La soddisfazione di Mario Segni: «Un regalo alla nostra città»
Il figlio dell'ex capo dello Stato sulla visita del presidente Mattarella a Sassari
Figlio di un ex presidente sassarese della Repubblica ed ex docente dell’università di Sassari. Nessuno più di Mario Segni poteva avere l’idea di invitare il capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo turritano. E infatti la visita a Sassari di Sergio Mattarella nasce proprio da un colloquio tra Segni e il rettore Massimo Carpinelli. Una proposta che ha ricevuto l’immediato sì del presidente della Repubblica.
Segni, possiamo dire che è stato lei l’artefice della visita di Mattarella a Sassari?
«Diciamo che è stata un’idea comune. Io e Carpinelli ci siamo trovati nella fortunata coincidenza di parlare con lui durante un’iniziativa culturale che riguardava mio padre agli Archivi del Quirinale a cui partecipavamo io come presidente della Fondazione Segni e lui come rettore, e a cui Mattarella con grande gentilezza è voluto essere presente. Io ne avevo già parlato genericamente con Carpinelli, ma il giorno gli ho detto: “questa è l’occasione buona”. E così prima che iniziasse l’incontro il rettore lo ha invitato».
E il presidente?
«Ha accettato subito e con piacere. Cosa che non credo capiti spesso, anche perché il cerimoniale del Quirinale e la fissazione dell’agenda del presidente sono cose un po’ complicate. Invece, Mattarella ha detto subito di sì».
Cosa rappresenta per Sassari la visita del capo dello Stato?
«È sicuramente un fatto positivo che i sassaresi dovranno ricordare con gratitudine. Lo dico da sassarese e da professore che ha sempre insegnato all’università di Sassari. Il nostro ateneo ha una tradizione storica. Ricordo che mio padre appena eletto al Quirinale - era il 1962 - venne a Sassari per festeggiare il 400esimo anno accademico. Fu una fortunata coincidenza. L’università di Sassari ha una storia importante, è stata e continua a essere una delle grandi risorse della città. Anzi - aggiungo con preoccupazione - è una delle poche cose che ci è rimasta. Ed è per questo che va valorizzata».
Nell’Italia di oggi sempre più divisa su tutto, con la tifoseria che ha preso il posto del dibattito politico, il presidente della Repubblica riesce ancora a essere percepito dal sentire comune come garante dell’unità del Paese.
«Nella storia italiana di questi ultimi decenni abbiamo assistito a un potenziamento della figura del presidente della Repubblica. Una presenza sempre maggiore nella politica. Questo lo si può giudicare in vario modo, ma il rafforzamento del ruolo del capo dello Stato è certamente un fatto positivo. In questo paese in crisi per tanti motivi - direi addirittura spirituali - avere un punto di riferimento condiviso, un simbolo dell’Italia è una fortuna. A mio avviso questo fatto è avvantaggiato dal fatto che - pur nelle differenze politiche dei presidenti che ci sono state e che ci sono e che portano anche a dare giudizi diversi, comprese le polemiche legittime che accompagnano i presidenti nel prendere le loro decisioni - questa figura è sempre stata rappresentata da persone degne. Prima di tutto degne umanamente. E questa è stata sempre una fortuna. Ma c’è anche un’altra cosa...».
Dica.
«Noi siamo un’isola e abbiamo sempre questo amore incerto verso lo Stato. Ci domandiamo se siamo veramente figli o se lo siamo di secondo piano. È una domanda ricorrente. E quindi il fatto che venga materialmente in Sardegna il simbolo dell’unità d’Italia è molto importante».
Con Mattarella vi conoscete da tempo, avete anche militato insieme nella Dc.
«Ci siamo trovati varie volte su posizioni politiche diverse. Un esempio è la legge che prese il suo nome (il Mattarellum, ndr) e che venne dal referendum promosso da me. Ma questo non ha mai impedito un rapporto di assoluta schiettezza e assoluta stima reciproca».
Gronchi, suo padre, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano: sono tanti i presidenti che hanno fatto tappa a Sassari. Che ricordi ha?
«La visita che ricordo con più freschezza è ovviamente quella di Napolitano, vi fu un’enorme affluenza. Ma come ogni volta, per tutti i presidenti è stata una grande emozione cittadina».
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