Il bilancio della Regione, la galassia degli enti costa un miliardo l’anno
di Umberto Aime
Il 10 per cento della Finanziaria copre le spese vive di questo mondo parallelo
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Un miliardo più qualche milione. È il 10 per cento di qualunque Finanziaria. Sono le spese fisse in carico alla Regione per riempire le casse di un mondo parallelo, dove buona parte delle società sono indispensabili, erogano servizi, ma esiste anche tanto superfluo. È quello delle partecipate, 19, degli enti vigilati, 38, e di nove fondazioni. L’ammontare è una delle voci più pesanti nell’ultimo bilancio consolidato della “macchina regionale”, e che di recente è stato commentato così dalla Corte dei conti: «Continua a essere difficile ricostruire la mappa, compresa l’entità della spesa finora sostenuta per il funzionamento del sistema». Diverse società, consorzi e agenzie sono ancora in ritardo nei bilanci, oppure alle prese con procedure lunghissime di liquidazione.
Le società partecipate. Nel 2020 la Regione ha trasferito in 19 bilanci quasi 235 milioni, ma sono aumentati di altri cinque nell’anno in corso, con il battesimo della «Opere e infrastrutture della Sardegna», la ventesima. A guidare la lista delle partecipate è l’Arst, controllata al 100 per cento, con 149 milioni ricevuti e 80mila di utile, ma quattro anni fa era in rosso per 9 milioni. Tutto al netto dei finanziamenti per svecchiare oltre il 50 per cento del parco mezzi: ben 483 autobus su oltre 800 erano immatricolati prima del 2007. Al secondo posto, l’Igea: è il grande contenitore che, nel 1998, ha assorbito la gloriosa «Società italiana miniere» del secolo scorso. Nel 2020 ha avuto in dote 32 milioni, per «ridare un futuro turistico alle gallerie scavate nell’Ottocento», ma è ancora alle prese con la gestione di un patrimonio immenso e troppe bonifiche complicate. A chiudere i primi tre posti è la Sfirs, con 19 milioni ricevuti e una perdita secca di otto abbondanti, ma dopo aver rigirato alla casa madre un bel po’ dell’ attivo per far fronte in contanti all’emergenza Covid. Poi ci sono i nove milioni incassati da Sardegna.it, fornitrice diretta di software, e intorno ai tre dalla Carbosulcis, che dal carbone è passata alla produzione dell’alga spirulina. Ancora: i due milioni versati ad Abbanoa, dove la Regione continua a essere socio di maggioranza, nonostante da tempo le abbiano ordinato di trasferire ai Comuni tutte le azioni. Infine ci sono gli spiccioli, sempre intorno ai 100mila euro, per le società in liquidazione o in cordato preventivo, ma dall’agonia senza fine.
La galassia degli enti. Al netto della sanità sono 37: dalle agenzie agricole ai consorzi industriali, da Forestas all’Istituto etnografico, c’è proprio di tutto. È proprio Forestas, con 176 milioni, a incassare la fetta più grande dei 758 milioni trasferiti ogni anno dalla Regione agli enti pubblici vigilati. Con in più la novità che il personale di Forestas è passato abbastanza di recente nell’organico dei dipendenti regionali e quindi presto cambieranno gli equilibri contabili con la casa madre. Anche se alla fine sono le tre agenzie agricole – Argea, Laore e Agris – a sbaragliare la concorrenza con 209 milioni in totale. Al terzo posto, l’agenzia per il lavoro, l’Aspal, con 113 milioni, seguita da una decina di Consorzi industriali, con una dotazione superiore ai 65 milioni l’anno, e quelli per le bonifiche, 52 milioni. Poi l’Arpas, controlli ambientali, l’Enas, sistema idrico, «Sardegna ricerche» e l’Ersu di Cagliari, con oltre 20 milioni a testa. Appena sopra i 10 Area, edilizia pubblica, e l’Ersu di Sassari. Sotto i cinque, l’Istituto etnografico e l’Agenzia sarda delle entrate. Un discorso a parte meritano i consorzi delle zone industriali: sono sei e tutti in liquidazione, ma continuano a incassare 14 milioni l’anno.
Le fondazioni. Sono intitolate a indimenticabili protagonisti della creatività: Giorgio Asproni, Giuseppe Dessì, Maria Lai, Salvatore Cambosu, Maria Carta, Andrea Parodi e Costantino Nivola. Sono enti privati vigilati: la Regione li sostiene con un milione mezzo in tutto per valorizzare l’opera dell’artista celebrato. Più i due milioni girati alla «Sardegna Film commission» e gli 8,6 consegnati nelle mani del Teatro lirico di Cagliari. L’unica a essere rimasta all’asciutto, nel 2020, è stata la Fondazione per i Giganti di Mont’e Prama, ma solo perché l’atto costitutivo risale a pochi mesi fa.
Le società partecipate. Nel 2020 la Regione ha trasferito in 19 bilanci quasi 235 milioni, ma sono aumentati di altri cinque nell’anno in corso, con il battesimo della «Opere e infrastrutture della Sardegna», la ventesima. A guidare la lista delle partecipate è l’Arst, controllata al 100 per cento, con 149 milioni ricevuti e 80mila di utile, ma quattro anni fa era in rosso per 9 milioni. Tutto al netto dei finanziamenti per svecchiare oltre il 50 per cento del parco mezzi: ben 483 autobus su oltre 800 erano immatricolati prima del 2007. Al secondo posto, l’Igea: è il grande contenitore che, nel 1998, ha assorbito la gloriosa «Società italiana miniere» del secolo scorso. Nel 2020 ha avuto in dote 32 milioni, per «ridare un futuro turistico alle gallerie scavate nell’Ottocento», ma è ancora alle prese con la gestione di un patrimonio immenso e troppe bonifiche complicate. A chiudere i primi tre posti è la Sfirs, con 19 milioni ricevuti e una perdita secca di otto abbondanti, ma dopo aver rigirato alla casa madre un bel po’ dell’ attivo per far fronte in contanti all’emergenza Covid. Poi ci sono i nove milioni incassati da Sardegna.it, fornitrice diretta di software, e intorno ai tre dalla Carbosulcis, che dal carbone è passata alla produzione dell’alga spirulina. Ancora: i due milioni versati ad Abbanoa, dove la Regione continua a essere socio di maggioranza, nonostante da tempo le abbiano ordinato di trasferire ai Comuni tutte le azioni. Infine ci sono gli spiccioli, sempre intorno ai 100mila euro, per le società in liquidazione o in cordato preventivo, ma dall’agonia senza fine.
La galassia degli enti. Al netto della sanità sono 37: dalle agenzie agricole ai consorzi industriali, da Forestas all’Istituto etnografico, c’è proprio di tutto. È proprio Forestas, con 176 milioni, a incassare la fetta più grande dei 758 milioni trasferiti ogni anno dalla Regione agli enti pubblici vigilati. Con in più la novità che il personale di Forestas è passato abbastanza di recente nell’organico dei dipendenti regionali e quindi presto cambieranno gli equilibri contabili con la casa madre. Anche se alla fine sono le tre agenzie agricole – Argea, Laore e Agris – a sbaragliare la concorrenza con 209 milioni in totale. Al terzo posto, l’agenzia per il lavoro, l’Aspal, con 113 milioni, seguita da una decina di Consorzi industriali, con una dotazione superiore ai 65 milioni l’anno, e quelli per le bonifiche, 52 milioni. Poi l’Arpas, controlli ambientali, l’Enas, sistema idrico, «Sardegna ricerche» e l’Ersu di Cagliari, con oltre 20 milioni a testa. Appena sopra i 10 Area, edilizia pubblica, e l’Ersu di Sassari. Sotto i cinque, l’Istituto etnografico e l’Agenzia sarda delle entrate. Un discorso a parte meritano i consorzi delle zone industriali: sono sei e tutti in liquidazione, ma continuano a incassare 14 milioni l’anno.
Le fondazioni. Sono intitolate a indimenticabili protagonisti della creatività: Giorgio Asproni, Giuseppe Dessì, Maria Lai, Salvatore Cambosu, Maria Carta, Andrea Parodi e Costantino Nivola. Sono enti privati vigilati: la Regione li sostiene con un milione mezzo in tutto per valorizzare l’opera dell’artista celebrato. Più i due milioni girati alla «Sardegna Film commission» e gli 8,6 consegnati nelle mani del Teatro lirico di Cagliari. L’unica a essere rimasta all’asciutto, nel 2020, è stata la Fondazione per i Giganti di Mont’e Prama, ma solo perché l’atto costitutivo risale a pochi mesi fa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
