La rivolta dei sindaci per i tamponi last minute
di Roberto Petretto
Superlavoro per le Asl, ma anche tante incombenze scaricate sui Comuni
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SASSARI. Come un bambino lanciato in acqua dal padre che usa un metodo drastico per fare in modo che il piccolo impari a nuotare rapidamente, il sistema sanitario sardo si è messo in moto per la campagna di screening rivolta al mondo della scuola e “ordinata” dal presidente della Regione alla vigilia dell’Epifania, quando le vacanze natalizie stavano per terminare. Molti hanno annaspato, qualcuno ha tentato di tenersi a galla. Nessuno ha gradito la tempistica, anche se ai vertici della sanità sarda, appena nominati, nessuno protesta. Solo tra le righe di qualche comunicato si percepisce una certa tensione: «Le Asl di Sassari e della Gallura - si legge in un comunicato - pur nei limiti dei tempi ridottissimi e della carenza di risorse umane hanno organizzato dei punti di esecuzione dei tamponi antigenici».
E così, chi più chi meno, hanno tentato di fare tutti. Anche se l’ordine di Solinas, indirizzato principalmente alle Asl, ha finito per coinvolgere (o travolgere) i sindaci. Infatti ieri il malumore tra i primi cittadini sardi dilagava. «L'azione dei Comuni, in un quadro così frammentato e con una tempistica così ristretta, non può che essere quello di mero supporto dell'azione delegata delle Asl», ha detto il presidente dell’Anci, Emiliano Deiana.
Cerca di spegnere le polemiche l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu: «Siamo nella fase operativa, stiamo lavorando all'organizzazione. Abbiamo avuto una conference call con tutti i referenti delle aziende e con l'Anci per valutare se le procedure sono compatibili con quello che possono fare i comuni. Alcuni sono partiti, altri partiranno. Continueremo anche dopo l'apertura delle scuole».
Quindi è chiaro che tutto non si potrà esaurire in due giorni, come chiedeva il presidente della Regione. Ma il realismo non spegne il disappunto di molti sindaci: «Sono favorevole all'apertura ritardata delle scuole e allo screening a campione sugli studenti, ma a un patto: che non rallenti in alcun modo la campagna vaccinale, unica vera via di uscita dal "terremoto Omicron"», puntualizza il sindaco di Sassari, Nanni Campus, che sottolinea come la variante rappresenti ormai il 68% dei casi in città, arrivati ieri a 829 con un incremento di 138 in 2 giorni. «Il virus corre sulle gambe dei ragazzi - spiega - e per questo valutare il numero dei contagi, e soprattutto tenere le scuole chiuse, per me anche la prossima settimana, può essere utile. Rischia però di essere addirittura dannoso se questo rallenta la vaccinazione, che invece deve andare avanti a vele spiegate. Purtroppo conosciamo già la contagiosità della nuova variante, e possiamo anche stimare quanto sia presente, sappiamo però anche quale è l'unica soluzione: vaccinarsi».
Sulla stessa linea la sindaca di Fonni, Daniela Falconi: «Stiamo ottemperando all’ordinanza, ma siamo sicuri che fosse opportuno mettere in atto questa campagna nel bel mezzo delle vaccinazioni ? Ora servono i medici per refertare sui 500 ragazzi compresi i pendolari, che speriamo di poter sottoporre all’esame già stasera o al più tardi domani mattina».
«La pandemia è iniziata a marzo 2020 - ricorda amaramente la sindaca di Arborea, Manuela Pintus - e se il panico e la mancata programmazione e condivisione di attività erano allora giustificabili, oggi non sono francamente comprensibili. Dietro a questa rincorsa al tampone dell'ultimo minuto ci sono i nostri studenti, le nostre famiglie, le nostre scuole e le nostre comunità che necessitano anch'esse di informazioni chiare e della condivisione programmata di ogni attività».
I sindaci si sono sentiti mandati allo sbaraglio, senza mezzi e senza truppe: «Oggi invece di vaccinare, tamponiamo. E perché? - chiede il sindaco di Scano Montiferro, Antonio Flore -Perché i nostri governanti si sono fatti prendere dal panico, perché si cerca di dare il contentino a tutti, senza razionalità, senza efficacia, senza prospettiva. Scuole chiuse all'ultimo secondo, di notte, campagna di screening ancora tutta da costruire. Assurdo».
Tra i sindaci c’è anche chi segue una strategia personale: a Mores il primo cittadino Enrico Virdis ha deciso di mantenere le scuole chiuse sino al 17. La prossima settimana lezioni a casa con didatica a distanza.
E in questo quadro l’opposizione in consiglio regionale cavalca il malcontento: «La Regione - attacca Desiré Manca, consigliera regionale M5S - ha preferito arrivare al 7 gennaio senza aver pianificato uno screening di massa come si deve. Oggi i sindaci di tutta la Sardegna si stanno interrogando su quali azioni mettere in campo per far fronte a questo caos organizzativo».
In mezzo a questo mare di polemiche, non bisogna dimenticare che, in molti centri, la campagna è partita (laddove era stata programmata in anticipo) o sta per partire. Sarà impossibile concluderla prima della riapertura delle scuole e a quel punto eventuali casi positivi potrebbero saltare fuori quando i ragazzi sono già in classe. Con tutto quello che potrebbe derivarne. Tra l’incudine dei sindaci e il martello del presidente della Regione, Asl e assessore cercano di fare il possibile: «La disponibilità di test non è un problema - assicura Nieddu -. Mettere in piedi una macchina organizzativa nel momento in cui potenziamo la campagna vaccinale, aumentando le risorse per un testing di questa portata non è facile, ma contiamo di riuscire».
E così, chi più chi meno, hanno tentato di fare tutti. Anche se l’ordine di Solinas, indirizzato principalmente alle Asl, ha finito per coinvolgere (o travolgere) i sindaci. Infatti ieri il malumore tra i primi cittadini sardi dilagava. «L'azione dei Comuni, in un quadro così frammentato e con una tempistica così ristretta, non può che essere quello di mero supporto dell'azione delegata delle Asl», ha detto il presidente dell’Anci, Emiliano Deiana.
Cerca di spegnere le polemiche l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu: «Siamo nella fase operativa, stiamo lavorando all'organizzazione. Abbiamo avuto una conference call con tutti i referenti delle aziende e con l'Anci per valutare se le procedure sono compatibili con quello che possono fare i comuni. Alcuni sono partiti, altri partiranno. Continueremo anche dopo l'apertura delle scuole».
Quindi è chiaro che tutto non si potrà esaurire in due giorni, come chiedeva il presidente della Regione. Ma il realismo non spegne il disappunto di molti sindaci: «Sono favorevole all'apertura ritardata delle scuole e allo screening a campione sugli studenti, ma a un patto: che non rallenti in alcun modo la campagna vaccinale, unica vera via di uscita dal "terremoto Omicron"», puntualizza il sindaco di Sassari, Nanni Campus, che sottolinea come la variante rappresenti ormai il 68% dei casi in città, arrivati ieri a 829 con un incremento di 138 in 2 giorni. «Il virus corre sulle gambe dei ragazzi - spiega - e per questo valutare il numero dei contagi, e soprattutto tenere le scuole chiuse, per me anche la prossima settimana, può essere utile. Rischia però di essere addirittura dannoso se questo rallenta la vaccinazione, che invece deve andare avanti a vele spiegate. Purtroppo conosciamo già la contagiosità della nuova variante, e possiamo anche stimare quanto sia presente, sappiamo però anche quale è l'unica soluzione: vaccinarsi».
Sulla stessa linea la sindaca di Fonni, Daniela Falconi: «Stiamo ottemperando all’ordinanza, ma siamo sicuri che fosse opportuno mettere in atto questa campagna nel bel mezzo delle vaccinazioni ? Ora servono i medici per refertare sui 500 ragazzi compresi i pendolari, che speriamo di poter sottoporre all’esame già stasera o al più tardi domani mattina».
«La pandemia è iniziata a marzo 2020 - ricorda amaramente la sindaca di Arborea, Manuela Pintus - e se il panico e la mancata programmazione e condivisione di attività erano allora giustificabili, oggi non sono francamente comprensibili. Dietro a questa rincorsa al tampone dell'ultimo minuto ci sono i nostri studenti, le nostre famiglie, le nostre scuole e le nostre comunità che necessitano anch'esse di informazioni chiare e della condivisione programmata di ogni attività».
I sindaci si sono sentiti mandati allo sbaraglio, senza mezzi e senza truppe: «Oggi invece di vaccinare, tamponiamo. E perché? - chiede il sindaco di Scano Montiferro, Antonio Flore -Perché i nostri governanti si sono fatti prendere dal panico, perché si cerca di dare il contentino a tutti, senza razionalità, senza efficacia, senza prospettiva. Scuole chiuse all'ultimo secondo, di notte, campagna di screening ancora tutta da costruire. Assurdo».
Tra i sindaci c’è anche chi segue una strategia personale: a Mores il primo cittadino Enrico Virdis ha deciso di mantenere le scuole chiuse sino al 17. La prossima settimana lezioni a casa con didatica a distanza.
E in questo quadro l’opposizione in consiglio regionale cavalca il malcontento: «La Regione - attacca Desiré Manca, consigliera regionale M5S - ha preferito arrivare al 7 gennaio senza aver pianificato uno screening di massa come si deve. Oggi i sindaci di tutta la Sardegna si stanno interrogando su quali azioni mettere in campo per far fronte a questo caos organizzativo».
In mezzo a questo mare di polemiche, non bisogna dimenticare che, in molti centri, la campagna è partita (laddove era stata programmata in anticipo) o sta per partire. Sarà impossibile concluderla prima della riapertura delle scuole e a quel punto eventuali casi positivi potrebbero saltare fuori quando i ragazzi sono già in classe. Con tutto quello che potrebbe derivarne. Tra l’incudine dei sindaci e il martello del presidente della Regione, Asl e assessore cercano di fare il possibile: «La disponibilità di test non è un problema - assicura Nieddu -. Mettere in piedi una macchina organizzativa nel momento in cui potenziamo la campagna vaccinale, aumentando le risorse per un testing di questa portata non è facile, ma contiamo di riuscire».
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