Pecorino romano «No alle pecore d’importazione»
SASSARI . La precisazione era dovuta, anche per spegnere le polemiche nate dopo la definizione di un nuovo disciplinare di produzione del Pecorino romano Dop e sulle razze ovine da autorizzare per la...
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SASSARI . La precisazione era dovuta, anche per spegnere le polemiche nate dopo la definizione di un nuovo disciplinare di produzione del Pecorino romano Dop e sulle razze ovine da autorizzare per la trasformazione. Confagricoltura, Cia, e Copagri riconfermano di essere favorevoli all’indicazione delle sole razze autoctone storiche delle aree di produzione: Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto: «Il richiamo al legame con il territorio, alla valorizzazione delle nostre specificità, erano e sono le basi per la difesa di un formaggio unico e peculiare, conosciuto fin dai tempi dei romani. Non è stata mai espressa, né recentemente e né nel passato, la volontà di favorire l’ingresso e lo sviluppo in Sardegna di razze estere, ad allevamento intensivo, il cui latte manca di quelle caratteristiche qualitative e specifiche che ha invece il latte delle razze autoctone. Tale posizione, insieme alle altre osservazioni che si aggiungeranno quando saremo in possesso delle proposte approvate dal Consorzio di tutela del Pecorino romano, se mai ce le vorrà fornire, saranno poi avanzate al ministero delle Politiche agricole. Pertanto, nessuna tolleranza, verso l’utilizzo di latte proveniente da razze non storiche, che era stata richiamata in termini “accidentali” (accidentale significa casuale, fortuita, per errore)». Secondo la proposta avanzata da una componente del Consorzio (una tolleranza del 10%) «significherebbe consentire l’utilizzo di 20 milioni di litri di latte: ipotesi assolutamente inaccettabile».
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