L’Sos di chi rischia il posto: «Aiuti? Sì però poi il lavoro»
Dario Budroni
Federico Marongiu è tra gli assistenti di volo che potrebbero essere licenziati. 51 anni, padre di tre figli: «Il nostro futuro è diventato un vero problema»
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OLBIA. Lui si sente come in una terra di mezzo. Ha 51 anni, tre figli, è troppo giovane per andare in pensione e troppo grande per trovare facilmente un nuovo lavoro. Federico Marongiu, assistente di volo per trent’anni, sta vivendo momenti di grande paura. Le ore passano e il tempo stringe: come tutti i suoi colleghi, spera innanzitutto nella casa integrazione. «Ma sia chiaro: non deve essere uno strumento fine a se stesso. Serve per darci ossigeno, perché io voglio lavorare» sottolinea il dipendente di Air Italy. In questi giorni Federico Marongiu le ha provate tutte. Prima è volato a Bruxelles, nella sede della Commissione europea, poi, insieme ad altri colleghi, ha fatto rotta su Aiglemont, davanti ai cancelli della villa del fondatore della compagnia: il principe Karim Aga Khan.
La disperazione. Federico Marongiu è uno dei 1322 lavoratori di Air Italy che rischiano di ricevere una lettera di licenziamento per Natale, se al tavolo ministeriale di domani le cose dovessero andare male. «Questa condizione di incertezza la viviamo purtroppo da anni – racconta –. E adesso siamo arrivati a questo punto, con il futuro che diventa un vero problema, una grande incognita. L’idea di perdere il lavoro è un qualcosa di devastante. Mi trovo in una terra di mezzo, considerato che trovare un nuovo lavoro non sarà facile e che non ho neanche una prospettiva di accompagnamento verso la pensione. Ho tre figli: uno di 22 anni, uno di 18 e una di 10. Mi sento svuotato e disorientato. E purtroppo, in questa situazione, ci sono 1300 famiglie». Federico Marongiu è uno di quelli che hanno creduto nella compagnia. L’ha vista crescere e poi precipitare, fino allo schianto del febbraio 2020, quando Air Italy venne messa in liquidazione. «C’è tutto un aspetto emotivo di non poco conto – spiega l’assistente di volo –. Perché questo, per noi, non è soltanto un lavoro, ma uno stile di vita. Io ci ho sempre creduto». Anche per questo Marongiu ha partecipato al sit-in davanti alla villa del principe Aga Khan, il fondatore di Alisarda e ancora oggi azionista al 51%. «Lì abbiamo lanciato l’ultimo appello – spiega –. La scadenza si avvicina e c’è il rischio concreto di essere licenziati».
Il dio minore. I lavoratori di Air Italy vivono un senso di ingiustizia generale. Anche perché le attenzioni si sono tutte concentrate sull’ex Alitalia e sulla nuova Ita. «Inutile dire che nutro il massimo rispetto per gli altri colleghi – prosegue Marongiu, che vive a Fertilia –. Ma noi di Air Italy siamo stati totalmente dimenticati. Ci sentiamo emarginati, come se fossimo figli di un dio minore». La speranza, ora, è tutta per domani. «Spero che si mettano una mano sulla coscienza e che salvino queste 1300 famiglie – conclude l’assistente di volo –. Dopo la grande crisi, c’è sempre una ripartenza. E questo sta riguardando anche il trasporto aereo. Ci serve la cassa integrazione, del nuovo ossigeno per permetterci di continuare a vivere e di ricollocarci nel mercato del lavoro.
La disperazione. Federico Marongiu è uno dei 1322 lavoratori di Air Italy che rischiano di ricevere una lettera di licenziamento per Natale, se al tavolo ministeriale di domani le cose dovessero andare male. «Questa condizione di incertezza la viviamo purtroppo da anni – racconta –. E adesso siamo arrivati a questo punto, con il futuro che diventa un vero problema, una grande incognita. L’idea di perdere il lavoro è un qualcosa di devastante. Mi trovo in una terra di mezzo, considerato che trovare un nuovo lavoro non sarà facile e che non ho neanche una prospettiva di accompagnamento verso la pensione. Ho tre figli: uno di 22 anni, uno di 18 e una di 10. Mi sento svuotato e disorientato. E purtroppo, in questa situazione, ci sono 1300 famiglie». Federico Marongiu è uno di quelli che hanno creduto nella compagnia. L’ha vista crescere e poi precipitare, fino allo schianto del febbraio 2020, quando Air Italy venne messa in liquidazione. «C’è tutto un aspetto emotivo di non poco conto – spiega l’assistente di volo –. Perché questo, per noi, non è soltanto un lavoro, ma uno stile di vita. Io ci ho sempre creduto». Anche per questo Marongiu ha partecipato al sit-in davanti alla villa del principe Aga Khan, il fondatore di Alisarda e ancora oggi azionista al 51%. «Lì abbiamo lanciato l’ultimo appello – spiega –. La scadenza si avvicina e c’è il rischio concreto di essere licenziati».
Il dio minore. I lavoratori di Air Italy vivono un senso di ingiustizia generale. Anche perché le attenzioni si sono tutte concentrate sull’ex Alitalia e sulla nuova Ita. «Inutile dire che nutro il massimo rispetto per gli altri colleghi – prosegue Marongiu, che vive a Fertilia –. Ma noi di Air Italy siamo stati totalmente dimenticati. Ci sentiamo emarginati, come se fossimo figli di un dio minore». La speranza, ora, è tutta per domani. «Spero che si mettano una mano sulla coscienza e che salvino queste 1300 famiglie – conclude l’assistente di volo –. Dopo la grande crisi, c’è sempre una ripartenza. E questo sta riguardando anche il trasporto aereo. Ci serve la cassa integrazione, del nuovo ossigeno per permetterci di continuare a vivere e di ricollocarci nel mercato del lavoro.
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