Viaggio da incubo, la testimone: «Non possiamo pagare un biglietto per prendere sempre degli schiaffi»
Cagliari-Porto Torres in sette ore, quanto un volo da Roma a New York
SASSARI. Cagliari-Porto Torres in sette ore, quanto un volo da Roma a New York. Un viaggio in treno da dimenticare, l’ennesimo disservizio di Trenitalia. In Sardegna fate prima a fare una maratona a piedi. Avevo una riunione e lunedì scorso ho pensato di fare Sassari-Cagliari in treno. Trovo (stranamente) parcheggio nei pressi della stazione e parto. Puntuale, il capotreno controlla i biglietti (non il Greenpass, non è previsto); salgo su quello che pomposamente viene chiamato vagone. Mancanza di igiene o sovraffollamento: è sempre così. Tre ore di binario e si arriva puntuali a Cagliari. Si fa la riunione e si torna in stazione per ripartire.
Non immagini cosa ti aspetta. Il ritorno è un viaggio da incubo. Dalle 14 passeggeri ammassati in anticipo davanti alle porte chiuse dei tre vagoni al binario 6 della stazione di Cagliari. Alle 14.35 una addetta Rfi informa che il treno è guasto. Non parte. Si cercano i pullman. Ci faranno sapere. La folla si dirada, in pochi aspettiamo novità. Non si vede nessuno per dare indicazioni. Alla fine, verso le 15, decido di chiedere almeno in biglietteria. In stazione non ci sono addetti. La bigliettaia fa sapere che ci sarà un pullman e mi indica la fermata. La raggiungo. L’autista non sembra contento di questo viaggio, il suo lavoro lo porta solitamente a fare brevi tragitti. Avverte che deve fermarsi in tutte le stazioni previste dal programma ferroviario. Una decina. Nuovo scoramento. Ma poiché il pullman non va sulle rotaie, deve lasciare la Statale e addentrarsi nei paesi per raggiungere le stazioni. San Gavino, Marrubiu, Abbasanta, Oristano. Qualcuno scende dal pullman, nessuno sale.
L’autista va, non conosce bene le strade, ma per fortuna sul pullman viaggia un autista dell’Arst in pensione che dà indicazioni, ma quando il “fortunato” arriva a destinazione e scende dal mezzo, ci si affida al navigatore satellitare che, in prossimità di Chilivani, ci accompagna davanti a un ponticello sotto il quale il mezzo non passa. E allora, pian pianino, quando ormai è buio pesto, il pullman fa retromarcia. All’interno, qualche passeggero invoca una fermata per trovare un bagno almeno in un bar, un bambino (paziente e bravissimo, in verità) non regge le curve e dà di stomaco con i genitori che fanno di tutto per evitare di sporcare.
Intanto, si fanno battute per rompere il nervosismo e la stanchezza, ma ormai sono trascorse oltre quattro ore dalla partenza e la pazienza comincia a mancare, quando l’autista ricorda che il tachigrafo lo obbligherà a fermarsi per 45 minuti, dopo 4 ore e mezzo di lavoro.E così, nel famoso “a Chilivani si cambia”, ci si ferma per sgranchirsi le gambe e qualche passeggero finalmente riesce a conquistare un wc. Nel frattempo, si intrecciano le telefonate di parenti: veniamo a prendervi, no tra poco ci muoviamo. Forse ci fermiamo a Ploaghe, forse no. Vediamo cosa dice l’autista”. Ma all’autista hanno dato una tabella, non può tagliare alcuna stazione, anche se nessuno deve scendere o salire. Non scende né sale nessuno. Occorrono parecchi minuti per fare manovra e uscire dal piazzale della stazione. Siamo finalmente diretti verso Sassari e si solleva il vocio per consigliare il miglior ingresso della città che porti alla stazione. Stavolta il navigatore ci azzecca e arriviamo in piazza Stazione alle 21.14. Esausti, mettiamo piedi in terra, in una piazza poco accogliente, buia, devi attraversare uno spiazzo brullo, sporco, con gradini rotti, un mare di foglie.
E intanto il pullman scarica passeggeri e bagagli poi riparte alla volta delle due stazioni di Porto Torres e Porto Torres marittima. Nessun passeggero deve imbarcarsi su navi: avrebbe dovuto imparare a nuotare.
Mi sento offesa. Sembra che i sardi possano essere trattati con disprezzo, perché di certo non esiste il rispetto. Treni vecchi, maleodoranti, sovraffollati e spesso in ritardo o addirittura cancellati. Quello di lunedì è stato l’ennesimo disservizio di Trenitalia. Purtroppo ho avuto esperienze negative in altre occasioni. Perché spostarsi in treno può essere agevole, ecologico ed economico. Ma non possiamo pagare un biglietto per prendere sempre schiaffi, da Trenitalia, dalla Regione e dallo Stato.
*giornalista
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