Più medici per uscire dall’emergenza
Inaugurate le scuole di specializzazione, Solinas illustra le strategie della Regione
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CAGLIARI. La mancanza di medici è cronica e quindi lo era ancor prima della pandemia. «Due anni fa erano 3.809 le caselle vuote nell’organico del personale sanitario. Ora dobbiamo trovare le soluzioni a breve, medio e lungo termine per evitare che il fossato si allarghi. Siamo subito intervenuti con concorsi, selezioni e chiamate dirette, ma solo con decisioni straordinarie, soprattutto a livello nazionali, sarà possibile colmare quel vuoto. Comunque grazie all’impegno di tutti, specializzandi compresi, la Sardegna è riuscita ad affrontare in maniera ordinata la pandemia, e il nostro sistema sanitario, pur con una sofferenza enorme, non ha lasciato indietro alcun paziente». A dirlo è stato il governatore Christian Solinas alla cerimonia d’apertura delle scuole di specializzazione in Medicina, organizzata dall’associazione Dipartimento medico, nell’aula magna dell’Azienda universitaria di Cagliari.
Welcome doctor. Il battesimo dei futuri medici è stato sottolineato proprio dal titolo dell’evento cui hanno partecipato il rettore Francesco Mola, Antonio Macciò, direttore dell’Unità di ginecologia, l’assessore alla sanità Mario Nieddu e i consiglieri regionali Giorgio Oppi e Francesco Agus. In un altro passaggio del suo intervento Solinas ha sottolineato: «Il miglior investimento per il futuro della sanità sarda sono i giovani ed è su loro che puntiamo, investendo risorse ed energie. Siamo impegnati in questa strategia nella certezza che l’alta specializzazione sia la migliore garanzia per garantire ai sardi una sanità sempre più efficiente e all’avanguardia».
Il patto. «Viviamo – ha aggiunto Solinas – un tempo di profonde e rapide mutazioni epocali. La pandemia ha solo accelerato un processo che era già in corso. Dire che i sistemi sanitari sono entrati in crisi a causa del Covid non è un'affermazione scientificamente corretta». In altre parole, il sistema ha affrontato l’anno peggiore dell’emergenza sanitaria, il 2020, già zoppo proprio per la mancanza di medici e infermieri. «Se ci fosse stata una programmazione corretta a livello nazionale e regionale, sicuramente non saremmo nelle condizioni di grave carenza in cui oggi ci troviamo», ha sottolineato il governatore. Ora c’è una seconda emergenza da affrontare: come ovviare a questa emorragia. «Abbiamo di fronte una sfida complessa – ha detto il governatore – Dobbiamo combinare misure immediate con i tempi della formazione, dai 6 agli 11 anni, che ci porteranno ad avere la certezza di poter contare su quelle specializzazione operative che oggi mancano».
La strategia. Sempre per il governatore è indispensabile, come sta avvenendo, «riannodare il filo di un dialogo tra Regione e Università per costruire un nuovo sistema sanitario non solo all'altezza delle sfide dei tempi e della domanda di salute che i sardi attendono, ma anche poter scommettere con forza sulla sanità pubblica, che è un presidio irrinunciabile». Serve, a questo punto, «uno sforzo comune, libero da condizionamenti e divisioni politiche – ha concluso Solinas – per garantire quell’efficienza nei servizi di cui tutti nostri cittadini hanno diritto».
Welcome doctor. Il battesimo dei futuri medici è stato sottolineato proprio dal titolo dell’evento cui hanno partecipato il rettore Francesco Mola, Antonio Macciò, direttore dell’Unità di ginecologia, l’assessore alla sanità Mario Nieddu e i consiglieri regionali Giorgio Oppi e Francesco Agus. In un altro passaggio del suo intervento Solinas ha sottolineato: «Il miglior investimento per il futuro della sanità sarda sono i giovani ed è su loro che puntiamo, investendo risorse ed energie. Siamo impegnati in questa strategia nella certezza che l’alta specializzazione sia la migliore garanzia per garantire ai sardi una sanità sempre più efficiente e all’avanguardia».
Il patto. «Viviamo – ha aggiunto Solinas – un tempo di profonde e rapide mutazioni epocali. La pandemia ha solo accelerato un processo che era già in corso. Dire che i sistemi sanitari sono entrati in crisi a causa del Covid non è un'affermazione scientificamente corretta». In altre parole, il sistema ha affrontato l’anno peggiore dell’emergenza sanitaria, il 2020, già zoppo proprio per la mancanza di medici e infermieri. «Se ci fosse stata una programmazione corretta a livello nazionale e regionale, sicuramente non saremmo nelle condizioni di grave carenza in cui oggi ci troviamo», ha sottolineato il governatore. Ora c’è una seconda emergenza da affrontare: come ovviare a questa emorragia. «Abbiamo di fronte una sfida complessa – ha detto il governatore – Dobbiamo combinare misure immediate con i tempi della formazione, dai 6 agli 11 anni, che ci porteranno ad avere la certezza di poter contare su quelle specializzazione operative che oggi mancano».
La strategia. Sempre per il governatore è indispensabile, come sta avvenendo, «riannodare il filo di un dialogo tra Regione e Università per costruire un nuovo sistema sanitario non solo all'altezza delle sfide dei tempi e della domanda di salute che i sardi attendono, ma anche poter scommettere con forza sulla sanità pubblica, che è un presidio irrinunciabile». Serve, a questo punto, «uno sforzo comune, libero da condizionamenti e divisioni politiche – ha concluso Solinas – per garantire quell’efficienza nei servizi di cui tutti nostri cittadini hanno diritto».
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