La Nuova Sardegna

Perché i 18enni devono amare De Andrè

di Francesca Biancu

Spesso ci rifugiamo nelle canzoni per sfuggire alle cattive notizie, a volte anche prima di affrontarle, a volte dopo. Oppure siamo tristi e abbiamo bisogno di tirarci su. Si può anche ascoltare la...

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Spesso ci rifugiamo nelle canzoni per sfuggire alle cattive notizie, a volte anche prima di affrontarle, a volte dopo. Oppure siamo tristi e abbiamo bisogno di tirarci su. Si può anche ascoltare la musica per la musica in sé, per il puro piacere di farlo. Se c’è un tipo di musica che può raccogliere tutto questo insieme di emozioni è la musica d’autore e, per me, la musica di Fabrizio de André.

Faber tratta le tematiche più inimmaginabili, le sue canzoni sono realtà, sono fantasia e storia, popoli, scenari paesaggistici, natura e uomo, uomo e natura. Parla degli umili, degli emarginati, tagliati dalla società, coloro nei quali spesso possiamo ritrovarci o di cui possiamo conoscere il mondo.

Per Fabrizio esisteva una sola regola: nessuno escluso, e nella sua moltitudine di canzoni risiede l’intera umanità con tutte le facce della medaglia, i suoi pro e i suoi contro, i vizi e le virtù, la giustizia e l’ingiustizia. Ciò che è più speciale nella musica d’autore è tutta la passione in essa impressa, il coinvolgimento emotivo; è molto più di qualcosa di orecchiabile.

Consiglio de André ai sognatori, ma anche a coloro che sperano, come lui faceva, in un mondo migliore.

Un problema relativo proprio alla società di oggi è la mancanza di passione, di profondità, di apertura verso gli altri. E per altri si intende anche quei famosi emarginati, tagliati fuori per il proprio essere o per la propria occupazione, o ancora per le loro vicende tragiche, dimenticate. Faber prende spunto da tutto questo materiale lasciato in una sorta di dimenticatoio collettivo e lo mostra insieme alla sua chitarra.

Ad esempio, Via del Campo e Bocca di Rosa sono manifesti poetici che parlano delle vicende di alcune prostitute, viste negativamente dalla società. Nella Canzone di Marinella invece l’autore narra un fatto di cronaca nera, paragonabile con qualunque altro, ma reso così eterno. In Andrea si parla di un ragazzo omosessuale, in Sally di una ragazza tossicodipendente. In un intero album, l’Indiano, l’autore parla del genocidio degli Indiani d’America, e in Storia di un Impiegato affianca ad altri temi la Rivoluzione del ’68 e le sue vittime.

Questi sono alcuni dei tanti esempi, ai quali si aggiungono vere e proprie canzoni d’amore, racconti autobiografici, tesi filosofiche e storie di diverbi tra personaggi. Nonostante queste canzoni siano state composte tanti anni fa, possono ancora essere oggetto di riflessione, e fanno parte anche di quelle romantiche distrazioni che ci distaccano dalla quotidianità. Perché come dice Robin Williams in “L’attimo fuggente”: «La poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore. Sono queste le cose che ci tengono vita».

Francesca studia al Liceo Azuni di Sassari

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