La Nuova Sardegna

Ortofrutta, perso il 70% dei raccolti

di Antonello Palmas
Ortofrutta, perso il 70% dei raccolti

Campi allagati, giù carciofi, orticole e agrumi. Confagricoltura: col crollo produttivo a rischio finanziamenti nazionali e Ue

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SASSARI. Dalla gioia per l’acqua tanto attesa dopo mesi di mancate precipitazioni gli agricoltori sono passati alla disperazione. Due mesi di piogge, poi grandine, neve e, in ultimo, le gelate arrivate a dare il colpo di grazia finale in diversi territori. Le organizzazioni agricole lanciano l’allarme: il maltempo ha gravemente compromesso le produzioni ortofrutticole della Sardegna con danni in alcune aree del 70% tra mancati raccolti e mancate semine per la prossima stagione. Un inferno per un settore che in questi ultimi anni – dice Confagricoltura – si è mosso nella forbice dai 400 ai 500 milioni di euro, poco sopra il 30% dell’intera economia agricola isolana».

Beffa in arrivo. «L’acqua ha distrutto migliaia di ettari coltivati o reso impraticabile la raccolta di ciò che è rimasto – ha detto il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele – Il quadro è desolante, è bene che la Regione dichiari subito lo stato di calamità naturale per il comparto ortofrutticolo». E la beffa è dietro l’angolo: «Dopo aver perso il prodotto si rischia anche di perdere i finanziamenti nazionali e dell’Ue, elargiti solo a patto che i produttori garantiscano una crescita annua di almeno il 2% del Valore della produzione commercializzata (Vpc). Con perdite che per certe Op hanno raggiunto il 70% il traguardo è impensabile. Solo la Regione e quindi il Governo possono predisporre una moratoria, giustificata dall’eccezionalità degli eventi atmosferici, per impedire che di perdere risorse indispensabili a proseguire l’attività».

Terreni inaccessibili. Coldiretti spiega che «le ultime precipitazioni hanno fatto seguito a una lunga siccità che avevano impedito agli agricoltori di poter preparare per tempo i terreni per la semina. Dopo l’inizio delle piogge il tempo si è ulteriormente allungato perché adesso i terreni sono allagati e inaccessibili per i trattori. Doppia beffa per chi era riuscito ad arare e ora non può seminare. Un film purtroppo già visto, identico, lo scorso anno. Dall’altra le colture in campo stanno marcendo per eccesso idrico e sono sotto attacco delle malattie fungine. In primis i carciofi, di cui siamo tra le prime tre regioni per produzione».

Le zone del disastro. Confagricoltura ha prodotto un report delle aree più colpite. Come l’Anglona con i suoi carciofi, vera eccellenza. Nella cooperativa Valle del Coghinas di Valledoria «la stagione di raccolta non è di fatto mai iniziata. Le perdite sfiorano il 90% – dice l’agricoltore Paolo Pes – Dopo la pioggia, la grandine ha rasato le piante e il maestrale ha dato il colpo di grazia. Ormai abbiamo poco da salvare». Ad Arborea Antonello Cester (Sa Marigosa) coltiva circa 20 ettari di eccellenze ortive, di cui 6 in serra multitunnel. «È piovuto talmente tanto – dice – che l’acqua è entrata anche nelle serre, formando un pantano e compromettendo le colture. In campo aperto invece, dove coltivo le patate, e tanti altri miei colleghi anche le carote, è impossibile entrare con i mezzi meccanici per la raccolta, addirittura a piedi si sprofonda di 40 centimetri». Per salvare i conti dovrebbe incrementare altre colture, ma rischiando il tracollo se qualcosa non andasse per il verso giusto.

A picco anche la frutta. Anche per i carciofi del Sinis di Cabras e Riola Sardo i danni sono pesantissimi, l’agronomo di Sa marogosa Giovanni Sanna parla di danni per il 50%. A Samassi le carciofaie e le coltivazioni di orticole e asparagi lamentano un crollo del 70% e non va meglio nelle vaste distese coltivate a carciofo e orticole di Sestu e nel Basso Sulcis: il guaio è anche che se non si riesce a raccogliere nel giro di pochi giorni, il prodotto è perso. Alla Agrigest Arteverde di Serramanna – dice Lodovico Etzi – ci sono perdite simili a quelle dello stesso periodo del 2018, con un dato che supera il 50%, soprattutto fra carciofi e asparagi. Sui carciofi ci sono campi dove i danni saranno quasi del 100%». A Villacidro, dove si producono soprattutto arance e clementine, ma anche cachi e melograno, si registrano diversi problemi con i ristagni che caricano di troppa acqua i frutti rendendoli insipidi. Al crollo della qualità si aggiunge poi quello legato al marciume e ai funghi che stanno colpendo gli alberi. Un disastro nel disastro.

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