La Nuova Sardegna

“Sa paradura” per aiutare Simone, pastore di 18 anni che ha perso il gregge

di Michela Cuccu
“Sa paradura” per aiutare Simone, pastore di 18 anni che ha perso il gregge

Appello della Caritas a favore del giovanissimo allevatore che ha perso tutti gli animali nell’esondazione di un rio

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URAS. Simone ha perso quasi tutto il suo gregge durante un temporale. Ora, la Caritas ha promosso per lui “sa paradura”. Per il momento, risposte concrete non ce ne sono, ma le oltre 500 condivisioni del post pubblicato l’antivigilia di Natale sulla pagina Facebook della Caritas diocesana di Ales-Terralba, fanno ben sperare. La solidarietà certamente non è rara nella società agropastorale sarda. Di insolito c’è che a promuoverla non è l’azione spontanea degli altri allevatori, ma la chiesa. Motivo forse legato alla giovanissima età, 18 anni appena compiuti, di Simone Rovere lo sfortunato allevatore che ha perso tutto durante uno dei nubifragi che si sono abbattuti sul Terralbese ai primi di dicembre. Se poi aggiungiamo che lui non è figlio di allevatori (suo padre fa il muratore) e dunque, è un volto nuovo del settore, forse è più facile capire. «Francamente mi vergogno un po’ di questa situazione», racconta Simone. «Non ho chiesto aiuto nemmeno al Comune. Però mi sono rivolto alla Caritas». Racconta la sua disavventura: «Credevo che il mio ovile fosse in un luogo sicuro. Il mio allevamento lo avevo li, da cinque anni e mai in tutto questo tempo c’erano stati problemi legati al maltempo. Per sicurezza, avevo anche fatto scavare un canale per far defluire l’acqua nel caso di piogge abbondanti che da queste parti, non sono una rarità, ma mai avrei immaginato che il fiume, proprio in quel punto, esondasse con quelle proporzioni».

Simone racconta che quella notte non si era preoccupato di andare a controllare in azienda ed era rimasto a casa. «Ero sicuro che non potesse accadere nulla, dice. «Invece, all’indomani mattina, ho trovato 30 pecore morte annegate». Disperato, il giovane allevatore ha raggruppato gli animali sopravvissuti al nubifragio, sperando di metterli in salvo. Non è stato così. «L’acqua e il fango di quella notte avevano fatto danni enormi al loro organismo. Nell’arco di pochi giorni, sono morti altri 60 tra capi adulti e agnelli – dice –. Ora me ne sono rimasti poco più di 40 che ho trasferito all’interno di un ovile in un’altro terreno, più a monte, che ho preso in affitto. La piena – aggiunge – si è inghiottita anche metà della scorta di foraggio. Ora sono pieno di debiti. Sto lavorando per altri per riuscire a pagarli». Poi l’amara constatazione, ancora più difficile da accettare per uno che come lui, si è messo in gioco per realizzare il sogno che coltivava fin da bambino: allevare animali, come faceva suo nonno che aveva un gregge di capre. «Da solo non potrei mai farcela a ricostituire il gregge. Una pecora costa intorno ai 90 euro: soldi che io non ho perché tutto quello che avevo lo avevo speso negli animali che l’alluvione ha ucciso».

Simone aveva investito tutti i sui risparmi in quel gregge. «Ho iniziato cinque anni fa e fino all’anno scorso, lavoravo in azienda e contemporaneamente, frequentavo l’Istituto agrario di Oristano. Certo da solo non potevo accudire il mio gregge: pagavo delle persone per farlo, ma quando sono arrivato al quarto anno di scuola, ho scelto di dedicarmi interamente alla mia piccola azienda».

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