Così uguali, così diversi ma sempre tutti per uno
I maschi fanno calcio sin da bambini, una delle femmine è mamma: «Capisco la fatica di mia madre»
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OLBIA. Così uguali, così diversi. Cinque esistenze caratterizzate da una somiglianza netta ma che via via nel tempo è andata assottigliandosi. Somiglianza fisica e metaforica. È cambiato il taglio di capelli, lo stile del vestiario. Ma sono cambiate anche le abitudini, gli interessi, i progetti di vita. Luisa Merone è mamma di due bambine. La grande ha sette anni, la piccola appena dieci mesi. Ora che si trova dall’altra parte comprende bene il ruolo avuto da sua madre. «Sicuramente, specie dopo la nuova arrivata sto capendo bene cosa significhi vivere la maternità. E capisco cosa voglia dire essere madri a 360 gradi. Le mie giornate passano per gran parte del tempo fuori casa per lavoro, e cercando di trovare sempre gli incastri giusti per essere presente». La voce arriva attraverso il telefono, ma è certo che abbia fatto spallucce spiegando come sia crescere in una famiglia di gemelli. Per lei, per la sorella Argia e per i fratelli, compreso Gennaro, è stata una cosa normale sin da subito. I maschi Antonio, Cristiano e Paolo, si sono fatti conoscere sui campi di calcio. Passione che ha da subito unito loro e papà Carmine («Sono sempre andato a vederli giocare»). «Siamo cresciuti insieme nella vita e calcisticamente – racconta Paolo –. Abbiamo cominciato nella Pro Olbia, poi da lì all’Olbia calcio e successivamente ci siamo divisi». Tavolara, Porto Rotondo, Golfo Aranci, Telti, Star sport sono alcune delle squadre dove i gemelli Merone hanno militato. Non sono mai riusciti a giocare tutti e tre nella stessa, anche questa è una particolarità. Ma nelle categorie dilettantistiche dell’isola hanno saputo farsi notare per i meriti. Cristiano gioca ancora, nel Montalbo, gli altri due hanno smesso qualche anno fa. «Io sono centrocampista – così Paolo Merone descrive sé e i fratelli –. Antonio anche, ma prima giocava come attaccante. Cristiano invece è un jolly, prevalentemente difensore». Hanno cominciato insieme all’età di 7 anni, e poi ognuno ha seguito la propria strada.
Di "gemelli" nel calcio sono diventati noti quelli "del gol", la coppia Vialli-Mancini alla Sampdoria. Nessuna somiglianza, si giocava sull'affiatamento della coppia di attaccanti. Ma qui i gemelli dietro al pallone sono ben tre, e lo sono nel dna. (p.a.)
Di "gemelli" nel calcio sono diventati noti quelli "del gol", la coppia Vialli-Mancini alla Sampdoria. Nessuna somiglianza, si giocava sull'affiatamento della coppia di attaccanti. Ma qui i gemelli dietro al pallone sono ben tre, e lo sono nel dna. (p.a.)
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