Per l’ovicaprino dell’isola un taglio da 133 milioni
Copagri: la bozza di Piano strategico la esclude dai premi-sostenibilità della Pac «Così si favorisce il nord Italia, la Regione trovi il modo di bloccare la decisione»
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SASSARI. Ci sono tanti modi per operare delle discriminazioni, magari solo per distrazione o per calcoli errati (c’è da sperare che sia così). Il comparto ovicaprino, che notoriamente vede la Sardegna al vertice nazionale per numero di capi e aziende, rischia di venire escluso dai sostanziosi vantaggi che la nuova Pac (la Politica agricola comunitaria) prevede per chi operi in maniera sostenibile, vantaggi che invece competerebbero a chi alleva bovini e suini. A lanciare l’allarme è Copagri Sardegna: «Nonostante l’opposizione delle organizzazioni agricole e della Regione Sardegna – dice il direttore Pietro Tandeddu, che è anche responsabile nazionale del settore – il ministro delle politiche agricole Patuanelli ha deciso che, all’interno del Piano strategico nazionale, previsto dalla nuova Pac 2023-2027, non si applicherà agli ovicaprini l’ecoschema zootecnia riferito al benessere animale. A tutto vantaggio delle produzioni del Nord Italia».
Gli “ecoschemi” sono le pratiche rispettose dell’ambiente, l’Europa è (giustamente) sempre più indirizzata verso la sostenibilità e per quanto riguarda l’agricoltura prevede di destinare loro il 25% dei premi comunitari fino ad oggi corrisposti agli agricoltori. Per vedersi attribuire questo quarto, che si aggiunge al premio base che spetta a tutte le aziende agricole, ovviamente decurtato, i produttori devono aderire a a uno degli ecoschemi definiti dal Piano strategico nazionale in approvazione in questi giorni e che vede appunto la penalizzazione del comparto ovicaprino. «Per la zootecnia – dice ancora Tandeddu – è stato istituito un ecoschema su due livelli: uno legato al minor uso di antibiotici, che vale per tutti i settori; il secondo, di valore molto maggiore, al pascolo brado e semibrado. Ebbene, quest’ultimo è stato ristretto solo a bovini e suini».
«I bovini, da latte o da carne, per esempio, godranno di un contributo pari a 240 euro per Uba (acronimo che sta per Unità bovino adulto) – sottolinea il presidente regionale di Copagri Ignazio Cirronis – Poiché un Uba corrisponde a 6 capi ovini, se si applicasse agli ovicaprini un parametro proporzionale, si avrebbe un contributo di 40 euro a capo cioè un valore di 12.000 euro per un gregge medio di 300 capi; quindi i nostri pastori, dai premi comunitari, avranno mediamente 12.000 euro in meno di quanto avrebbero se fosse applicato anche per loro l’ecoschema benessere animale. Un danno che possiamo stimare in 133 milioni di euro per anno: a tanto ammonta il valore di 40 euro moltiplicato per i circa 3.337.000 di capi ovicaprini presenti nell’Isola. Considerato che il contributo sugli ecoschemi è sottratto dal premio base, non possiamo che parlare di somma ingiustizia».
«Per le imprese pastorali della Sardegna – dice Tandeddu – che, come noto, dispone della maggior presenza di capi ovicaprini in Italia (3.039.160 pecore, pari al 48% del patrimonio nazionale, e 298.424 capre, pari al 28% del totale italiano), si tratta di un danno economico ingente, assolutamente inaccettabile. Stupisce che, a fronte delle indicazioni poste a base delle scelte, rivolte a privilegiare la conduzione al pascolo o in semi-brado, si penalizzi proprio il comparto ove tale tipologia di allevamento è più diffusa».
«Non si conoscono tra l’altro i termini per la ripartizione delle risorse tra le Regioni riferite allo Sviluppo Rurale e se Patuanelli vorrà per la Sardegna tener conto del principio di insularità. Di certo la Regione – conclude Cirronis – deve trovare il modo di bloccare questa decisione, considerato anche che il ministro non ha portato ancora il Psn al confronto finale in Conferenza Stato-Regioni». (a.palmas)
Gli “ecoschemi” sono le pratiche rispettose dell’ambiente, l’Europa è (giustamente) sempre più indirizzata verso la sostenibilità e per quanto riguarda l’agricoltura prevede di destinare loro il 25% dei premi comunitari fino ad oggi corrisposti agli agricoltori. Per vedersi attribuire questo quarto, che si aggiunge al premio base che spetta a tutte le aziende agricole, ovviamente decurtato, i produttori devono aderire a a uno degli ecoschemi definiti dal Piano strategico nazionale in approvazione in questi giorni e che vede appunto la penalizzazione del comparto ovicaprino. «Per la zootecnia – dice ancora Tandeddu – è stato istituito un ecoschema su due livelli: uno legato al minor uso di antibiotici, che vale per tutti i settori; il secondo, di valore molto maggiore, al pascolo brado e semibrado. Ebbene, quest’ultimo è stato ristretto solo a bovini e suini».
«I bovini, da latte o da carne, per esempio, godranno di un contributo pari a 240 euro per Uba (acronimo che sta per Unità bovino adulto) – sottolinea il presidente regionale di Copagri Ignazio Cirronis – Poiché un Uba corrisponde a 6 capi ovini, se si applicasse agli ovicaprini un parametro proporzionale, si avrebbe un contributo di 40 euro a capo cioè un valore di 12.000 euro per un gregge medio di 300 capi; quindi i nostri pastori, dai premi comunitari, avranno mediamente 12.000 euro in meno di quanto avrebbero se fosse applicato anche per loro l’ecoschema benessere animale. Un danno che possiamo stimare in 133 milioni di euro per anno: a tanto ammonta il valore di 40 euro moltiplicato per i circa 3.337.000 di capi ovicaprini presenti nell’Isola. Considerato che il contributo sugli ecoschemi è sottratto dal premio base, non possiamo che parlare di somma ingiustizia».
«Per le imprese pastorali della Sardegna – dice Tandeddu – che, come noto, dispone della maggior presenza di capi ovicaprini in Italia (3.039.160 pecore, pari al 48% del patrimonio nazionale, e 298.424 capre, pari al 28% del totale italiano), si tratta di un danno economico ingente, assolutamente inaccettabile. Stupisce che, a fronte delle indicazioni poste a base delle scelte, rivolte a privilegiare la conduzione al pascolo o in semi-brado, si penalizzi proprio il comparto ove tale tipologia di allevamento è più diffusa».
«Non si conoscono tra l’altro i termini per la ripartizione delle risorse tra le Regioni riferite allo Sviluppo Rurale e se Patuanelli vorrà per la Sardegna tener conto del principio di insularità. Di certo la Regione – conclude Cirronis – deve trovare il modo di bloccare questa decisione, considerato anche che il ministro non ha portato ancora il Psn al confronto finale in Conferenza Stato-Regioni». (a.palmas)
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