La ministra Carfagna: "Procedure più snelle in Sardegna col modello Genova"
La responsabile delle Politiche per il Sud spiega quali sono gli strumenti a disposizione dell'isola per superare il grave ritardo infrastrutturale
SASSARI. Sud e coesione territoriale. Già nel nome del ministero è contenuta la sua missione: recuperare il divario tra settentrione e meridione e porre rimedio alle disparità che possono creare tensioni sociali. La Sardegna, come gran parte del sud, vive questo divario dalla parte dei più poveri, ma le politiche europee di rilancio possono essere un'opportunità importante. La ministra del Sud, Mara Carfagna, in questa intervista parla delle misure previste e di come l'isola e il Mezzogiorno d'Italia dovrebbero muoversi per sfruttare l'opportunità.
Ministra Carfagna, Pnrr e Piano complementare potranno realmente contribuire a colmare o ridurre il divario tra la Sardegna e altre zone del paese?
«Le misure sono state studiate esattamente in questa direzione. E se al Sud è stata assegnata una quota di fondi, il 40 per cento, superiore alla sua popolazione e al suo Pil, è proprio per aggredire con energia ciò che io chiamo "divario di cittadinanza": il dislivello ormai intollerabile tra italiani del Nord e del Sud nell'accesso ai diritti costituzionali».
Il ministero delle Infrastrutture ha precisato alla Nuova il dettaglio di tutti gli interventi nell'isola. Ma c'è chi ritiene che la percentuale di risorse sia comunque insufficiente.
«Non bisogna mai dimenticare che le norme europee obbligano a finanziare con i Piani di Ripresa solo gli interventi realizzabili in 5 anni: questa ha rappresentato una oggettiva limitazione per interventi in aree come la Sardegna dove i ritardi infrastrutturali sono enormi e certo non possono essere affrontati entro scadenze così brevi. Comunque, tra risorse Pnrr e Fondo complementare, l'Isola beneficerà di circa 1,3 miliardi di euro di investimenti su rete ferroviaria, porti, aree retroportuali, rigenerazione urbana e ciclovie. Il vero problema, adesso, è spenderli bene e nei tempi previsti, altrimenti saranno persi».
La Sardegna ha un ritardo storico sul piano delle infrastrutture, ma non sembra che, almeno con i fondi del Pnrr, la situazione possa cambiare.
«La scommessa che abbiamo fatto come governo è costruire al Sud e nelle Isole, nei prossimi cinque anni, un ambiente più favorevole all'impresa e agli investimenti per attrarre capitali, nuove attività economiche e fermare la fuga dei giovani più qualificati. Insomma, avviare un percorso virtuoso di sviluppo. Al lavoro sulle infrastrutture vanno sommati gli altri interventi di Quota 40 per cento. Una stima di massima basata sulla popolazione residente ci dice che andranno alla Sardegna 140 milioni per nuovi asili e scuole materne; 130 milioni per l'assistenza domiciliare e telemedicina; 180 milioni per le reti idriche. Sono solo esempi del grande volano economico e sociale rappresentato dal Pnrr, a cui andranno aggiunte le risorse del ciclo 2021-2027 dei fondi europei per la coesione».
Rispetto delle scadenze: la macchina burocratica, anche a livello periferico, sarà all'altezza dell'impegno richiesto?
«È stata la nostra grande preoccupazione, da subito. Il concorso Sud, con i suoi 2800 posti a bando, è stato lanciato prima ancora che fosse depositato il Pnrr: porterà entro primavera tecnici ed esperti in tutte le amministrazioni del territorio, a cui si aggiungeranno 400 risorse assicurate dalla Funzione pubblica. Abbiamo ascoltato i sindaci, e introdotto altre misure di sostegno. Ci sono 161 milioni per consentire a città metropolitane e Comuni sotto i 30mila abitanti di dotarsi di un parco progetti. C'è la facoltà di assumere professionisti esterni con oneri a carico dei progetti, o di stipulare convenzioni con società di servizio in house. C'è la possibilità, per le Regioni, di riprogrammare i Piani operativi complementari allo scopo di fornire finanziamenti per l'assistenza tecnica. E se servirà altro, lo metteremo in campo. I miei uffici sono al lavoro in questi giorni per reperire risorse utili ad aumentare il numero dei "rinforzi" da inserire nelle amministrazioni locali».
Lo snellimento delle procedure può portare con sé il rischio di irregolarità?
«Abbiamo un modello importante da replicare, il Modello Genova. Ci ha dimostrato che, spesso, sono le procedure "complicate" a produrre irregolarità e talvolta corruzione, mentre più chiare sono le norme, più snelli i passaggi, meno zone d'ombra ci sono: ed è nelle zone d'ombra che si annidano i problemi di legalità».
Qual è il livello di dialogo con la Regione Sardegna?
«Ottimo, non solo c'è ascolto ma anche confronto sulle criticità e ricerca di soluzioni condivise. Le Regioni del Sud sono interlocutori essenziali per il buon esito del mio lavoro da ministro, e ne ho tenuto conto fin dall'inizio. La mia prima iniziativa dopo l'insediamento, nella fase di elaborazione del Pnrr, è stata la due giorni "Sud, progetti per ripartire", aperta dal premier Mario Draghi con interventi di tutti i presidenti di Regione. È stata molto utile e anche per questo ho organizzato nei giorni scorsi "Uniamo l'Italia". Bisogna decidere sul nuovo ciclo di programmazione dei Fondi di sviluppo e coesione, la voce dei territori è essenziale per prendere decisioni eque, efficaci e pragmatiche».
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