Equilibrio precario: la scuola per ora regge
di Roberto Petretto
Effettuati più di 80mila test: la metà della popolazione studentesca L’incidenza dei casi positivi sul totale ha superato di poco il 2 per cento
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SASSARI. Come è andata, in realtà? Dopo due giorni di screening la Regione brinda al successo dell’operazione lampo spinta dal presidente Solinas con l’ordinanza dell’Epifania.
La campagna di tamponi dedicata agli studenti, promossa dalla Regione e realizzata dai sindaci, dall’Anci e dalle Asl «ha raggiunto il target “sentinella”, cioè la soglia del 50% della popolazione scolastica testata in grado di rappresentare il quadro epidemiologico generale - spiega una nota della Regione -. Sull'intero territorio regionale, il dato, non ancora definitivo, registra 81.300 studenti che si sono sottoposti volontariamente al test antigenico nelle giornate di sabato e domenica: 26.790 Asl Cagliari; 9.504 Asl Gallura; 1.945 Asl Medio Campidano; 10.649 Nuoro; 1.187 Asl Ogliastra; 6.815 Asl Oristano; 17.322 Asl Sassari; 7.088 Asl Sulcis». Sono pochi? Sono molti? Di certo il giorno dell’Epifania pochi avrebbero scommesso che al 10 gennaio ci sarebbe stato un risultato simile. E quel 2,19 per cento che indica l’incidenza dei casi positivi sul totale delle persone testate dovrebbe indurre all’ottimismo. Rimane l’incognità di cosa c’è nell’altra metà della popolazione studentesca sarda. Tra quegli altri 80mila che non sono andati a fare un test, forse perché qualche sospetto di positività lo avevano già. Ma la certezza di questo nessuno la può avere. La riprova si avrà con l’avvio delle lezioni, strada facendo.
Di certo con i dati a disposizione oggi non si può che sorridere. Anche se gli studenti delle superiori temono un peggioramento della situazione: ieri migliaia di ragazzi hanno scelto di protestare per chiedere la Dad almeno per due settimane. «L'adesione alla mobilitazione è stata massiccia dal nord al sud dell'isola - ha detto Alessandro Frongia, del coordinamento dei rappresentanti di istituto -. Non possiamo andare in piazza per non creare assembramenti, ma ci stiamo muovendo con lettere alla Regione e al ministero dell'Istruzione per chiedere risposte e chiarimenti. Noi vogliamo andare a scuola, ma in sicurezza».
Secondo un sondaggio compilato da quasi 20.000 studenti circa il 93% avrebbe voluto il rientro a scuola in presenza alla fine di gennaio, per ovvi motivi.
Molta pressione sui dirigenti scolastici: «Non ci sono stati - ha detto il presidente dell'associazione presidi Massimo Depau - grandissimi problemi, ma senza dubbio il lavoro per le scuole aumenta con le nuove disposizioni: ogni classe ha una sua situazione particolare che necessità interventi su misura». I dirigenti scolastici stanno, infatti, intervenendo con comunicati ad hoc per spiegare alle classi le misure da adottare: diverse a seconda che ci siano una, due o tre e oltre casi di positività. Si va dall'obbligo della mascherina Ffp2 all'autosorveglianza sino alla Dad. Assenze anche tra i docenti. Ci sono dei casi di no vax anche in Sardegna: per loro ingresso vietato a scuola. Poi si aggiungono i casi degli insegnanti positivi rimpiazzati da supplenti e sostituti.
Insomma, una situazione delicata, anche se la fase di avvio e soprattutto lo screening hanno dato segnali confortanti. Giuseppe Aquila, del coordinamento presidenti dei consigli di istituto, è soddisfatto: «C’è stata una risposta eccezionale da parte degli studenti. Ci aspettavamo una presenza massiccia, ma quella che è stata registrata va oltre le nostre aspettative. Visti i tempi ristrettissimi, bisogna dare atto del grande lavoro di Asl, sindaci, volontari, medici, infermieri. E siamo anche contenti della bassa percentuale di positivi: è un buon segno».
Come è andata la prima giornata? «Bene, a parte lo sciopero delle superiori - dice ancora Aquila -. Soprattutto per infanzia, elementari e medie. I ragazzi erano contenti di rientrare, soprattutto i più piccoli, ritrovare insieme nell'ambiente scolastico. C'è qualche classe in quarantena, ma complessivamente non sta andando male. È la dimostrazione che la scuola soffre del contagio di ritorno: il problema è fuori dagli istituti scolastici. Ora si metta mano a ciò che sta intorno, trasporti, edilizia scolastica (impianti di areazione), stop alle classi pollaio, ce ne sono tante, e avanti con distanziamento e mascherine Ffp2 che speriamo arrivino presto dal commissario per l'emergenza».
La campagna di tamponi dedicata agli studenti, promossa dalla Regione e realizzata dai sindaci, dall’Anci e dalle Asl «ha raggiunto il target “sentinella”, cioè la soglia del 50% della popolazione scolastica testata in grado di rappresentare il quadro epidemiologico generale - spiega una nota della Regione -. Sull'intero territorio regionale, il dato, non ancora definitivo, registra 81.300 studenti che si sono sottoposti volontariamente al test antigenico nelle giornate di sabato e domenica: 26.790 Asl Cagliari; 9.504 Asl Gallura; 1.945 Asl Medio Campidano; 10.649 Nuoro; 1.187 Asl Ogliastra; 6.815 Asl Oristano; 17.322 Asl Sassari; 7.088 Asl Sulcis». Sono pochi? Sono molti? Di certo il giorno dell’Epifania pochi avrebbero scommesso che al 10 gennaio ci sarebbe stato un risultato simile. E quel 2,19 per cento che indica l’incidenza dei casi positivi sul totale delle persone testate dovrebbe indurre all’ottimismo. Rimane l’incognità di cosa c’è nell’altra metà della popolazione studentesca sarda. Tra quegli altri 80mila che non sono andati a fare un test, forse perché qualche sospetto di positività lo avevano già. Ma la certezza di questo nessuno la può avere. La riprova si avrà con l’avvio delle lezioni, strada facendo.
Di certo con i dati a disposizione oggi non si può che sorridere. Anche se gli studenti delle superiori temono un peggioramento della situazione: ieri migliaia di ragazzi hanno scelto di protestare per chiedere la Dad almeno per due settimane. «L'adesione alla mobilitazione è stata massiccia dal nord al sud dell'isola - ha detto Alessandro Frongia, del coordinamento dei rappresentanti di istituto -. Non possiamo andare in piazza per non creare assembramenti, ma ci stiamo muovendo con lettere alla Regione e al ministero dell'Istruzione per chiedere risposte e chiarimenti. Noi vogliamo andare a scuola, ma in sicurezza».
Secondo un sondaggio compilato da quasi 20.000 studenti circa il 93% avrebbe voluto il rientro a scuola in presenza alla fine di gennaio, per ovvi motivi.
Molta pressione sui dirigenti scolastici: «Non ci sono stati - ha detto il presidente dell'associazione presidi Massimo Depau - grandissimi problemi, ma senza dubbio il lavoro per le scuole aumenta con le nuove disposizioni: ogni classe ha una sua situazione particolare che necessità interventi su misura». I dirigenti scolastici stanno, infatti, intervenendo con comunicati ad hoc per spiegare alle classi le misure da adottare: diverse a seconda che ci siano una, due o tre e oltre casi di positività. Si va dall'obbligo della mascherina Ffp2 all'autosorveglianza sino alla Dad. Assenze anche tra i docenti. Ci sono dei casi di no vax anche in Sardegna: per loro ingresso vietato a scuola. Poi si aggiungono i casi degli insegnanti positivi rimpiazzati da supplenti e sostituti.
Insomma, una situazione delicata, anche se la fase di avvio e soprattutto lo screening hanno dato segnali confortanti. Giuseppe Aquila, del coordinamento presidenti dei consigli di istituto, è soddisfatto: «C’è stata una risposta eccezionale da parte degli studenti. Ci aspettavamo una presenza massiccia, ma quella che è stata registrata va oltre le nostre aspettative. Visti i tempi ristrettissimi, bisogna dare atto del grande lavoro di Asl, sindaci, volontari, medici, infermieri. E siamo anche contenti della bassa percentuale di positivi: è un buon segno».
Come è andata la prima giornata? «Bene, a parte lo sciopero delle superiori - dice ancora Aquila -. Soprattutto per infanzia, elementari e medie. I ragazzi erano contenti di rientrare, soprattutto i più piccoli, ritrovare insieme nell'ambiente scolastico. C'è qualche classe in quarantena, ma complessivamente non sta andando male. È la dimostrazione che la scuola soffre del contagio di ritorno: il problema è fuori dagli istituti scolastici. Ora si metta mano a ciò che sta intorno, trasporti, edilizia scolastica (impianti di areazione), stop alle classi pollaio, ce ne sono tante, e avanti con distanziamento e mascherine Ffp2 che speriamo arrivino presto dal commissario per l'emergenza».
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