La sanità divorerà oltre quattro miliardi
Il 45% delle entrate sarà speso per coprire i costi del sistema
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CAGLIARI. Mercoledì comincerà la sessione di bilancio in Consiglio regionale. Nonostante gennaio finirà per essere un mese di esercizio provvisorio, la Finanziaria 2022 è stata sdoganata. Dopo averla approvata una settimana fa, la Giunta, in particolare l’assessore Giuseppe Fasolino, l’ha consegnata nelle mani dei partiti di maggioranza e minoranza. Nel centrodestra c’è chi ha esultato sin da subito: «È la nostra prima Finanziaria politica, dopo due anni marchiati a fuoco dalla pandemia». Le opposizioni hanno replicato: «È un documento che andrà letto dalla prima all’ultima riga, per capire bene come saranno spesi e investiti i miliardi annunciati». Chissà come alla fine la legge uscirà dall’Aula, a ridosso di febbraio, dopo essere stata riveduta e corretta. Di sicuro gli emendamenti lasceranno un segno indelebile.
La sanità. Si sa già che dei previsti 9,5 miliardi, a tanto ammontano le entrate, al netto dei Fondi europei e del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il 45 per cento sarà divorato dalla sanità in senso lato, servizi sociali compresi. Sono poco più di 4 miliardi, che scendono a 3,7 se invece la spesa è ristretta al sistema sanitario classico: Ares, Asl, ospedali, acquisto farmaci, ambulatori, medici e infermieri. Rispetto a due anni fa, l’unico raffronto possibile è infatti con il bilancio 2020, l’incremento della spesa dovrebbe crescere di tre punti, passando dal 36 al 39 per cento. È possibile che, nella previsione, l’assessorato al bilancio abbia tenuto conto anche di quali potrebbero continuare a essere gli effetti negativi scatenati sul lungo periodo dall’emergenza Covid.
Le missioni. La Giunta ha fatto sapere, qualche giorno fa, che le strategie saranno soprattutto due: combattere lo spopolamento e rilanciare la competitività dell’economia, che nel 2022 dovrebbe rifiatare, almeno stando alle previsioni. Esclusi i servizi generali e di gestione, sono le cosiddette spese correnti e la sanità, sul tappeto dovrebbero esserci poco più di 4 miliardi sempre al netto dei Fondi europei e del Pnrr. Agli enti locali, con in testa i Comuni, andrà un miliardo abbondante, a cominciare dai 600 milioni del Fondo unico fino ai 25 per ripianare gli squilibri di bilancio. È evidente, però, che i piccoli Comuni saranno protagonisti anche nella spesa dei bonus bebè (600 euro al mese fino ai 5 anni d’età), del contributo straordinario a fondo perduto per ristrutturare la casa (massimo 15mila euro) e degli incentivi destinati alle imprese che apriranno i battenti nei territori svantaggiati, dai 15mila ai 20mila euro, oppure quelle esistenti avranno a disposizione uno sconto del 40 per cento sulle imposte regionali. Ancora: sempre i Comuni, stavolta tutti, potranno contare su un fondo di 40 milioni per studiare progetti che poi dovrebbero essere finanziati dal Pnrr. Con altri 5, avranno la possibilità di ingaggiare personale esperto per stare al passo con i bandi europei e nazionali.
Le macrovoci. Sono 766 i milioni per i trasporti e il diritto alla mobilità, compresa la prossima continuità territoriale aerea. Oltre 234 per l’agricoltura, che ha bisogno di essere rilanciata. Istruzione, diritto allo studio, sport e politiche giovanili avranno a disposizione quasi 220 milioni. Quanti saranno, invece, i milioni per la cultura e il turismo? 86 e 52, e proprio queste dovranno essere le voci su cui puntare per far ricrescere il Prodotto interno lordo.(ua)
La sanità. Si sa già che dei previsti 9,5 miliardi, a tanto ammontano le entrate, al netto dei Fondi europei e del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il 45 per cento sarà divorato dalla sanità in senso lato, servizi sociali compresi. Sono poco più di 4 miliardi, che scendono a 3,7 se invece la spesa è ristretta al sistema sanitario classico: Ares, Asl, ospedali, acquisto farmaci, ambulatori, medici e infermieri. Rispetto a due anni fa, l’unico raffronto possibile è infatti con il bilancio 2020, l’incremento della spesa dovrebbe crescere di tre punti, passando dal 36 al 39 per cento. È possibile che, nella previsione, l’assessorato al bilancio abbia tenuto conto anche di quali potrebbero continuare a essere gli effetti negativi scatenati sul lungo periodo dall’emergenza Covid.
Le missioni. La Giunta ha fatto sapere, qualche giorno fa, che le strategie saranno soprattutto due: combattere lo spopolamento e rilanciare la competitività dell’economia, che nel 2022 dovrebbe rifiatare, almeno stando alle previsioni. Esclusi i servizi generali e di gestione, sono le cosiddette spese correnti e la sanità, sul tappeto dovrebbero esserci poco più di 4 miliardi sempre al netto dei Fondi europei e del Pnrr. Agli enti locali, con in testa i Comuni, andrà un miliardo abbondante, a cominciare dai 600 milioni del Fondo unico fino ai 25 per ripianare gli squilibri di bilancio. È evidente, però, che i piccoli Comuni saranno protagonisti anche nella spesa dei bonus bebè (600 euro al mese fino ai 5 anni d’età), del contributo straordinario a fondo perduto per ristrutturare la casa (massimo 15mila euro) e degli incentivi destinati alle imprese che apriranno i battenti nei territori svantaggiati, dai 15mila ai 20mila euro, oppure quelle esistenti avranno a disposizione uno sconto del 40 per cento sulle imposte regionali. Ancora: sempre i Comuni, stavolta tutti, potranno contare su un fondo di 40 milioni per studiare progetti che poi dovrebbero essere finanziati dal Pnrr. Con altri 5, avranno la possibilità di ingaggiare personale esperto per stare al passo con i bandi europei e nazionali.
Le macrovoci. Sono 766 i milioni per i trasporti e il diritto alla mobilità, compresa la prossima continuità territoriale aerea. Oltre 234 per l’agricoltura, che ha bisogno di essere rilanciata. Istruzione, diritto allo studio, sport e politiche giovanili avranno a disposizione quasi 220 milioni. Quanti saranno, invece, i milioni per la cultura e il turismo? 86 e 52, e proprio queste dovranno essere le voci su cui puntare per far ricrescere il Prodotto interno lordo.(ua)
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