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La vita spericolata del re delle evasioni

La vita spericolata del re delle evasioni

Nemmeno il “perdono” di Ciampi ha spento lo spirito ribelle di Grazianeddu

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CAGLIARI. Recordman di evasioni ma anche di sparate clamorose, di comparsate televisive, di imprese sempre sul filo del rasoio. Graziano Mesina torna sulle prime pagine dei giornali perchè per lui si sono riaperte le porte del carcere di Nuoro dopo 17 mesi di latitanza. Tra fughe più o meno rocambolesche, permessi revocati e condanne varie non è facile tenere il conto dei suoi ingressi nei penitenziari di mezza Italia. Di certo non è riuscito a darsi una calmata nemmeno dopo la concessione della grazia accordatagli, nel 2004, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Né c’era riuscito dopo essere tornato in libertà condizionale nel 1991. «Devo ammettere - disse allora il presidente del tribunale di sorveglianza di Torino dopo il provvedimento di revoca - che Mesina ha smentito la fiducia che gli avevamo dato. Quando gli avevamo concesso la semilibertà lo avevamo fatto perché eravamo sicuri del suo ravvedimento, ma ora siamo costretti ad ammettere che non ha utilizzato i 29 anni trascorsi in carcere per imparare a riflettere».

Grazianeddu è così. Ed è sempre stato così. Nell’ormai lontano 1985 si bruciò la prima possibilità di ottenere la semilibertà. Recluso nel penitenziario di Porto Azzurro, dove scontava la condanna all'ergastolo per omicidio, sequestro di persona e altri reati, ottenne un permesso per andare a trovare il fratello. Lui però preferì scappare con una donna. I due vennero catturati dopo una settimana in una casa di Vigevano. Nuovo rientro nelle patrie galere e nuovo “perdono” nel 1991. Si trasferì a San Marzanotto, un paesino vicino ad Asti, dove trovò lavoro come guardiano. Il 10 luglio del 1992, dopo la liberazione del piccolo Farouk Kassam, Grazianeddu si rimise nei guai. E venne nuovamente arrestato con l'accusa di traffico d'armi, inchiodato da una perquisizione e da una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali. La storia di Mesina è anche costellata anche da una serie di evasioni incredibili. Le più clamorose quella del 6 settembre del 1962 dal reparto blindato dell'ospedale di Nuoro e quella dell'11 settembre del 1966 dal carcere di San Sebastiano a Sassari. Nella fuga lo seguì un altro detenuto, lo spagnolo ed ex legionario Miguel Asencio Prados, detto Atienza, che fu suo compagno nella latitanza e morì in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine. Altra clamorosa evasione il 20 agosto del 1976, quando riuscì a scappare dal carcere di Lecce insieme con il nappista Martino Zicchitella e altri dieci reclusi. Dentro e fuori con la fama di fama di irriducibile che non ha perso neanche adesso alla soglia degli ottanta anni.

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