La Nuova Sardegna

Campagna INFORMATI E SICURI 

«Non date mai nomi e password e poi attenzione alla grammatica»

CAGLIARI. La truffa prima colpisce il cuore e poi svuota il conto in banca. Tutto magari inizia magari con “Stellina” o “Il Principe” che con foto profilo di una sconosciuta modella o di un...

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CAGLIARI. La truffa prima colpisce il cuore e poi svuota il conto in banca. Tutto magari inizia magari con “Stellina” o “Il Principe” che con foto profilo di una sconosciuta modella o di un avvincente condottiero chiedono l'amicizia per iniziare a chattare. Poi magari dopo i primi contatti raccontano una storia familiare difficile, nella maggior parte dei casi piena di errori grammaticali e di sintassi (è un indicatore della truffa incombente), e chiedono ai malcapitati cuori solitari (potenziali benefattori) un aiuto. Magari per la mamma malata o la sorella scomparsa misteriosamente. Parte così la «truffa sentimentale» nella quale incappano molti italiani magari convinti di aver trovato in rete l'anima gemella. Come difendersi da questi cybercriminali del sentimento? Un aiuto arriva dalla campagna di informazione «I Navigati - Informati e Sicuri» promossa dal CERTFin con Banca d'Italia, ABI, Ivass, Banca Mediolanum, Banca Popolare del Lazio, Banca Sella, BPER Banca, Gruppo Cassa Centrale, Cassa di Ravenna, Credem, Generali, Iccrea, ING, Intesa Sanpaolo e UniCredit.

Cosa rispondere quindi a Stellina che insiste per avere il nostro indirizzo comprensivo di numero di c/c e password? Innanzitutto niente informazioni personali. Se possibile non fornire neanche il cognome (anche se le piattaforme social lo richiedono per l'iscrizione) dal quale si può facilmente risalire all'identità reale. In caso di sospetti bisogna poi partire all'attacco e cercare on line la foto profilo della sconosciuta/o. In molti casi si scoprirà che la stessa foto corrisponde a decine di profili fake e si tratta magari di un'inconsapevole ragazza che vive nella steppa a cui è stata sottratta l'identità. Ma si deve fare di più e, improvvisandosi novelli Sherlock Holmes, bisogna stare attenti sia alla grammatica sia alla sintassi dell'interlocutore, sia ad eventuali incongruità nella storia raccontata o all'abusata scusa: no, non possiamo vederci perchè la webcam non mi funziona. E soprattutto, regola delle regole, mai condividere video personali che potrebbero avere contenuti tali da essere poi usati per ricatti (il revenge porn, ad esempio, è ormai storia quotidiana).

Se poi arriva una richiesta esplicita di denaro deve scattare immediatamente il campanello d'allarme. Mai condividere, ad esempio, i propri dati bancari men che mai le chiavi d'accesso ai servizi on line. E questo perchè il rischio che si corre è assai grave: oltre ad essere derubati si può diventare complici del reato di riciclaggio. Il che tradotto in pena, come spiega agilmente il web, vuol dire la reclusione da quattro a dodici anni e multa da 5.000 a 25. 000 euro»

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