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L’isola è agli ultimi posti per le startup innovative

L’isola è agli ultimi posti per le startup innovative

Su scala nazionale la Sardegna occupa appena la quartultima posizione Ma la regione è ultima per incidenza sul numero totale delle neosocietà 

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SASSARI. In un’Italia molto in ritardo sul piano dell’innovazione, di cui si fa un gran parlare ma cui nei fatti la politica sembra non credere a sufficienza se guardiamo i dati degli altri Paesi europei, la Sardegna è agli ultimi posti nazionali per numero di start up innovative. Sono tali le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro, non quotate, e in possesso di determinati indicatori relativi all’innovazione tecnologica. Ebbene, a parte poche eccezioni, l’isola è ben lontana da ciò che dovrebbe fare una regione che ha bisogno e fretta di crescere in competitività.

Quartultima. Secondo un’elaborazione di Unioncamere, nell’ultimo trimestre del 2020 in Italia il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese era pari a 11.899, in diminuzione di 169 unità (-1,4%) rispetto al trimestre precedente. Quelle sarde erano 158, l’1,33% del totale nazionale, dato che pone l’isola al quartultimo posto davanti solamente alle piccole regioni come Basilicata (108), Molise (75) e Valle d’Aosta (22). Un abisso rispetto al podio composto da Lombardia (3.218, pari al 27,0% del totale nazionale), Lazio (1.383, 11,6%) e Campania (1.053, 8,9%). La Sardegna è però tristemente ultima per l’incidenza di startup innovative in rapporto al totale delle società di capitali con meno di cinque anni e cinque milioni di fatturato annuo: 1,9%, dietro Sicilia e Puglia (2%) in una classifica dominata dal Trentino Alto Adige (5,4%).

Male Nuoro e Oristano. E se guardiamo alla classifica di 105 province, nessuna delle sarde è tra le prime 20, mentre in coda troviamo, entrambe con 13 start up, Nuoro e Oristano, rispettivamente al 93° e 94° posto. La maggior parte sono start up collocate nel settore dei servizi alle imprese (oltre il 74% a livello nazionale, nella produzione di software e consulenza informatica, nelle attività di R&S, nelle attività dei servizi d’informazione), nell’isola per lo più a Cagliari e Sassari; il 17,2% invece lavorano nel settore manifatturiero (soprattutto fabbricazione di macchinari, di computer e prodotti elettronici e ottici), mentre è residuale il numero di quelle del commercio, del turismo, dell’agricoltura (dove però se ne contano 6, non poche in relazione al centinaio totale a livello nazionale (5 a Oristano). Non ne è stata registrata alcuna nei trasporti, nelle assicurazioni e credito e nelle costruzioni.

Donne, giovani e stranieri. In Italia le startup innovative con una prevalenza femminile ai vertici sono il 13,1% del totale (contro il 21,5 delle neo-società di capitale in generale); in compenso le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono il 19,0% del totale, 4 punti percentuali in più delle non innovative. E quelle in cui è presente almeno un cittadino non italiano sono il 13,9% (contro 15,2%).

Sembra che l’Italia cresca, ma in realtà va molto più lenta dei cugini europei nonostante nel 2021 abbia investito nello sviluppo delle startup il doppio delle cifre dell’anno pre-pandemico: eppure è solo decima. Ciò che occorre è sfruttare bene l’occasione del Pnrr, ma occorre programmare (e in fretta) eliminando quelle incertezze burocratiche che rendono poco appetibile l’idea di investire nel settore. (a.palmas)

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