La Nuova Sardegna

Viaggi dalla “zona Omicron” dubbi sul sistema dei controlli

di Antonello Palmas
Viaggi dalla “zona Omicron” dubbi sul sistema dei controlli

Una coppia sassarese sul Roma-Alghero col positivo di rientro dal Sudafrica «Possibile che abbia potuto girare l’Europa senza particolari accertamenti?»

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SASSARI. Si saprà domani se l’algherese risultato positivo al Covid dopo il rientro dal Sudafrica è stato contagiato (come si sospetta) dalla nuova variante Omicron, diventando il primo caso nell’isola. Nel frattempo i 118 passeggeri del volo “incriminato”, il Roma Fiumicino-Alghero del 28 novembre, tutti risultati negativi, attendono con impazienza il secondo tampone di controllo in programma martedì e che (in caso di negatività) darà il liberi tutti dopo una decina di giorni dal momento del possibile contatto col virus, terminato il periodo di incubazione.

E tra essi c’è chi si pone degli interrogativi sul fatto che siano state seguite tutte le procedure previste dall’ordinanza del ministro Speranza del 26 novembre proprio per alzare una barriera rispetto a chi abbia transitato nelle ultime settimane in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Malawi, Mozambico, Namibia, eSwatini. E se sì, come mai la positività del passeggero proveniente da Johannesburg non è stata scoperta in tempo utile ma solo dopo il viaggio sull’ultima tratta? Possibile che in quelle poche ore l’uomo sia passato da uno stato di negatività a risultare positivo?

Domande che si pone un professionista sassarese che vuole mantenere l’anonimato («per via del mio lavoro») e che si trovava sul Roma-Alghero con la moglie: «I controlli del green pass a Roma sono stati fatti, persino due volte, anche se poi siamo finiti ammassati nell’area dell’imbarco dato che il volo era in ritardo di circa un’ora – racconta – Ma ciò che non mi spiego è come questo signore, proveniente dal Sudafrica, passato per Amsterdam, quindi per Roma e sbarcato ad Alghero, abbia potuto viaggiare in tutti questi aeroporti senza che nessuno tenesse conto della sua provenienza. Credo che ci si sia fatti poche domande su questo aspetto, sul fatto che si possa girare per l’Europa dopo essere stati in un’area a rischio. Anche perché dal 26 era in vigore la disposizione ministeriale. A quanto mi risulta, quell’uomo avrebbe dovuto fare il tampone 72 ore prima della partenza e all’arrivo in Italia dichiarare la sua provenienza ed essere di nuovo controllato».

Di sicuro ha fatto il tampone lunedì dopo l’arrivo nell’isola. Risultando positivo al Covid: «Nel frattempo sono state esposte a potenziale rischio centinaia di persone – dice il sassarese – Se tutto è stato fatto secondo le regole, alzo le mani. Ma non vorrei che la libertà personale mia e di tante altre persone sia stata limitata solo per un eventuale mancato controllo. Lunedì e martedì, nei due giorni successivi al rientro avvenuto domenica 28 novembre, sono andato al lavoro regolarmente. Martedì sera mi è arrivata la mail che mi avvisava della situazione: nel frattempo avevo incontrato dei clienti che ho dovuto avvisare (ma che non sono tenuti a osservare alcuna misura). Il risultato è che io e mia moglie, due liberi professionisti, siamo costretti a stare rinchiusi per una decina di giorni, con grossi danni per la nostra attività, che prevede l’incontro con altre persone. Io riesco ad arrangiarmi solo parzialmente utilizzando il computer, mentre per lei è un vero guaio. E credo che ci siano anche tanti altri nella stessa situazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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