Il primo arresto a 18 anni poi altri 33 provvedimenti
Nel 1972 ergastolo per sequestro, nel 2004 la grazia cancellò tutte le pene
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CAGLIARI. C’è chi lo considera ancor’oggi un mito criminale, chi invece lo vede come un uomo anziano, imbolsito dal carcere, che avrebbe già pagato per le proprie malefatte. Al di là delle opinioni, il documento che descrive in modo più analitico Graziano Mesina è il certificato del casellario giudiziale, dove il curriculum di fuorilegge dell’ormai ex latitante orgolese copre dodici pagine, in cui risultano 34 provvedimenti firmati da tribunali e corti d’appello di mezza Italia a partire dal 1960 fino a dicembre del 2012. Manca all’elenco la condanna definitiva a trent’anni incassata per il traffico di droga e altri reati il 2 luglio 2020 a Cagliari e la conseguente revoca della grazia, di cui Mesina beneficiò l’11 novembre 2004 passando dallo stato di detenuto lungodegente a quello di star indiscussa del banditismo ruggente.
Ma ricostruiamo, con la necessaria sintesi, il percorso giudiziario di Mesina, un percorso che coincide con la sua vita. Le prime sanzioni gliele infligge la pretura di Nuoro il 19 giugno 1960: un mese di arresto per porto abusivo d’armi e sei mesi per un’evasione di due mesi prima. Cose da poco, in tempi di banditismo classico. Un anno dopo l’allora diciannovenne Grazianeddu inciampa in un reato banale, la violazione di domicilio: paga con 5 mesi e 25 giorni di reclusione che però non sconta grazie all’indulto. Negli anni successivi ne combina altre e finisce in carcere, dove prova a scappare e si prende un mese di reclusione cancellato dall’amnistia. Il primo colpo duro Mesina lo incassa nel 1968, quando la Cassazione conferma condanne per complessivi 15 anni e 4 mesi, conseguenza di un tentato omicidio del 1961, un oltraggio a pubblico ufficiale e una calunnia commessi nello stesso periodo. Da quel momento la carriera di detenuto per l’orgolese si fa impervia: 24 anni di reclusione (definitivi nel 1969) per un omicidio del 1962, più due anni per resistenza. Un altro anno e mezzo per estorsione lo prende a dicembre del 1969 dalla Corte d’appello di Cagliari, ancora un anno e tre mesi per ricettazione glieli affibbia nel 1973 il tribunale di Nuoro. Ma prima, a maggio del 1972, arriva la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari: ergastolo con isolamento diurno per sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, violenza privata, resistenza, tentato omicidio, occultamento di cadavere ed estorsione. Un anno più avanti è la stessa Corte che gli affibbia altri vent’anni per associazione a delinquere.
Nel 1974 passa in giudicato un’altra condanna a 10 anni per sequestro di persona, rapina, violazione di domicilio, violenza privata e resistenza. Altri tre anni e mezzo gli erano arrivati un anno prima per oltraggio a un magistrato in udienza. È del 1977 la sentenza del tribunale di Nuoro con la quale Mesina incassa 22 anni e 11 mesi per associazione a delinquere, sequestro a scopo di estorsione (1968) e tentato sequestro (1968) con rapine, armi e furti. Dopo due condanne minori del 1978 a Torino e Saluzzo, è il tribunale di Trento a infliggere a Mesina 6 anni e mezzo per sequestro di persona (1976), più altri 14 per armi e ricettazione. Ancora 14 anni ad Ancona per un sequestro di persona del 1977, definitivi nel 1981, e altri 9 dal tribunale di Lecco per un sequestro di persona del 1977, con armi e violenza privata. C’è ancora un danneggiamento a Urbino commesso nel 1978 punito con una multa e altri 6 anni dal tribunale di Milano per rapina, estorsione, ricettazione e armi (1976) più 7 mesi per tentata evasione. Un tentativo di sequestro del 1975 lo paga davanti al tribunale di Oristano con una condanna a 6 anni, poi 6 anni e mezzo a Torino per armi, quando il tribunale dichiara la sua pericolosità sociale aggiungendola allo status ormai consolidato di delinquente abituale. Tra cumuli e ricalcoli di pene, con l’applicazione della continuazione, spunta un favoreggiamento reale del 1992 pagato con due anni e tre mesi di carcere. Fino al 2004, quando l’ergastolo incassato in seguito alla sequenza interminabile di condanne viene commutato in 38 anni, sette mesi e un giorno in seguito alla grazia concessa dal tribunale il 24 di novembre. È il tribunale monocratico di Nuoro a eseguire l’atto di clemenza cancellando con un colpo di spugna l’intera pena e Mesina, in carcere ininterrottamente dal 1993 al 2004 ritorna libero. Sarà la condanna di Cagliari a 30 anni a far cadere la grazia presidenziale.
Ma ricostruiamo, con la necessaria sintesi, il percorso giudiziario di Mesina, un percorso che coincide con la sua vita. Le prime sanzioni gliele infligge la pretura di Nuoro il 19 giugno 1960: un mese di arresto per porto abusivo d’armi e sei mesi per un’evasione di due mesi prima. Cose da poco, in tempi di banditismo classico. Un anno dopo l’allora diciannovenne Grazianeddu inciampa in un reato banale, la violazione di domicilio: paga con 5 mesi e 25 giorni di reclusione che però non sconta grazie all’indulto. Negli anni successivi ne combina altre e finisce in carcere, dove prova a scappare e si prende un mese di reclusione cancellato dall’amnistia. Il primo colpo duro Mesina lo incassa nel 1968, quando la Cassazione conferma condanne per complessivi 15 anni e 4 mesi, conseguenza di un tentato omicidio del 1961, un oltraggio a pubblico ufficiale e una calunnia commessi nello stesso periodo. Da quel momento la carriera di detenuto per l’orgolese si fa impervia: 24 anni di reclusione (definitivi nel 1969) per un omicidio del 1962, più due anni per resistenza. Un altro anno e mezzo per estorsione lo prende a dicembre del 1969 dalla Corte d’appello di Cagliari, ancora un anno e tre mesi per ricettazione glieli affibbia nel 1973 il tribunale di Nuoro. Ma prima, a maggio del 1972, arriva la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari: ergastolo con isolamento diurno per sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, violenza privata, resistenza, tentato omicidio, occultamento di cadavere ed estorsione. Un anno più avanti è la stessa Corte che gli affibbia altri vent’anni per associazione a delinquere.
Nel 1974 passa in giudicato un’altra condanna a 10 anni per sequestro di persona, rapina, violazione di domicilio, violenza privata e resistenza. Altri tre anni e mezzo gli erano arrivati un anno prima per oltraggio a un magistrato in udienza. È del 1977 la sentenza del tribunale di Nuoro con la quale Mesina incassa 22 anni e 11 mesi per associazione a delinquere, sequestro a scopo di estorsione (1968) e tentato sequestro (1968) con rapine, armi e furti. Dopo due condanne minori del 1978 a Torino e Saluzzo, è il tribunale di Trento a infliggere a Mesina 6 anni e mezzo per sequestro di persona (1976), più altri 14 per armi e ricettazione. Ancora 14 anni ad Ancona per un sequestro di persona del 1977, definitivi nel 1981, e altri 9 dal tribunale di Lecco per un sequestro di persona del 1977, con armi e violenza privata. C’è ancora un danneggiamento a Urbino commesso nel 1978 punito con una multa e altri 6 anni dal tribunale di Milano per rapina, estorsione, ricettazione e armi (1976) più 7 mesi per tentata evasione. Un tentativo di sequestro del 1975 lo paga davanti al tribunale di Oristano con una condanna a 6 anni, poi 6 anni e mezzo a Torino per armi, quando il tribunale dichiara la sua pericolosità sociale aggiungendola allo status ormai consolidato di delinquente abituale. Tra cumuli e ricalcoli di pene, con l’applicazione della continuazione, spunta un favoreggiamento reale del 1992 pagato con due anni e tre mesi di carcere. Fino al 2004, quando l’ergastolo incassato in seguito alla sequenza interminabile di condanne viene commutato in 38 anni, sette mesi e un giorno in seguito alla grazia concessa dal tribunale il 24 di novembre. È il tribunale monocratico di Nuoro a eseguire l’atto di clemenza cancellando con un colpo di spugna l’intera pena e Mesina, in carcere ininterrottamente dal 1993 al 2004 ritorna libero. Sarà la condanna di Cagliari a 30 anni a far cadere la grazia presidenziale.
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