La Nuova Sardegna

Trovato morto in un fiume con una ferita alla testa

di Gian Carlo Bulla
Trovato morto in un fiume con una ferita alla testa

Il 55enne era irreperibile dal 31 dicembre: non si esclude nessuna ipotesi

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BARRALI. Sarà l’autopsia a chiarire le cause che hanno provocato la morte di Antonangelo Lecca, il disoccupato 55enne di Barrali che ieri mattina è stato rinvenuto privo di vita nell’alveo del rio Flumini Mannu, nelle campagne di Barrali. Dell’uomo, ex servo pastore, salito più volte agli onori della cronaca perché denunciato e arrestato per maltrattamenti in famiglia, non si avevano notizie e si erano perse le tracce dal 31 dicembre. Lecca aveva una profonda ferita alla testa che potrebbe essersi procurato cadendo accidentalmente dalla bicicletta, ma la ferita potrebbe anche essergli stata procurata da un colpo con un corpo contundente. Allo stato attuale i carabinieri che effettuano le indagini, coordinati dal pm Diana Lecca, ritengono più probabile la prima ipotesi. I militari tengono tuttavia prudentemente le bocche chiuse e non escludono alcuno sviluppo.

Lecca viveva da solo, in un modesto monolocale adibito in precedenza a ricovero attrezzi, nelle campagne di Barrali in un appezzamento di terreno di sua proprietà da quando il giudice aveva disposto il suo allontanamento dalla casa familiare di via Donori. L’uomo, non avendo la patente, usava come mezzo di locomozione una vecchia mountain bike. Le sue ricerche erano iniziate solo il 5 gennaio dopo che il fratello Pierluigi si era rivolto ai carabinieri di Barrali per denunciare la sua scomparsa. In un primo tempo i familiari ritenevano si fosse allontanato volontariamente. I carabinieri hanno subito attivato le ricerche che sono state infruttuose sino a sabato sera. Hanno preso nuovo impulso ieri mattina dopo che il fratello Pierluigi ha rinvenuto la sua bicicletta in un canneto nel greto del torrente Bau Mannu. A consentire il ritrovamento della mountain bike è stato l’abbassamento del livello dell’acqua favorito dalla chiusura della diga a monte. Poco dopo, informata dai carabinieri del ritrovamento della bici, è stata la prefettura di Cagliari a far scattare il piano previsto nei casi di scomparsa di persone. Alle ricerche che si sono concentrate nell’alveo del torrente hanno partecipato i carabinieri della compagnia di Dolianova coordinati dal comandante, il tenente Luca Delle Vedove, i vigili del fuoco del distaccamento di Mandas e del nucleo sommozzatori del comando provinciale di Cagliari, e i tecnici specialisti del corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico. Sono stati questi ultimi a individuare e recuperare il cadavere dello scomparso che si trovava incastrato tra la vegetazione del rio a una cinquantina di metri dal luogo in cui è stata rinvenuta la bicicletta. La notizia del ritrovamento del corpo si è diffusa nella tarda mattinata a Barrali. A “Bau Mannu” si sono recate decine di persone: oltre ai familiari e agli amici, tanti curiosi che hanno assistito alle operazioni di recupero e sostato in rispettoso silenzio. Nel primo pomeriggio, così come disposto dal magistrato di turno, la dottoressa Diana Lecca, il corpo è stato rimosso e trasportato nell’istituto di medicina legale del policlinico di Monserrato dove nella giornata di oggi l’anatomopatologo Roberto Demontis effettuerà l’esame autoptico che chiarirà con certezza le cause che hanno provocato la sua morte.

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