Licenziamenti Air Italy: un disastro annunciato
di Dario Budroni
L’assessora Zedda: schiaffo istituzionale al Governo, alla Regione e alle famiglie
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OLBIA. I titoli di coda scorrono su un foglio bianco comparso nella sezione della posta in arrivo. Le lettere di licenziamento arrivano via mail, poche ore dopo i brindisi per il nuovo anno. I 1.322 lavoratori di Air Italy, dei quali oltre 600 di base in Sardegna, ora sono ufficialmente licenziati. A quasi due anni dalla messa in liquidazione della compagnia, quella che un tempo è stata Alisarda e Meridiana si scrolla definitivamente di dosso piloti, assistenti di volo, tecnici e amministrativi. I lavoratori se lo aspettavano, ma la consapevolezza non basta certo a lenire il dolore. Il 31 dicembre si era concluso il loro periodo di cassa integrazione. Falliti tutti i tentativi di proroga, la proprietà, che si era sempre opposta allo stop della procedura di licenziamento e che all’ultimo tavolo convocato dai ministeri non si era neanche presentata, ha così fatto partire le lettere di licenziamento. È una bomba sociale che esplode al termine di una storia per un lungo periodo gloriosa e negli ultimi anni diventata disastrosa. Nel febbraio del 2018, dopo strategie fallimentari e dolorosissimi licenziamenti, la vecchia Meridiana, ora a guida Qatar Airways e Akfed, aveva cambiato nome e aveva soprattutto annunciato una rivoluzione in realtà mai innescata. Ora tutto si chiude così: dopo la messa in liquidazione nel febbraio del 2020, quel che resta dell’azienda fondata a Olbia nel 1963 ha appena licenziato i suoi lavoratori.
Lettere annunciate. Nelle scorse settimane il Governo, senza l’interessamento diretto dei ministri, aveva provato a convincere la proprietà a fermare la procedura di licenziamento e a chiedere la proroga di un anno della cassa integrazione. Niente da fare. Allo stesso tempo, però, i sindacati avevano più volte criticato lo stesso Governo, accusandolo di aver gestito la vertenza in maniera del tutto differente rispetto a quella di Alitalia e di non aver fatto nulla per agevolare la proroga della cassa integrazione attraverso degli emendamenti da inserire nella legge di bilancio o nel decreto milleproroghe. E così, scaduto il tempo, ieri mattina sono cominciate ad arrivare le prime lettere ai lavoratori. «Poiché la procedura di licenziamento collettivo riguarda tutti i dipendenti della società, le comunichiamo il suo licenziamento con effetto immediato e pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso» si legge nelle lettere firmate dai due liquidatori di Air Italy, Enrico Laghi e Franco Maurizio Lagro.
La Regione. Le reazioni sono immediate. Alessandra Zedda, assessora regionale al Lavoro, è dura. «Quelle lettere rappresentano uno schiaffo istituzionale al Governo, alle regioni Sardegna e Lombardia ma soprattutto alle 1.322 famiglie – attacca l’assessora –. È un’ipotesi che abbiamo cercato di scongiurare fino all'ultimo. Ora chiediamo ai ministri coinvolti di convocare con la massima urgenza le Regioni e i sindacati con l'obiettivo di costruire il futuro dei lavoratori: occorre agire tempestivamente per allontanare lo spettro della Naspi. Abbiamo il dovere di mettere insieme le misure necessarie a mantenere attivi i lavoratori e tutelare e valorizzare le loro competenze e professionalità affinché possano rientrare nel mercato del lavoro e in particolare in quello del trasporto aereo. La regione Sardegna è pronta a fare la sua parte». Per il 10 gennaio la Regione ha convocato tutti i sindacati.
I sindacati. Le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta parlano di una «totale indifferenza delle istituzioni» e chiedono al Governo di «bloccare la procedura e scongiurare la tragedia sociale». Arnaldo Boeddu (Filg Cgil) aggiunge: «I nostri legali verificheranno se ci sia qualche margine per impugnare queste lettere. Le responsabilità sono da ascrivere alla proprietà e alla politica che non ha vigilato abbastanza». Sulla stessa linea Gianluca Langiu (Fit Cisl): «Con la bocciatura dell'emendamento da inserire nella legge di bilancio si è spenta la speranza di avere una proroga alla Cigs. La politica aveva il compito di fare approvare lo strumento normativo e di attuare un’opera di persuasione sulla proprietà perché lo attivasse». Interviene anche William Zonca (Uiltrasporti). «È un atto inaccettabile – dice – che poteva essere evitato. Bisogna capire se il Governo riuscirà a far fare un passo indietro all'azienda o a mettere in atto ammortizzatori sociali». Interviene anche Nicola Contini (Ugl Ta): «Non ci rassegneremo e rivendicheremo, in ogni sede, il diritto a tutele e sostegno come tutte le altre vertenze del trasporto aereo». Marco Bardini (Anpav) aggiunge: «Bisogna riconvocare immediatamente il tavolo interministeriale, per noi la partita non finisce qui. Col licenziamento collettivo più imponente della storia recente, si chiudono 60 anni di storia. E Karim Aga Khan, socio di maggioranza, chiude il suo rapporto con l'isola, che per tanti anni lo aveva celebrato come imprenditore illuminato, nel peggiore dei modi».
Lettere annunciate. Nelle scorse settimane il Governo, senza l’interessamento diretto dei ministri, aveva provato a convincere la proprietà a fermare la procedura di licenziamento e a chiedere la proroga di un anno della cassa integrazione. Niente da fare. Allo stesso tempo, però, i sindacati avevano più volte criticato lo stesso Governo, accusandolo di aver gestito la vertenza in maniera del tutto differente rispetto a quella di Alitalia e di non aver fatto nulla per agevolare la proroga della cassa integrazione attraverso degli emendamenti da inserire nella legge di bilancio o nel decreto milleproroghe. E così, scaduto il tempo, ieri mattina sono cominciate ad arrivare le prime lettere ai lavoratori. «Poiché la procedura di licenziamento collettivo riguarda tutti i dipendenti della società, le comunichiamo il suo licenziamento con effetto immediato e pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso» si legge nelle lettere firmate dai due liquidatori di Air Italy, Enrico Laghi e Franco Maurizio Lagro.
La Regione. Le reazioni sono immediate. Alessandra Zedda, assessora regionale al Lavoro, è dura. «Quelle lettere rappresentano uno schiaffo istituzionale al Governo, alle regioni Sardegna e Lombardia ma soprattutto alle 1.322 famiglie – attacca l’assessora –. È un’ipotesi che abbiamo cercato di scongiurare fino all'ultimo. Ora chiediamo ai ministri coinvolti di convocare con la massima urgenza le Regioni e i sindacati con l'obiettivo di costruire il futuro dei lavoratori: occorre agire tempestivamente per allontanare lo spettro della Naspi. Abbiamo il dovere di mettere insieme le misure necessarie a mantenere attivi i lavoratori e tutelare e valorizzare le loro competenze e professionalità affinché possano rientrare nel mercato del lavoro e in particolare in quello del trasporto aereo. La regione Sardegna è pronta a fare la sua parte». Per il 10 gennaio la Regione ha convocato tutti i sindacati.
I sindacati. Le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta parlano di una «totale indifferenza delle istituzioni» e chiedono al Governo di «bloccare la procedura e scongiurare la tragedia sociale». Arnaldo Boeddu (Filg Cgil) aggiunge: «I nostri legali verificheranno se ci sia qualche margine per impugnare queste lettere. Le responsabilità sono da ascrivere alla proprietà e alla politica che non ha vigilato abbastanza». Sulla stessa linea Gianluca Langiu (Fit Cisl): «Con la bocciatura dell'emendamento da inserire nella legge di bilancio si è spenta la speranza di avere una proroga alla Cigs. La politica aveva il compito di fare approvare lo strumento normativo e di attuare un’opera di persuasione sulla proprietà perché lo attivasse». Interviene anche William Zonca (Uiltrasporti). «È un atto inaccettabile – dice – che poteva essere evitato. Bisogna capire se il Governo riuscirà a far fare un passo indietro all'azienda o a mettere in atto ammortizzatori sociali». Interviene anche Nicola Contini (Ugl Ta): «Non ci rassegneremo e rivendicheremo, in ogni sede, il diritto a tutele e sostegno come tutte le altre vertenze del trasporto aereo». Marco Bardini (Anpav) aggiunge: «Bisogna riconvocare immediatamente il tavolo interministeriale, per noi la partita non finisce qui. Col licenziamento collettivo più imponente della storia recente, si chiudono 60 anni di storia. E Karim Aga Khan, socio di maggioranza, chiude il suo rapporto con l'isola, che per tanti anni lo aveva celebrato come imprenditore illuminato, nel peggiore dei modi».
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