Air Italy, ancora 48 ore di tempo per salvare la cassa integrazione
di Marco Bittau
Schiaffo istituzionale dell’azienda che non si presenta all’incontro convocato dal ministero del Lavoro Si spera sempre in un emendamento che estenda gli ammortizzatori sociali già previsti per Alitalia
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OLBIA. Beffardamente si chiama “decreto milleproroghe”. Ce n’è per tutti, ma manca proprio quella della cassa integrazione che scongiurerebbe il licenziamento di massa dei 1322 lavoratori ex Air Italy. Almeno per ora. Infatti, restano ancora 48 ore di tempo, poi da sabato 31 dicembre sarà il buio. Difficile immaginare cosa possa accadere di nuovo in questi due giorni, soprattutto alla luce dell’esito disastroso del confronto di ieri convocato dal ministero del Lavoro – l’ennesimo – al quale i rappresentanti dell’azienda e i liquidatori non si sono neppure presentati. Uno schiaffo istituzionale che i vice ministri Todde e Bellanova hanno incassato e portato a casa, ultimo sberleffo di una vertenza iniziata male e finita peggio.
In realtà, poco prima del vertice, i liquidatori hanno fatto sapere al ministero che nulla è cambiato dall'ultimo incontro del 15 dicembre e per questo non avevano ricevuto alcun mandato a presentarsi. È vero, nulla è cambiato da allora, eppure basterebbe una norma in deroga alla legge di Bilancio per estendere la cassa a tutti i lavoratori Air Italy anche per il 2022, a prescindere dalle decisioni dell'azienda.
Durissimi i commenti. «È oltraggioso che i dirigenti di Air Italy non si siano presentati all'incontro – dicono Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl – il Governo ora fermi l'invio delle lettere di licenziamento e mantenga il tavolo di confronto aperto. Ci appelliamo ai parlamentari perché si inserisca un emendamento, già nel “decreto milleproroghe”, che costituisca il bacino nazionale di ricollocazione del personale del trasporto aereo». Rincara la dose l’Anpav. «Questo sgarbo istituzionale svela la base ideologica e persecutoria di Qatar Airways e Akfed nei confronti dei loro ex dipendenti – dice il segretario regionale Marco Bardini –. Stigmatizziamo anche l'assenza dei ministri competenti, che per due anni hanno disertato gli incontri. L'assenza della politica ha pesato come un macigno sull'esito drammatico di questa tragedia sociale». «Solo un miracolo dell’ultima ora potrebbe far cambiare il distino di 1.322 famiglie – è l’opinione di Arnaldo Boeddu, segretario generale della Filt Cgil Sardegna –. Ma non è questo il momento di fare polemiche, perché dobbiamo utilizzare tutto il tempo e le forze a disposizione sino al 31 dicembre per evitare che il disastro si compia». «Dopo la delusione per i mancati emendamenti alla legge di Bilancio, serve certezza riguardo alla posizione governativa e sui tempi di approvazione per gli interventi sul “decreto milleproroghe” in discussione nelle prossime settimane», aggiungono l’Associazione piloti, l’Usb e i Cobas, che per oggi hanno convocato un'assemblea.
Sul fronte politico interviene Romina Mura (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera: «Sono inaccettabili l'inerzia e il disinteresse dimostrati finora dal Governo per i lavoratori di Air Italy. Ho più volte denunciato il silenzio dei ministri competenti, a Giorgetti ho scritto ancora lo scorso giugno senza mai ricevere risposta. A questo punto serve un atto autorevole del presidente Draghi». Infine il segretario dell’Upc, Antonio Satta: «Air Italy è l’ennesima crisi aziendale che si riflette sulla Sardegna, eppure le istituzioni regionali se ne sono disinteressate, come se la cosa non le riguardasse. Il governo intervenga come è avvenuto per Ita e l’ex Ilva».
In realtà, poco prima del vertice, i liquidatori hanno fatto sapere al ministero che nulla è cambiato dall'ultimo incontro del 15 dicembre e per questo non avevano ricevuto alcun mandato a presentarsi. È vero, nulla è cambiato da allora, eppure basterebbe una norma in deroga alla legge di Bilancio per estendere la cassa a tutti i lavoratori Air Italy anche per il 2022, a prescindere dalle decisioni dell'azienda.
Durissimi i commenti. «È oltraggioso che i dirigenti di Air Italy non si siano presentati all'incontro – dicono Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl – il Governo ora fermi l'invio delle lettere di licenziamento e mantenga il tavolo di confronto aperto. Ci appelliamo ai parlamentari perché si inserisca un emendamento, già nel “decreto milleproroghe”, che costituisca il bacino nazionale di ricollocazione del personale del trasporto aereo». Rincara la dose l’Anpav. «Questo sgarbo istituzionale svela la base ideologica e persecutoria di Qatar Airways e Akfed nei confronti dei loro ex dipendenti – dice il segretario regionale Marco Bardini –. Stigmatizziamo anche l'assenza dei ministri competenti, che per due anni hanno disertato gli incontri. L'assenza della politica ha pesato come un macigno sull'esito drammatico di questa tragedia sociale». «Solo un miracolo dell’ultima ora potrebbe far cambiare il distino di 1.322 famiglie – è l’opinione di Arnaldo Boeddu, segretario generale della Filt Cgil Sardegna –. Ma non è questo il momento di fare polemiche, perché dobbiamo utilizzare tutto il tempo e le forze a disposizione sino al 31 dicembre per evitare che il disastro si compia». «Dopo la delusione per i mancati emendamenti alla legge di Bilancio, serve certezza riguardo alla posizione governativa e sui tempi di approvazione per gli interventi sul “decreto milleproroghe” in discussione nelle prossime settimane», aggiungono l’Associazione piloti, l’Usb e i Cobas, che per oggi hanno convocato un'assemblea.
Sul fronte politico interviene Romina Mura (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera: «Sono inaccettabili l'inerzia e il disinteresse dimostrati finora dal Governo per i lavoratori di Air Italy. Ho più volte denunciato il silenzio dei ministri competenti, a Giorgetti ho scritto ancora lo scorso giugno senza mai ricevere risposta. A questo punto serve un atto autorevole del presidente Draghi». Infine il segretario dell’Upc, Antonio Satta: «Air Italy è l’ennesima crisi aziendale che si riflette sulla Sardegna, eppure le istituzioni regionali se ne sono disinteressate, come se la cosa non le riguardasse. Il governo intervenga come è avvenuto per Ita e l’ex Ilva».
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