Fiume Santo, futuro sempre più incerto
Stop al carbone e dubbi sul gas: Ep produzione non parteciperà al bando del ministero
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SASSARI. Ep produzione potrebbe non partecipare all’asta per il capacity market (remunerazione per la potenza disponibile) bandita dal ministero: le prospettive per la centrale di Fiume Santo sono del tutto incerte e questo condiziona le scelte aziendali. Si va verso la dismissione del carbone, ma sul gas le prospettive non garantiscono un volume di approvvigionamento sufficiente. È quanto emerso dal confronto tra Luca Alippi, amministratore delegato di Ep produzione, i sindacati e Confindustria.
In prospettiva 2025 le incertezze sono tante: senza il carbone la centrale dovrebbe funzionare a gas, ma la disponibilità potrebbe arrivare da una nave rigassificatore dalla capacità ridotta, mentre la bozza di decreto predisposta dal Governo per il nord Sardegna resta per ora piuttosto vaga.
In queste condizioni Ep produzione non può programmare: «Uno scenario incerto di fronte al quale l’azienda non può partecipare all’asta per il capacity market, costruendo unita turbogas che al momento dell’entrata in vigore di tale disciplina, non possano produrre per la mancanza di tale combustibile. Ovvero allo stato attuale non sussistono garanzie che i nuovi impianti turbogas che Ep vorrebbe costruire possano entrare in produzione e consentire di ammortizzare l’investimento», dice il segretario regionale di Cisal Federenergia, Franco Peana.
L’incertezza sul futuro dell’azienda si ripercuote ovviamente sui lavoratori: «Non vogliamo si vadano a precarizzare l’occupazione e le certezze per oltre 600 famiglie del nord Sardegna - prosegue Peana - che sommate con quelle del Sulcis darebbero luogo alla più grande crisi occupazionale degli ultimi anni e dell’isola. Siamo pronti a dare corso a tutte le iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, del territorio e delle istituzioni».
Il quadro generale pone quindi interrogativi pesanti sul futuro della centrale: «Stavolta, il sindacato non si scontra con una delle solite aziende in fuga dalla Sardegna o con soggetti prenditori professionisti- prosegue il segretario della Cisal -. Per la prima volta, una multinazionale estera, EP, vuole investire nel nostro territorio ma non viene messa nelle condizioni di eseguire il revamping degli impianti, poiché mancano le garanzie per il futuro funzionamento degli stessi».
In prospettiva 2025 le incertezze sono tante: senza il carbone la centrale dovrebbe funzionare a gas, ma la disponibilità potrebbe arrivare da una nave rigassificatore dalla capacità ridotta, mentre la bozza di decreto predisposta dal Governo per il nord Sardegna resta per ora piuttosto vaga.
In queste condizioni Ep produzione non può programmare: «Uno scenario incerto di fronte al quale l’azienda non può partecipare all’asta per il capacity market, costruendo unita turbogas che al momento dell’entrata in vigore di tale disciplina, non possano produrre per la mancanza di tale combustibile. Ovvero allo stato attuale non sussistono garanzie che i nuovi impianti turbogas che Ep vorrebbe costruire possano entrare in produzione e consentire di ammortizzare l’investimento», dice il segretario regionale di Cisal Federenergia, Franco Peana.
L’incertezza sul futuro dell’azienda si ripercuote ovviamente sui lavoratori: «Non vogliamo si vadano a precarizzare l’occupazione e le certezze per oltre 600 famiglie del nord Sardegna - prosegue Peana - che sommate con quelle del Sulcis darebbero luogo alla più grande crisi occupazionale degli ultimi anni e dell’isola. Siamo pronti a dare corso a tutte le iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, del territorio e delle istituzioni».
Il quadro generale pone quindi interrogativi pesanti sul futuro della centrale: «Stavolta, il sindacato non si scontra con una delle solite aziende in fuga dalla Sardegna o con soggetti prenditori professionisti- prosegue il segretario della Cisal -. Per la prima volta, una multinazionale estera, EP, vuole investire nel nostro territorio ma non viene messa nelle condizioni di eseguire il revamping degli impianti, poiché mancano le garanzie per il futuro funzionamento degli stessi».
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