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«Mio figlio positivo, ma nessuno lo segnala»

«Mio figlio positivo, ma nessuno lo segnala»

Il racconto di una madre di Iglesias che ha viaggiato su treni e nave, per poi scoprire il contagio del piccolo

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IGLESIAS. Un bimbo che viaggia su treni e nave per poi scoprire di essere stato contagiato dal nonno, ma nessuno in Liguria che lo segnali come contatto diretto. E nemmeno dopo la visita effettuata nell’isola (dopo le chiamate a vuoto ai numeri di emergenza) le autorità sanitarie sarde fanno partire la procedura. È quanto racconta una lettrice di un paese del Sulcis-Iglesiente, in una ricostruzione che lascia poco tranquilli.

La donna racconta di essersi recata il 22 dicembre a La Spezia per prendere il figlio che era dal padre (i genitori sono divorziati) e portarlo in Sardegna. «Per tornare nell’isola – specifica, non a caso – prendiamo due regionali e la nave fino a Porto Torres. Il 23 dicembre il mio ex marito mi comunica che suo padre (il nonno del bimbo, con cui era stato a contatto) è positivo ed è ricoverato. E la notte anche mio figlio si sente male. Vomiti e febbre».

Subentra la paura, in casa vive anche il fratellino di 15 mesi. Al mattino del 24 si cerca di contattare l’Ats: è la vigilia di Natale, ma il virus non va in ferie. «Chiamo i numeri verdi per l'emergenza ma nessuno risponde. Provo con un pediatra della zona, ma per le feste non è in studio quindi non può segnalare. E la mia dottoressa non risponde». A quel punto contatta il 118: «Ci mandano un'ambulanza per il tampone che ci porta al centro Covid di Iglesias e per un’ora ci lasciano al freddo ad aspettare il referto con le portiere del mezzo aperte (ricordo che mio figlio stava male): il piccolo è positivo, io negativa. Cambio di ambulanza e veniamo portati al Brotzu per la visita».

Nell’ospedale di Cagliari vengono accolti dai rimproveri della pediatra cui erano stati indirizzati (sostiene «che non saremmo dovuti andare da lei...»). Viene finalmente effettuata la visita e, viste le condizioni non preoccupanti, il bambino viene dimesso: «Ho dovuto chiamare il mio compagno per prendermi a Cagliari e riportarmi a casa».

L’ulteriore sconcerto nasce dalla constatazione che per giorni il bambino sembra un malato-fantasma: «Né a Iglesias dove è stato effettuato il tampone risultato positivo e nemmeno a Cagliari hanno avviato la procedura – afferma la donna – e scopro che nessuno in Liguria si era premunito di nominare il piccolo come contatto diretto. Così la sera del 24 cerco inutilmente di contattare i numeri dell’emergenza, ma solo il 25 mi risponde un'operatrice dell'Ats dicendo che avrebbe preso i miei dati ma premettendo che fino a lunedì (oggi, ndr) non sarebbe partita alcuna segnalazione». E infatti ancora ieri «nessuno si è premunito di chiamarmi». La nostra lettrice è una persona coscienziosa ma «teoricamente, il mio super green pass resta valido e potrei uscire con mio figlio e contagiare tutti. Ma la cosa più grave è che un bimbo positivo possa aver viaggiato in nave e in treno senza che il suo passaggio sia stato segnalato». (a.palmas)



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