L'endometriosi e la rivincita di una 29enne che ora dice: ragazze, abbiate cura di voi
Studentessa dell'IIS Giua a Cagliari, la giovane donna racconta i suoi dodici anni carichi di dolore e di esami clinici inconcludenti, di rinunce, di scuola alla fine sospesa. La svolta è arrivata ascoltando un padre che parlava dei problemi di salute della figlia
Dodici anni. Dodici anni estenuanti, carichi di dolore, di esami medici inconcludenti. È stato complicato identificare la patologia, scendere a patti con i danni causati da un riconoscimento tardivo. Ancora più doloroso è però sapere che questa situazione sia molto più comune di quanto si possa pensare: mediamente sono necessari dai sette agli otto anni, perché si arrivi a una diagnosi di endometriosi.Tanti anni sono un'immensità, specie se concentrati nell'adolescenza: se posso contare gli anni serviti per arrivare a una diagnosi, mi è ormai impossibile quantificare le esperienze perse, le occasioni mancate, la frustrazione onnipresente, gli esami medici invasivi, il dolore. Dopotutto, è questo il fulcro di tutto: il dolore.
Non parlo del dolore che, nella vita, prima o poi tutti proviamo, quel tipo di dolore che disturba le attività quotidiane ma ti permette comunque di svolgerle: no, intendo proprio un dolore lancinante, invalidante, nei casi peggiori persino costante, che ti impedisce di fare qualsiasi cosa. Affrontare da adolescente una situazione simile non è stato affatto facile, semplicemente non si hanno gli strumenti adeguati per gestire circostanze del genere. Anche la sola incertezza provata per anni è stata debilitante, perché, nonostante la consapevolezza che un simile dolore non sia affatto normale, dopo tanti esami inconcludenti accompagnati da giudizi lapidari, cominci a credere a chi ti dice che è tutto dentro alla tua testa. Nel corso del tempo gli esiti degli esami medici hanno continuato ad accumularsi, i fogli uniti a formare una pila altissima nella mia libreria, in un posto che nei miei sogni era riservato all'anatomia del Gray. Dopo essermi quasi rassegnata, è arrivata la svolta, quando ormai il dolore era diventato quotidiano e refrattario a ogni comune antidolorifico.
Capitò per caso, quando con mia madre mi recai dal medico di famiglia: mentre stavamo sedute nella sala d'attesa, un uomo cominciò a parlare con altre persone dei problemi di salute della figlia. E nominò l'endometriosi. Quell'uomo raccontò come, dopo anni di sofferenza, fosse arrivata la diagnosi, descrivendo quei sintomi che ormai mi erano comuni quanto i lineamenti del mio stesso viso. Io e mia madre ci guardammo: non servì dire nulla, era palese che la situazione fosse tristemente simile alla mia. Dal giorno cominciammo a informarci, cercando di capire in che modo si arrivasse a una diagnosi, cercando un medico da cui poter andare per provare a percorrere anche questa strada. Riuscii a farmi visitare da un medico specializzato, che finalmente riconobbe i sintomi dell'endometriosi, prescrivendomi una terapia, che purtroppo non è risolutiva; infatti l'efficacia è soggettiva e spesso sono necessari anche interventi più o meno demolitivi per recuperare la funzionalità degli organi coinvolti. Nel mio caso, dopo anni di tentativi, tra integratori e farmaci dal costo elevato, ho finalmente trovato un labile equilibrio.
Ecco quindi che mi ritrovo a scrivere questo articolo, mentre frequento la quarta liceo alla "veneranda" età di 29 anni, in una situazione che persino a me pare surreale. Così vi racconto la mia storia, sperando sia utile a qualcuno, sperando che le giovani donne di oggi e di domani non debbano soffrire come ho sofferto io e tante altre donne come me. Informiamoci, istruiamole forniamo loro gli strumenti per credere in loro stesse e non dubitare mai della validità della loro esperienza.Io ci spero, confido nella solidarietà femminile, quella che ci può portare a riconoscere il riflesso del nostro dolore negli occhi di un'altra: tendiamo la mano a questo dolore, non lasciamo che altre urla di dolore rimangano a lungo inascoltate.
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