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Collu: «Ape sociale dopo 30 anni di lavoro»

Collu: «Ape sociale dopo 30 anni di lavoro»

«La crescita che anche il settore delle costruzioni sta conoscendo – ha detto la segretaria regionale Fillea Cgil Erika Collu – deve essere un'occasione per rimettere al centro il lavoro di qualità...

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«La crescita che anche il settore delle costruzioni sta conoscendo – ha detto la segretaria regionale Fillea Cgil Erika Collu – deve essere un'occasione per rimettere al centro il lavoro di qualità contribuendo a un modello di sviluppo più giusto ambie ntalmente e socialmente. Dalla precarietà alla qualità». È il concetto emerso nella sede della Cgil regionale a Cagliari dove ieri mattina si è svolta la conferenza stampa della Fillea Cgil sui criteri pensionistici che penalizzano gli edili, costretti a svolgere in età avanzata un lavoro rischioso oltre che faticoso. L’obiettivo dichiarato dalla Cgil, considerata anche la crescita di infortuni e malattie professionali, è chiedere maggiore attenzione per il futuro dei lavoratori, in particolare per quelli più anziani, nella prossima legge di bilancio. Il sindacato chiede che vengano ridotti da 36 a trenta gli anni necessari per accedere all'Ape sociale a 63 anni. E, a sostegno di questa rivendicazione, ha invitato nella sede della Cgil la presidente della Commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), cui ha chiesto Erika Collu ha presentato la proposta e, insieme alla segretaria regionale Cgil Caterina Cocco ha sollecitato l'impegno della deputata attraverso una azione politica forte per modificare l’Ape sociale a difesa dei lavoratori edili. Appello che è stato raccolto: «Occorre ridisegnare – ha detto Mura – un sistema previdenziale partendo dal presupposto che i lavori non sono tutti uguali. Siamo pronti a intervenire sulla legge di bilancio per aprire un nuovo file sulla previdenza che costituisca la base di una ripresa post pandemia».

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