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Selfie, la moda può diventare ossessione

di Anna Porcheddu
Selfie, la moda può diventare ossessione

Da quando nei cellulari è presente la telecamera interna, la moda dei selfie si è sempre più diffusa. Questo segna sicuramente la svolta del mondo moderno, in cui si tende a documentare ogni aspetto...

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Da quando nei cellulari è presente la telecamera interna, la moda dei selfie si è sempre più diffusa. Questo segna sicuramente la svolta del mondo moderno, in cui si tende a documentare ogni aspetto della propria vita sui social. Senza la telecamera e il selfie non esisterebbero gli influencer, che vivono di like e commenti, ma soprattutto dell’approvazione dei propri follower. È da questo che secondo me nasce il desiderio di fare i selfie, ma anche dal poter condividere un ricordo e poterlo conservare in un archivio. Il disturbo nasce nel momento in cui una semplice foto fatta occasionalmente, diventa un’ossessione. Questo disturbo è stato riconosciuto anche dall’American Psychiatric Association, e chi ne soffre ha un desiderio ossessivo compulsivo nel pubblicare le proprie foto online. Chi ne è affetto può valutarne la gravità seguendo una scaletta: Chiunque si fotografi almeno tre volte al giorno ma non pubblica sui social è affetto da “selfitis borderline”, chi fotografa se stesso tre volte al giorno e pubblica tutte le foto, rientra nei casi di selfite acuta. Esistono poi i casi disperati di selfite cronica, che provano una voglia incontrollabile di scattarsi una foto per tutta la giornata e ne pubblicano più di sei. Questo disturbo, secondo me, va trattato come una dipendenza e curato attraverso una terapia. Ovviamente sotto la selfite c’è qualcosa di più: sofferenze nascoste o disturbi che portano alla svalutazione di se stessi e il bisogno di avere l’approvazione degli altri. Come in tutte le cose, anche la voglia di farsi un selfie, ha un suo limite, per questo non mi ritengo affetta da selfite. Non sento mai il bisogno ossessivo di farmi una foto e penso che se così fosse, dovrei chiedere aiuto. Non è un disturbo da sottovalutare, rientra comunque nella sfera dei disturbi ossessivi compulsivi, e da tale deve essere preso in considerazione.

Il gesto di fare selfie non è per forza da vedere come una brutta malattia, esistono anche dei corsi, come quelli proposti dall’Università degli Studi di Teramo, che hanno lo scopo di soffermarsi sul concetto di identità in rapporto con le nuove tecnologie informatiche. Qui si approfondiscono gli studi relativi al “rooftopping”, ovvero la mania di fotografarsi all’esterno di edifici alti e pericolosi, e il “sellotape selfie”, gli autoscatti realizzati con il nastro adesivo trasparente davanti alla telecamera che distorce i volti. In questo disturbo i genitori hanno un grande ruolo, da loro traiamo la maggiore ispirazione e sono il nostro punto di riferimento. Anche loro commettono errori a volte e, sottolineando un nostro difetto, creano grande insicurezza e mancanza di autostima che spinge a ricercare approvazione sui social. Per conquistare e mantenere l’autostima non dovremmo tenere troppo in conto il giudizio degli altri quanto lavorare su noi stessi per apparire al mondo come realmente siamo, e non quello che vorremmo dimostrare di essere.

Anna frequenta il Liceo Azuni a Sassari

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