La Nuova Sardegna

Esplode la rabbia dei lavoratori a fuoco le divise della compagnia

di Antonello Sechi
 Esplode la rabbia dei lavoratori a fuoco le divise della compagnia

In duecento hanno partecipato al sit-in convocato dai sindacati davanti all’ex quartiere generale   Bardini, Anpav: «Giorgetti chiede un piano industriale per organizzare gli interventi? Glielo diamo noi» 

4 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Che cosa c’è di più simbolico di una bandiera che viene bruciata? Che cosa ci può essere di più drammatico se a dare fuoco a quella bandiera o a quella divisa sono coloro che sotto quei simboli hanno “militato” con orgoglio per decenni, anche con l’idea di essere un’élite del mondo del lavoro? È successo ieri mattina davanti ai cancelli di quello che una volta era il quartier generale di Meridiana prima e di Air Italy dopo e che ora è un edificio vuoto, anonimo e muto che fa da quinta all’aeroporto Costa Smeralda. Su quei cancelli, ieri, sono bruciate divise, camicie, cravatte, sciarpe e scarpe di piloti, assistenti di volo e personale di terra della compagnia aerea fondata da Karim Aga Khan come Alisarda, ribattezzata Meridiana per renderla meno locale e più attraente nel mercato europeo, e infine trasformata in Air Italy con i nuovi colori voluti da un colosso come il Qatar, socio di Karim, per finire poco dopo, meno di due anni fa, nel baratro della messa in liquidazione, della cassa integrazione e delle lettere di licenziamento inviate ai lavoratori il 2 gennaio scorso, uno scontato e crudele “dono” di inizio anno.

A dar fuoco alle divise sono stati loro stessi, i lavoratori. Sono arrivati in 200 circa alla manifestazione chiamata da Ap, Anpav e Usb. Quasi un rito funebre, al quale si sono presentati anche parecchi iscritti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Le lettere di licenziamento, firmate dai liquidatori Laghi e Lagro, hanno spezzato per sempre il rapporto, gettando in un buco nero il futuro di oltre 1300 lavoratori e spazzando via 60 anni di storia industriale, economica e sociale di Olbia e dell’isola.

Che dei lavoratori diano fuoco alla loro divisa con l’accendino fa male ma non stupisce: con i licenziamenti sparisce anche il palliativo della cassa integrazione che teneva teoricamente in piedi un’ipotesi industriale. Il loro futuro, se ci sarà, avrà altri colori. Difficile credere a un ripensamento dell’Aga Khan e della Qatar Airways, come quello in cui spera il sindaco Settimo Nizzi scrivendo al presidente del consiglio Mario Draghi perché si faccia sentire con loro.

Che il futuro possa essere altrove, lo dicono Marco Bardini dell’Anpav, Alessandro Brandano dell’Usb e Paolo Totaro dell’Ap che parlano al megafono dopo una breve marcia dei 200 dal palazzo abbandonato all’aerostazione dove, anche qui, da tempo sono scomparsi i grandi cartelloni con la scritta Air Italy che dicevano a chiunque sbarcasse o partisse dal Costa Smeralda “questa è casa nostra”. «La politica si è svegliata solo adesso che scorre il sangue, a Titanic affondato – dice Bardini – ma prendiamo atto e apprezziamo il fatto che il ministro del lavoro Andrea Orlando sia pronto a mettere in campo le misure necessarie per gli ammortizzatori sociali, secondo quanto ha detto l’altro ieri Romina Mura, presidente della commissione lavoro della Camera. Ha detto che è pronto a fare la sua parte purché ci sia un progetto industriale. Dunque, ora tocca al ministro del Mise, Giancarlo Giorgetti. Lui dice che se non c’è un progetto industriale non può intervenire. Se è così, glielo diamo noi il progetto industriale». Il percorso possibile per non disperdere il capitale professionale degli ex Air Italy è stato ribadito ieri davanti all’aeroporto. «C’è Ita che cresce – dicono Anpav, Usb e Ap –, per il 2022 ha acquistato altri 25 aerei. Avrà bisogno di oltre mille persone tra piloti, assistenti di volo, personale di terra. Può attingere al bacino dei lavoratori ex Air Italy. Non c’è contrasto con i lavoratori dell’ex compagnia pubblica, Alitalia: sono tranquilli, loro hanno davanti due anni di cassa integrazione, noi non abbiamo più niente, dunque assumano noi. Poi c’è la continuità territoriale: si tratta di dodici macchine che volano. A maggio andrà rinnovato il bando, dovrà esserci la clausola che chi lo vince deve assumere i lavoratori ex Air Italy. Eccolo il piano industriale per il ministro Giorgetti. Lo diremo anche all’assessore regionale Alessandra Zedda, nell’incontro che si terrà lunedì».

L’assemblea è finita. Si torna a casa. Nessuno vuole darsi per vinto ma sanno che sarà difficile. Lo sarà anche per il territorio, come ha detto al megafono Adolfo Marsicola, padre di una lavoratrice ex Air Italy: «Olbia e la Sardegna, con la fine della compagnia, perdono molti denari. Sarà un grande danno per tutti». Tra i lavoratori, intanto, gira la foto di un articolo pubblicato proprio ieri sul Sole24Ore. «Con la messa in liquidazione di Air Italy – si legge sul quotidiano di Confindustria – sono aumentati i compensi per i vertici della società, che ha appena fatto partire le lettere di licenziamento per i 1322 dipendenti». L’articolo riporta le cifre dei compensi ai due liquidatori nominati l’11 febbraio 2020, al cda e al collegio sindacale. Sono molti soldi. Il nome dato al file con l’articolo che gira nelle chat dei lavoratori dice tutto: “compensi VS lacrime.pdf”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative