La Nuova Sardegna

Accalcati sotto la pioggia in attesa del vaccino

di Silvia Sanna
Accalcati sotto la pioggia in attesa del vaccino

Lunga fila al freddo all’hub di Sassari: troppe richieste, il sistema annaspa

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SASSARI. Alle 11.30 sotto la grandine si riassapora quella sensazione di affollamento dimenticata negli ultimi due anni. All’ingresso dell’hub vaccinale di via Grazia Deledda a Sassari, lato via Marghinotti, è una distesa di ombrelli e di persone imbacuccate nel tentativo di proteggersi dalla pioggia e dal freddo. Tutti in fila per il vaccino Covid – terza, seconda o prima dose – ma la fila in realtà non c’é e non potrebbe esserci perché il marciapiede è stretto, la gente è tantissima, e di fronte all’ingresso non c’è un piazzale che possa accogliere le persone: c’è la strada dove passano le auto e molte hanno anche fretta. E allora l’unica soluzione è stare appiccicati, in un assembramento obbligato che va contro le regole base anti contagio. Non solo: l’attesa è lunga, gli orari non vengono rispettati e tra i pazienti in fila cresce il nervosismo. Ci sono molte persone anziane, c’è una signora che ha dolore a una gamba e vorrebbe sedersi, c’è chi tossisce e starnutisce perché fa freddo. A mezzogiorno la protesta sale di tono: «Questo posto non va bene, veniamo per vaccinarci e rischiamo di ammalarci». L’hub inaugurato poco più di un mese fa dopo la chiusura dell’altro, molto più grande alla Promocamera di Predda Niedda, viene fuori in tutta la sua inadeguatezza: il turno si aspetta in strada, lo spazio è piccolo e trovare parcheggio nei paraggi è un’impresa.

All’ingresso. Il vigilante all’ingresso divide la gente in due gruppi: «A destra quelli che hanno prenotato, a sinistra chi non ha prenotato e deve chiedere informazioni». In teoria chi ha prenotato dovrebbe avere la precedenza ma non è sempre così. «Scusi, devo fare la prima dose», dice una donna a sinistra del vigilante. «Allora passi, ha la precedenza». Tra quelli a destra, quasi tutti in attesa della seconda o terza dose, scatta la rivolta: in quella situazione, tra il freddo e il vicino che ti parla a un centimetro dalla mascherina, è difficile accettare di essere superati dai non vaccinati, che vengono fatti passare in quanto potenziali vettori del virus più di tutti gli altri. L’orologio intanto cammina e a mezzogiorno sul marciapiede c’è ancora chi aveva l’appuntamento alle 11.35. Nel frattempo qualcuno, stanco di aspettare, è andato via.

La sala d’attesa. Il secondo step, varcato l’ingresso, è nella sala d’attesa di fronte al caseggiato: una tenda sull’asfalto dove il gelo ti entra nelle ossa come prima. È piccola, ci stanno al massimo 30 persone, e lo spazio potrebbe essere almeno raddoppiato, oltre che riscaldato. Per fortuna qui l’attesa dura poco e si passa al terzo step, accettazione e vaccinazione.

Micro sala. Una volta dentro si capisce il perché delle persone fatte entrare con il contagocce: la sala è piccola, le postazioni per la vaccinazione poco più di una decina. Il personale è veloce, i medici e gli infermieri come sempre gentilissimi e rapidi e finalmente c’è un tepore che consola dopo tanto freddo.Un medico di fronte alle lamentele di un paziente scuote la testa: «È vero, questo spazio ha molti limiti soprattutto in questi giorni di grande assalto. Le vediamo le file fuori, noi facciamo il possibile per ottimizzare i tempi ma più di così non si può».

Il trasloco. L’hub di via Grazia Deledda-via Marghinotti è ospitato all’interno di un quadrilatero di palazzine di proprietà del Comune. Da metà marzo a fine ottobre la somministrazione dei vaccini è avvenuta a Predda Niedda nel capannone di Promocamera. All’azienda speciale della Camera di Commercio di Sassari Ats Sardegna ha versato – come da contratto – 114mila euro per l’allestimento dello spazio e un canone mensile di 103mila euro per l’utilizzo come hub. Il trasloco in via Grazia Deledda è avvenuto prima che il Ministero della Salute autorizzasse la terza dose dopo cinque mesi dalla seconda, creando così un ingorgo di prenotazioni inatteso: ora è evidente che il nuovo hub non ha le caratteristiche giuste per soddisfare la richiesta.

Anziani rimandati a febbraio. Proprio la sostituzione delle grandi strutture con piccoli hub, secondo le Acli è all’origine dei ritardi nella vaccinazione, con over 80 che dovranno aspettare sino a febbraio per ricevere la terza dose. «La platea dei richiedenti – dice Salvatore Sanna, responsabile Acli salute – è sempre più ampia e la scelta di abbandonare i grandi hub si sta rivelando tutt’altro che lungimirante. Ci troviamo nella paradossale situazione di avere i vaccini ma non una organizzazione che consenta di farli a chiunque ne faccia richiesta. Siamo in una fase cruciale, non possiamo permetterci battute d’arresto».

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