Assolto Ugo Cappellacci 7 anni e mezzo a Simeone
di Mauro Lissia
Il fatto non sussiste in Appello anche per l’avvocato civilista Dionigi Scano Accuse prescritte e cadute per gli altri sette imputati condannati in primo grado
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CAGLIARI. Per Ugo Cappellacci l’incubo giudiziario legato alla bancarotta originata dal fallimento della Sept è finito: a circa vent’anni dai fatti e a cinque dalla sentenza di condanna a due anni e mezzo di reclusione incassata in tribunale il 28 settembre 2016, la Corte d’Appello presieduta da Giovanni Lavena l’ha assolto perché il fatto non sussiste dall’unica imputazione che gli era costata il processo, la bancarotta per dissipazione. Assolti dallo stesso reato, riferito all’acquisto dell’azienda Simeone srl nel 2001, l’avvocato civilista Dionigi Scano, Luigi Simeone, Maria Simeone e l’ex sindaco di Carloforte e patron della Sept - un’azienda che produceva vernici - Marco Simeone, la cui posizione risulta alleggerita da alcune prescrizioni e dall’assoluzione per otto dei capi d’imputazione sui ventisei contestati. Lo sconto di pena c’è ed è sensibile: da nove a sette anni e mezzo, con il probabile ricorso per Cassazione che terrà chiuse per lui le porte del carcere, dove ha trascorso dieci mesi fra cella e custodia domiciliare nella fase istruttoria del processo, a ottobre del 2012. Cappellacci - difeso da Guido Manca Bitti come Scano e gli altri parenti dell’ex patron di Sept Italia - chiude invece senza macchia un procedimento in cui ha svolto un ruolo di comprimario: a metterlo nei guai è stato un brevissimo periodo in cui ha esercitato una carica sociale secondaria per aiutare l’amico Simeone, come Scano. Cancellata quell’accusa, la Corte d’Appello ha azzerato la parte di capo d’imputazione che riguardava l’ex presidente della Regione e l’avvocato: «In questo momento il primo pensiero va al mio avvocato, Guido Manca Bitti, grandissimo professionista e persona speciale - ha detto Cappellacci dopo la lettura del dispositivo - poi alla mia famiglia, agli amici ed a tutti coloro che hanno creduto in me. Pur non potendo cancellare anni di sofferenze e fango sono felice perché grazie a giudici seri ed imparziali in questo paese si può ancora avere giustizia».
Gli imputati erano dieci e nel complesso l’impianto accusatorio, ribadito dal pg Sergio De Nicola nella sua requisitoria, ha tenuto solo in parte. Se la colpevolezza di Marco Simeone viene confermata dai giudici di secondo grado, la prescrizione ha spazzato via le accuse che Oscar Gibillini aveva pagato con un anno di carcere come Antonello Melis, Elisabetta Morello e Riccardo Pissard, imputati di bancarotta semplice impropria. Mentre Luigi Simeone e Maria Simeone sono stati assolti - quattro anni in primo grado - perché il fatto non sussiste dall’accusa di bancarotta per dissipazione relativa a diverse aziende della galassia Sept. Assolto infine perché il fatto non costituisce reato Stefano Fercia, difeso da Massimiliano Ravenna, dall’accusa di bancarotta per distrazione e perché il fatto non sussiste da un’altra imputazione analoga, accuse che gli erano costate due anni di reclusione.
Il personaggio centrale della vicenda è Simeone: è lui per l’accusa ad aver manipolato i conti e le operazioni finanziarie dell’azienda di vernici, in un intreccio di operazioni illegali destinate a mascherare e alterare lo stato finanziario dell’azienda portandola al fallimento. A Cappellacci il pm aveva contestato l'accusa di bancarotta fraudolenta per aver firmato come consigliere delegato della Sept, il 28 dicembre 2001, l'atto d'acquisto della società Simeone srl senza l'autorizzazione del cda in base a una delega che l’accusa considerava generica e in contrasto con l'impostazione della società, la cui assemblea qualche anno prima - il 16 aprile 1999 - aveva certificato come l'isola di San Pietro non fosse strategica per il business aziendale. Secondo il pm quell'atto, firmato anche dall'altro consigliere delegato Dionigi Scano, configurava «un evidente conflitto di interessi perché i proprietari della Simeone srl erano anche soci e amministratori di Sept e si sarebbero dovuti chiedere se l'operazione fosse conveniente».
Gli imputati erano dieci e nel complesso l’impianto accusatorio, ribadito dal pg Sergio De Nicola nella sua requisitoria, ha tenuto solo in parte. Se la colpevolezza di Marco Simeone viene confermata dai giudici di secondo grado, la prescrizione ha spazzato via le accuse che Oscar Gibillini aveva pagato con un anno di carcere come Antonello Melis, Elisabetta Morello e Riccardo Pissard, imputati di bancarotta semplice impropria. Mentre Luigi Simeone e Maria Simeone sono stati assolti - quattro anni in primo grado - perché il fatto non sussiste dall’accusa di bancarotta per dissipazione relativa a diverse aziende della galassia Sept. Assolto infine perché il fatto non costituisce reato Stefano Fercia, difeso da Massimiliano Ravenna, dall’accusa di bancarotta per distrazione e perché il fatto non sussiste da un’altra imputazione analoga, accuse che gli erano costate due anni di reclusione.
Il personaggio centrale della vicenda è Simeone: è lui per l’accusa ad aver manipolato i conti e le operazioni finanziarie dell’azienda di vernici, in un intreccio di operazioni illegali destinate a mascherare e alterare lo stato finanziario dell’azienda portandola al fallimento. A Cappellacci il pm aveva contestato l'accusa di bancarotta fraudolenta per aver firmato come consigliere delegato della Sept, il 28 dicembre 2001, l'atto d'acquisto della società Simeone srl senza l'autorizzazione del cda in base a una delega che l’accusa considerava generica e in contrasto con l'impostazione della società, la cui assemblea qualche anno prima - il 16 aprile 1999 - aveva certificato come l'isola di San Pietro non fosse strategica per il business aziendale. Secondo il pm quell'atto, firmato anche dall'altro consigliere delegato Dionigi Scano, configurava «un evidente conflitto di interessi perché i proprietari della Simeone srl erano anche soci e amministratori di Sept e si sarebbero dovuti chiedere se l'operazione fosse conveniente».
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