Concessioni in bilico: i balneari alzano le barricate
Gli stati generali dei titolari a Cagliari alla Fiera: «Tuteliamo il nostro futuro»
CAGLIARI. Gli stati generali dei titolari delle concessioni balneari demaniali non potevano che avere questo titolo a metà fra l’amarezza e la denuncia: «Tuteliamo il nostro futuro». Un futuro che è in pericolo dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato: la proroga delle concessioni non potrà andare oltre il 31 dicembre 2023, dopo quella data ci sarà spazio solo per il mercato libero. È questo il motivo, «siamo molto preoccupati», che ha spinto la Federazione delle imprese balneari, il Sindacato dei balneari, la Federbalneari e l’Assonautica a organizzare gli stati generali a Cagliari, dalle 10.30 al Palacongressi della Fiera.
Doccia fredda. Dopo la sentenza di novembre, il mondo per i concessionari è cambiato all’improvviso. Speravano in una pronuncia dei giudici amministrativi d’appello che ammorbidisse, in qualche modo, le rigidità europee. Invece è arrivata la mazzata, con solo altri due anni di proroga per le concessioni.
Sul piede di guerra. Più volte a sentenza del Consiglio di Stato è stato definita e sconcertante dai concessionari. «I giudici – si legge in un recente comunicato delle associazioni – si sono sostituiti di fatto al legislatore. A tavolino hanno deciso una data senza tener conto del necessario equilibrio che invece sarebbe dovuto esserci tra le esigenze di garantire la concorrenza e la tutela dei diritti fondamentali degli attuali concessionari». Più volte i balneari hanno chiamato in causa anche la politica: «Non è riuscita a varare una riforma, gettando tutti noi nell’incertezza».
Il grande rischio. Fra due anni la Sardegna potrebbe diventare, hanno denunciato i balneari, terra di conquista, con l’invasione del mercato da parte di multinazionali, pronte a imporre la loro forza economica pur di ottenere le concessioni. È già accaduto in Grecia, e oggi «l’Italia potrebbe fare la stessa fine». Mentre nel frattempo Spagna e Portogallo sono riuscite a fermare le speculazioni grazie a leggi organiche sul demanio, mai contestate dall’Europa e dai tribunali.
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