Campioni della tecnologia: serve un progetto dall’isola
di Roberto Petretto
Il bando del ministero dell’Università finanzierà cinque centri in italia
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SASSARI. Nel mare di danari mossi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza una parte non trascurabile sarà destinata a finanziare cinque progetti nel campo della ricerca e dell’innovazione. Un intervento di cui sinora si è parlato poco, ma per il quale la Sardegna sembra avere le carte in regola per aspirare a essere inserita in almeno un paio dei settori previsti. Ma bisogna fare presto per elaborare un progetto plausibile. Il bando è quello del ministero dell’Università per i 5 “Campioni nazionali”.
Un bando che punta a raccogliere “proposte di intervento per il potenziamento di strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali” di ricerca e sviluppo”. Il campo di intervento è quello delle key enabling technologies, le cosiddette Ket, “tecnologie abilitanti”ritenute fondamentali per la crescita e l'occupazione.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanzia con 1,6 miliardi di euro l’istituzione di 5 Centri nazionali specializzati nella ricerca tecnologica in questi ambiti: simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; tecnologie dell’agricoltura; sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; mobilità sostenibile; bio-diversità.
La Sardegna potrebbe essere terreno ideale per agricoltura e terapia genica, ma anche per altri settori.
Ciascun “Campione nazionale” riceverà una dote tra i 200 e i 400 milioni di euro e dovrà occuparsi «della creazione e del rinnovamento di infrastrutture e laboratori di ricerca, della realizzazione e sviluppo di programmi e attività di ricerca, di favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off da ricerca, e della valorizzazione dei risultati della ricerca».
La corsa per entrare a fare parte del ristrettissimo parco progettuale partirà alle 12 del 17 gennaio per concludersi alla stessa ora del 15 febbraio.
Ci sono alcune condizioni da rispettare: le proposte per la creazione dei Centri nazionali dovranno, tra gli altri criteri, prevedere che almeno il 40% delle risorse finanziarie sia destinato ad attività realizzate nelle regioni del Mezzogiorno e che almeno il 40% del personale assunto o destinatario di borse di studio o di ricerca a tempo determinato sia donna.
È inoltre richiesto che ogni Centro si avvalga di almeno 250 persone dedicate alla ricerca tra il personale strutturato di università ed enti che partecipano al progetto. La durata del programma di ricerca è di 3 anni a partire dalla data indicata nel decreto di concessione del finanziamento che verrà sottoscritto al termine della fase di valutazione delle proposte e della fase di negoziazione subito successiva.
La durata potrà essere estesa, su autorizzazione del ministero, non oltre il 28 febbraio 2026. Insomma potrebbe essere un’opportunità importante per chi svolge attività di ricerca nell’isola.
«I Centri - spiega il ministero dell’Università - si presentano come aggregazioni di università statali ed enti di ricerca, auspicabilmente organizzati come Fondazioni o Consorzi, che possono coinvolgere altri soggetti pubblici e privati, impegnati in attività di ricerca, altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, accomunati da obiettivi e interessi di ricerca strategici comuni, che si rifanno a tecnologie abilitanti, coerenti con le priorità del Pnrr e dell’agenda strategica per la ricerca dell’Unione europea».
Più nello specifico, le key enabling technologies devono includere simulazione avanzata e analisi e gestione dei big data; tecnologie avanzate per l'ambiente e l'energia; tecnologie quantistiche e dei materiali avanzati, fotonica ed optoelettronica; tecnologie per la salute (Biopharma Technologies); tecnologie per l’agricoltura e l'alimentazione (Agri-Tech); mobilità sostenibile, tecnologie applicate e patrimonio culturale; tecnologie per la biodiversità e la sostenibilità ambientale; tecnologie per la transizione digitale industriale. Alcune di queste professionalità la Sardegna le detiene: bisogna metterle in campo.
Un bando che punta a raccogliere “proposte di intervento per il potenziamento di strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali” di ricerca e sviluppo”. Il campo di intervento è quello delle key enabling technologies, le cosiddette Ket, “tecnologie abilitanti”ritenute fondamentali per la crescita e l'occupazione.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanzia con 1,6 miliardi di euro l’istituzione di 5 Centri nazionali specializzati nella ricerca tecnologica in questi ambiti: simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; tecnologie dell’agricoltura; sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; mobilità sostenibile; bio-diversità.
La Sardegna potrebbe essere terreno ideale per agricoltura e terapia genica, ma anche per altri settori.
Ciascun “Campione nazionale” riceverà una dote tra i 200 e i 400 milioni di euro e dovrà occuparsi «della creazione e del rinnovamento di infrastrutture e laboratori di ricerca, della realizzazione e sviluppo di programmi e attività di ricerca, di favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off da ricerca, e della valorizzazione dei risultati della ricerca».
La corsa per entrare a fare parte del ristrettissimo parco progettuale partirà alle 12 del 17 gennaio per concludersi alla stessa ora del 15 febbraio.
Ci sono alcune condizioni da rispettare: le proposte per la creazione dei Centri nazionali dovranno, tra gli altri criteri, prevedere che almeno il 40% delle risorse finanziarie sia destinato ad attività realizzate nelle regioni del Mezzogiorno e che almeno il 40% del personale assunto o destinatario di borse di studio o di ricerca a tempo determinato sia donna.
È inoltre richiesto che ogni Centro si avvalga di almeno 250 persone dedicate alla ricerca tra il personale strutturato di università ed enti che partecipano al progetto. La durata del programma di ricerca è di 3 anni a partire dalla data indicata nel decreto di concessione del finanziamento che verrà sottoscritto al termine della fase di valutazione delle proposte e della fase di negoziazione subito successiva.
La durata potrà essere estesa, su autorizzazione del ministero, non oltre il 28 febbraio 2026. Insomma potrebbe essere un’opportunità importante per chi svolge attività di ricerca nell’isola.
«I Centri - spiega il ministero dell’Università - si presentano come aggregazioni di università statali ed enti di ricerca, auspicabilmente organizzati come Fondazioni o Consorzi, che possono coinvolgere altri soggetti pubblici e privati, impegnati in attività di ricerca, altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, accomunati da obiettivi e interessi di ricerca strategici comuni, che si rifanno a tecnologie abilitanti, coerenti con le priorità del Pnrr e dell’agenda strategica per la ricerca dell’Unione europea».
Più nello specifico, le key enabling technologies devono includere simulazione avanzata e analisi e gestione dei big data; tecnologie avanzate per l'ambiente e l'energia; tecnologie quantistiche e dei materiali avanzati, fotonica ed optoelettronica; tecnologie per la salute (Biopharma Technologies); tecnologie per l’agricoltura e l'alimentazione (Agri-Tech); mobilità sostenibile, tecnologie applicate e patrimonio culturale; tecnologie per la biodiversità e la sostenibilità ambientale; tecnologie per la transizione digitale industriale. Alcune di queste professionalità la Sardegna le detiene: bisogna metterle in campo.
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