodoro – ha spiegato la sindaca – ha raggiunto il punto di non ritorno, non possiamo depauperare il nostro patrimonio naturalistico, a partire dalle spiagge, con un carico antropico di questa portata».

Spiagge chiuse. L’agosto folle di San Teodoro, infatti, ha determinato in un paese che durante l’anno conta poco meno di 5 mila residenti, un carico di persone che hanno sfiorato le 120 mila presenze. Le strutture ricettive prese d’assalto, ma soprattutto un impatto umano devastante su un ecosistema fragile e prezioso. La sindaca Rita Deretta aveva già prospettato soluzioni drastiche, ma la chiusura delle spiagge, con un numero limitato di accessi, a questo punto diventa un’opzione più che concreta in vista dell’estate 2022. «Le spiagge sono un bene prezioso, da tutelare – precisa ancora Rita Deretta – ed è nostro intendimento far sì che alcune diventino a numero chiuso. Inoltre, il nostro nuovo servizio d’appalto per la raccolta dei rifiuti prevede che in alcune spiagge non vi siano più i mastelli della spazzatura. I rifiuti si dovranno riportare a casa per essere smaltiti correttamente. Sono tutti elementi che abbiamo valutato nel corso di un’estate difficile, non solo per l’impatto della pandemia ma anche per l’esigenza che ci si è presentata di essere più sostenibili. Qualità dell’ambiente e sicurezza del viaggio saranno le vere chiavi di volta per il nostro futuro turistico».

L’estate pazza. Dalla Cinta a Cala Brandinchi, l’estate di San Teodoro ci ha lasciato in dote le immagini di file chilometriche, spiagge affollate ben oltre il limite fisiologico. File al supermercato, per prelevare al bancomat, davanti ai parcometri e perfino per la farmacia e la guardia medica. Per non parlare dei ristoranti e dei locali frequentati dai giovani. Una saturazione umana, con l’aggravante della presenza della pandemia, seppur attenuata dalla stagione estiva, che impone riflessioni per il futuro. A cominciare dalla consapevolezza della necessità di una concezione diversa del turismo balneare. «Noi non dobbiamo allargare i parcheggi, perché le spiagge non le possiamo allargare – ha spiegato ancora la sindaca di San Teodoro –. Dobbiamo spingere il turista a guardare oltre il mare. Chi d’estate arriva a San Teodoro per trascorrere le sue vacanze non deve vedere solo il nostro mare e le nostre spiagge, ma anche altro: il parco di Punta Molara, Monte Nieddu, la laguna di San Teodoro, poi tutto il territorio: da Berchidda a Monti, da Oschiri a Ozieri, da Fonni a Bitti». «Non abbiamo scelta – aggiunge – noi le spiagge non possiamo depauperarle e con così tanto carico antropico a San Teodoro siamo arrivati a un punto di non ritorno».

I servizi. «Il turista in vacanza – dice ancora la sindaca di San Teodoro, che allarga il campo del suo discorso – cerca un viaggio sicuro per la prossima estate, vuole essere certo che ci sia un presidio medico, con assistenza sanitaria e la possibilità di fare i tamponi molecolari. Poi vuole vivere esperienze straordinarie, il che significa vedere e visitare anche il resto della Sardegna». In questo modo liberando le spiagge di San Teodoro da una pressione che rischia di compromettere la loro stessa esistenza, si potranno salvare con l’aiuto degli accessi limitati per i visitatori, grazie all’introduzione del numero chiuso.

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