IL COMMENTO - Air Italy, ultimo passo nel silenzio progressista
Sarebbe un gran regalo di fine anno che nel deserto politico si levasse qualche voce per evitare di mandare a casa 1322 lavoratori
La notizia è che il 31 dicembre, oltre a finire questo orrendo 2021, scadranno i termini per la proroga della cassa integrazione ai dipendenti ex Alitalia, AirItaly, fate voi. In cifre si tratterebbe della fine delle certezze per 1322 lavoratori di cui la metà in Sardegna. Ora la domanda è questa: quando un argomento meriterà il focus, la lente di ingrandimento, l’analisi, che meriterebbe la prospettiva di mandare a casa 1322 lavoratori e privarli dei mezzi di sostentamento che il lavoro garantiva loro? Ancora: il lavoro non è il principale traguardo sancito dalla nostra stupefacente Costituzione? «Domande come queste mi perseguitano» scrisse Walt Whitmann, e non capisco se mi perseguitino da progressista che non capisce più secondo quali valori imprescindibili ci si possa considerare tali.
O come semplice cittadino che assiste al silenzio assordante intorno a questi argomenti che pure, nella storia recente, hanno caratterizzato chi stava con i lavoratori e chi stava, come si diceva ai miei tempi, con i padroni. Ma da sardo mi chiedo per quale strana mutazione antropologica un governo locale non dovrebbe farsi domande su un problema locale, ma non troppo, come 700 famiglie che non avranno uno stipendio a partire dal 1° gennaio.
Va bene: siamo in vacanza, il morbo impazza, l’economia è quella che è, ma anche in un territorio periferico come la Provincia Sardegna si è assistito, in questo anno fatale alla concordia trasversale su tutti gli argomenti che riguardassero assegnazione di incarichi e poltrone. Con una solerzia davvero incredibile. Dunque ci sono domande che non solo «non perseguitano» ma che, anzi, mettono d’accordo tutti: sia quelli che starebbero con i lavoratori che quelli che starebbero con i padroni. Miracolo di quella meravigliosa e magica tensione politica che è rappresentata dalla distribuzione degli incarichi.
Eppure la parola incarico, per quanto nobilissima, non è certo indicata come fondante nella nostra Costituzione. Si capisce che un argomento dickensiano come “lavoratori a casa” rovinerebbe anche il più vittoriano dei Natali. Per il PD, ad esempio, è assai più urgente mandare in Sardegna un proconsole per risolvere l’annoso problema della nomina del segretario regionale, che esprimere anche un sussurro su questa faccenduola di disoccupati prossimi venturi.
Il centro destra, tramite Lega, il proconsole l’ha insediato da subito (ma da un mese Eugenio Zoffili è tornato a casa) per controllare che il governo sardista in carica non si permetta di occuparsi di sardi, ma di quanto ancora si può ottenere dal corpo esanime di questa Regione dissanguata e definitivamente colonizzata. Un governo, che in quanto sardista, in quanto sotto tutela leghista, si è rivelato strepitosamente efficiente per tutto quanto riguarda spoil-system, nomine, finanziamenti.
Sarebbe un gran regalo di fine anno che si levasse qualche voce, anche nel deserto politico che ci circonda, di solidarietà e di connessione con tutti coloro che, nell’indifferenza, stanno per perdere definitivamente il sostegno di cui avrebbero diritto. Ci sarebbero tre giorni per emettere anche un solo sussurro, un segnale di fumo, una dimostrazione che il destino delle persone sta a cuore a chi ci governa e a chi si oppone a chi ci governa. Si sono sistemati, si sono accordati, si sono spartiti quanto restava da spartire come se governare non significasse nient’altro che vivere in trincea e mantenere le posizioni acquisite. In una specie di immobilismo, e consociativismo, che non risponde a nessuna domanda se non a quella di fare dell’azione politica un territorio di privilegio, non certo di garanzia di un diritto inalienabile come il lavoro. Ah, dimenticavo, Buone Feste.
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