«Sì al bonus nascite, ma servono i servizi»
di Silvia Sanna
Le reazioni delle sindache: «Si svuotano anche centri più grossi, la platea va allargata»
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SASSARI. Un bonus per ogni bambino nato, adottato o in affido preadottivo: 600 euro al mese sino al compimento del quinto anno del piccolo, a patto che la famiglia risieda o trasferisca la residenza in un Comune sotto i 3mila abitanti. Niente bonus per chi vive in centri più grandi. È una delle principali misure previste dalla Giunta in Finanziaria per tentare di arginare lo spopolamento: un incentivo alle famiglie perché si amplino e decidano di mettere radici là da dove solitamente vanno via, in cerca di servizi e opportunità che spesso nei piccoli centri mancano e che per questo si svuotano. Ma non solo quelli con meno di meno tremila abitanti: lo spopolamento aggredisce anche centri più grossi, soprattutto nelle aree montane e rurali, e il calo delle nascite è un dramma che riguarda l’intera isola, che ha il più basso indice di natalità in Italia: neanche un figlio per donna. La Regione si concentra sul tema spopolamento e lo fa partendo dai Comuni più piccoli. Dice Stefania Piras, sindaca di Oniferi, 900 abitanti: «Mi sembra una cosa importante ma si dovrebbe pensare a tutti i territori che si stanno spopolando, che non hanno necessariamente meno di 3000 abitanti. E poi la misura va integrata con interventi di contrasto all'emergenza abitativa: questo significa non finanziare nuove case popolari ma favorire il recupero di quelle disabitate, soprattutto nei centri storici. Non solo: i bambini dovrebbero frequentare le scuole (se ci sono) nei paesi in cui risiedono, solo così la vita si rianima». In ogni caso ben venga il bonus: «Noi lo abbiamo istituito nel 2013 e oggi abbiamo una media di 14 nascite all’anno, quella regionale è di 6 ogni 1000 abitanti. Per questo penso che la Regione debba allargare la platea a tutti i centri in cui la natalità è in forte calo». E poi l’intervento va accompagnato con altre misure indispensabili «per ottenere una vera inversione di rotta. Ben venga il contributo alle famiglie – dice Paola Casula, sindaca di Guasila (circa 2500 abitanti) e rappresentante dell’Anci regionale e nazionale – ma bisogna eliminare divari come quello digitale e garantire servizi in ogni comunità, come il medico di base, la scuola, trasporti adeguati. Altrimenti la gente continuerà ad andare via». Dai micro, dai piccoli e dai Comuni più grandi, come dice Manuela Pintus, sindaca di Arborea, comune «che in 8 anni ha perso il 5% della popolazione. Secondo l’ultimo dato Istat siamo 3826». Dunque le famiglie di Arborea non avranno il bonus della Regione. «Mi spiace perché il fenomeno dello spopolamento riguarda anche noi e tanti altri “comuni meno densamente abitati”, come ci definì il presidente della Repubblica Mattarella. Penso che poteva essere fatto uno sforzo in più comprendendo tra i beneficiari tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti. Se poi prendiamo in considerazione la denatalità, allora è chiaro che nessuno può essere escluso, perché riguarda tutti». In questa direzione si muove il bonus statale che sarà erogato da gennaio: ne usufruiranno tutte le famiglie, in proporzione al reddito, dal settimo mese di gravidanza ai 21anni del figlio, così da sostenerlo nella crescita e negli studi sino a quando sarà in grado di camminare da solo.
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