Tu, premuroso hai l’eleganza della Luna
di Smaranda Tudorache
Sottovalutiamo spesso l’introspezione delle cose, le generalizziamo a tal punto da rendere oggettivo e commerciale il loro valore.Per questo stavolta vorrei aprire una parentesi che riguarda me e il...
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Sottovalutiamo spesso l’introspezione delle cose, le generalizziamo a tal punto da rendere oggettivo e commerciale il loro valore.
Per questo stavolta vorrei aprire una parentesi che riguarda me e il migliore amico, e probabilmente chiunque ha amato, e ama ancora.
La distanza mi dà solo una sicurezza: sottostiamo allo stesso cielo, e questo mi basta. Sono stata a lungo immersa nella convinzione che fossi un poco fuori dal mondo, che il percorso della vita, con tutte le sue conseguenze e coincidenze, colpisse gli altri senza mai includere me. Uno stato di apatia in cui le persone si innamoravano o si odiavano, si divertivano e si annoiavano, quando non c’ero.
Volevo far parte di una realtà dalla quale mi sentivo esclusa, e non per colpa degli altri, semplicemente pensavo di non essere adatta. Osservavo il mondo da fuori, e mi sembrava che niente mi riguardasse.
Ho speso tante lacrime e ho trovato doloroso quando poi, contro quel vetrino che mi divideva da esso, ci ho sbattuto la testa. Sono cascata di faccia nella neve più gelida. Per quanto amassi l’inverno, il freddo mi aveva ghiacciato le guance e le mani, immobilizzandomi davanti alla realtà del fatti. Quando mi sono rialzata, ho aperto lentamente gli occhi, e la neve che mi pendeva sulle sopracciglia mi aveva designato un paesaggio stupendo incorniciato da stalactiti. Mi sono sentita viva, significante, e questo lo devo a te.
Per ogni dolore esiste intrinseca la sua cura. Tu sei un cicatrizzante, fai lo stesso effetto di un’anestesia: pungi e poi addormenti tutti i mali cosmici. Tremo: la delicatezza che poni nelle parole che dici, nei gesti che fai, aguzzano la lama di un coltello; ma il fatto che tu lo tenga dalla parte del manico non ti tenta pugnalare, sei buono.
Inoltre hai tanta premura, hai sacrificato almeno un quarto delle tue ossa per sostituire gli arti di altri corpi, alcuni ingrati, alcuni meno.
E quando scrivi, hai l’eleganza della Luna quando debolmente illumina la mezzanotte, l’ora in cui, solitamente, i bambini sognano ingenui il vecchio con la barba bianca e il sacco zeppo di doni.
La punta della lamina consumata, appena immersa nell’inchiostro fresco, che scivola sul foglio e trascina tutte le lettere con sé, davanti al cammino acceso. Sei questo. Unico nel tuo genere, sei stato il regalo più bello che ho mai ricevuto sotto l’albero.
Smaranda frequenta il liceo Marconi di Sassari
Per questo stavolta vorrei aprire una parentesi che riguarda me e il migliore amico, e probabilmente chiunque ha amato, e ama ancora.
La distanza mi dà solo una sicurezza: sottostiamo allo stesso cielo, e questo mi basta. Sono stata a lungo immersa nella convinzione che fossi un poco fuori dal mondo, che il percorso della vita, con tutte le sue conseguenze e coincidenze, colpisse gli altri senza mai includere me. Uno stato di apatia in cui le persone si innamoravano o si odiavano, si divertivano e si annoiavano, quando non c’ero.
Volevo far parte di una realtà dalla quale mi sentivo esclusa, e non per colpa degli altri, semplicemente pensavo di non essere adatta. Osservavo il mondo da fuori, e mi sembrava che niente mi riguardasse.
Ho speso tante lacrime e ho trovato doloroso quando poi, contro quel vetrino che mi divideva da esso, ci ho sbattuto la testa. Sono cascata di faccia nella neve più gelida. Per quanto amassi l’inverno, il freddo mi aveva ghiacciato le guance e le mani, immobilizzandomi davanti alla realtà del fatti. Quando mi sono rialzata, ho aperto lentamente gli occhi, e la neve che mi pendeva sulle sopracciglia mi aveva designato un paesaggio stupendo incorniciato da stalactiti. Mi sono sentita viva, significante, e questo lo devo a te.
Per ogni dolore esiste intrinseca la sua cura. Tu sei un cicatrizzante, fai lo stesso effetto di un’anestesia: pungi e poi addormenti tutti i mali cosmici. Tremo: la delicatezza che poni nelle parole che dici, nei gesti che fai, aguzzano la lama di un coltello; ma il fatto che tu lo tenga dalla parte del manico non ti tenta pugnalare, sei buono.
Inoltre hai tanta premura, hai sacrificato almeno un quarto delle tue ossa per sostituire gli arti di altri corpi, alcuni ingrati, alcuni meno.
E quando scrivi, hai l’eleganza della Luna quando debolmente illumina la mezzanotte, l’ora in cui, solitamente, i bambini sognano ingenui il vecchio con la barba bianca e il sacco zeppo di doni.
La punta della lamina consumata, appena immersa nell’inchiostro fresco, che scivola sul foglio e trascina tutte le lettere con sé, davanti al cammino acceso. Sei questo. Unico nel tuo genere, sei stato il regalo più bello che ho mai ricevuto sotto l’albero.
Smaranda frequenta il liceo Marconi di Sassari
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