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«Sarebbe la rovina dell’allevamento»

«Sarebbe la rovina dell’allevamento»

I leader delle proteste dei pastori: «Qualcuno non vuole prezzi alti per il latte»

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SASSARI. «La proposta di permettere anche l’utilizzo di razze non autoctone per la produzione del Pecorino romano, se venisse votata in assemblea sarebbe la rovina dell’allevamento della pecora in Sardegna, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero». A dirlo sono Nenneddu Sanna e Gianuario Falchi, i leader dei pastori “senza bandiera” e delle proteste per il prezzo del latte. Secondo loro, proprio grazie a quelle lotte il Romano «ha raggiunto una notorietà impensabile con le vendite che hanno superato in maniera importante i quantitativi che prima venivano imposti dal vecchio piano di regolazione dell’offerta (bocciato dai pastori e che serviva solo a consolidare le posizioni dominanti di alcuni a scapito dell’intera filiera), tant’è che la richiesta ha spinto le quotazioni di vendita oltre i 10 euro al kg». Per Sanna e Falchi questo volo del Romano preoccupa le altre componenti che non siano i pastori perché «modifica il loro approccio tradizionale: vendo a poco, pago poco il latte, i pastori vanno in piazza e recuperano soldi pubblici». Così c’è chi rema contro perché evidentemente «un formaggio venduto a tali prezzi a qualcuno non fa comodo».

Insomma, sospettano che si punti alla sovrapproduzione per fare scendere i prezzi. Fanno notare che «in Spagna l’introduzione massiccia e incontrollata della razza Assaf stanno portando alla scomparsa delle razze locali e a problematiche alle Dop del formaggio». E si chiedono perché si sia cambiato rotta rispetto a gennaio 2019 quando «si erano raggiunti gli accordi per stipulare un patto di filiera, che tra i vari punti, all’articolo 9 prevedeva che le imprese di trasformazione si impegnassero ad approvare una modifica del disciplinare che definisse le razze autoctone da utilizzare; e al gennaio 2020, quando l’allora presidente del Consorzio annunciò alla stampa l’ok alle modifiche da parte dell’assemblea dei soci, con la riconversione entro 5 anni degli allevamenti che comprendono razze non presenti nell’elenco storico di quelle idonee».

«Ora il cambio di rotta – dicono i pastori – ma noi non ci stiamo. La strada intrapresa con la protesta del 2019 non si ferma. Non consentiremo ci siano cambi di rotta rispetto alle strategie individuate. Chiediamo a tutti i presidenti delle cooperative, che si basano quasi esclusivamente sulla produzione di Pecorino Romano, che ragionino come pastori non lasciandosi corrompere dagli industriali. E lanciano un appello «alle associazioni di categoria con la speranza che esercitino le azioni sindacali di loro competenza a difesa e tutela del mondo ovino della Sardegna». (a.palmas)

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