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Contagi in aumento, 2 morti nell’isola

La Fondazione Gimbe: a Sassari e provincia il più alto numero di casi

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SASSARI. Contagi Covid in aumento in Sardegna, dove nelle ultime 24 ore si registrano 181 casi positivi (43 in più del giorno prima), sulla base di 1965 persone testate. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 7377 tamponi per un tasso di positività del 2,4 per cento. Si registra anche il decesso di due persone: un uomo di 77 anni residente nel Sud Sardegna e un altro della provincia di Nuoro del quale non è stata resa nota l'età. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 9 (un aumento di una unità), mentre quelli in area medica sono 93 (più 4). Le persone in isolamento domiciliare sono 2954.

È in peggioramento la curva epidemiologica del Covid in Sardegna nella settimana tra l'1 e il 7 dicembre, anche se si assiste a una leggera frenata. È quanto registra la Fondazione Gimbe nel suo consueto report settimanale. I casi attualmente positivi per 100mila abitanti passano da 168 dell'ultima settimana di novembre a 190, ma con un aumento dei nuovi casi del 13,6 per cento rispetto alla settimana precedente, quando l'incremento era stato del 24. La provincia di Sassari - dove peraltro è stata riscontrata la presenza della variante Omicron - resta quella con il maggior numero di casi per 100mila abitanti (78), seguita a ruota da quella di Nuoro con 76 e dal Sud Sardegna con 72. Staccati l'Oristanese, con 59, e la Città metropolitana di Cagliari con 33. Restano sempre sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica (6 per cento) e in terapia intensiva (4).

Sul fronte vaccini, sempre la Fondazione Gimbe rivela che i sardi che hanno ricevuto le due dosi iniziali rappresentano il 78,6 per cento della popolazione residente (media italiana 77,3). A questi bisogna aggiungere un ulteriore 2,4 che ha ricevuto solo la prima dose. Tuttavia, il presidente provinciale delle Acli di Sassari e di Acli Salute Sardegna, Salvatore Sanna, lancia un allarme: «La Regione Sardegna non sembra organizzata per garantire la terza dose di vaccino anti Covid alle persone tra i 60 e gli 80 anni che sono vicine ai cinque mesi dalla somministrazione della seconda dose. Molti ci segnalano di aver prenotano tra oltre due mesi, a più di cinque mesi dalla precedente, con una copertura di anticorpi insufficiente in un momento in cui bisognerebbe vaccinare rapidamente chi lo richiede».

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