Grandi elettori in alto mare È una lotteria di candidati
I centristi insistono per uno di loro. Sardisti e leghisti temono le trappole
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CAGLIARI. A ventiquattr’ore dal voto in Consiglio regionale è ancora apertissima la partita dei tre grandi elettori da inviare a Roma il 24 gennaio. Quel giorno, in Parlamento, comincerà la vera corsa per il Quirinale, ma la Sardegna continua a navigare a vista. Lo schema della prassi continua a essere messo in discussione da più parti e così i presidenti della Regione, Christian Solinas, del Consiglio regionale, Michele Pais, e un rappresentante dell’opposizione (Gianfranco Ganau del Pd?) non hanno ancora la certezza di essere loro, come consuetudine vorrebbe, a varcare il portone della Camera fra poco più di due settimane. Nonostante diversi incontri, molti volanti, l’accordo non è stato ancora raggiunto nè fra i partiti della maggioranza di centrodestra e neanche fra quelli d’opposizione, ma nemmeno – almeno stando alle indiscrezioni – sarebbero stati siglati segreti patti trasversali per la scelta dei grandi elettori.
I contestatori. A essere contrario alla prassi di cui sopra è soprattutto l’Intergruppo centrista, guidato da Giorgio Oppi, leader dell’Udc, pronto a far pesare ancora una volta i suoi tredici voti. In un ultimo incontro avrebbero confermato la loro ribellione alla prassi e ribadito che «gli alleati – cioè Psd’Az, Lega e Fdi – dovranno rinunciare a uno dei due posti assegnati di solito alla maggioranza». A questo punto a essere più in bilico fra Solinas e Pais sembra essere proprio il presidente del Consiglio regionale. Anche se sardisti, 11 voti, e leghisti, 7, e Fdi, 3, starebbero facendo di tutto per chiedere all’Intergruppo di ritornare sui suoi passi. Questa mattina, prima della riunione ufficiale dei capigruppo, dovrebbe essere decisiva una riunione di maggioranza, per evitare fra 24 ore possibili incidenti di percorso, o peggio ancora una vera e propria resa dei conti all’interno della coalizione. Anche fra i banchi dell’opposizione il nome di Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd, non avrebbe trovato ancora l’unanimità fra i consiglieri Progressisti e quelli dei 5 Stelle e di Leu. Dunque, nessuno può dirsi ancora al sicuro.
Terza via. Giorno dopo giorno, almeno sulla carta, comincia a prendere sempre più piede l’ipotesi che, alla fine, i grandi elettori potrebbero non essere consiglieri regionali e sarebbe la prima volta nella storia. A prendere consistenza è in particolare la voce di chi vorrebbe inviare a Roma almeno un sindaco. Dopo i Progressisti, a scendere in campo è stato anche Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni. «Scorrendo le cronache, le pagine social, i ragionamenti istituzionali – ha scritto su Facebook – non si fa altro che elogiare il ruolo delle sindache e dei sindaci sardi. A questo punto, se gli elogi non sono di facciata, abbiate il coraggio di eleggere i rappresentanti della Sardegna fra le sindache e i sindaci. Non c'è che l'imbarazzo della scelta». L’invito è stato rilanciato da Leu. Anzi, Daniele Cocco ed Eugenio Lai sono andati oltre. «Non solo un sindaco, ma anche un operatore sanitario dovrebbe essere fra i grandi elettori». Perché, in entrambi i casi, «sarebbe un riconoscimento tangibile della politica verso chi da due anni combatte in prima linea, nei municipi e negli ospedali, la pandemia».
I contestatori. A essere contrario alla prassi di cui sopra è soprattutto l’Intergruppo centrista, guidato da Giorgio Oppi, leader dell’Udc, pronto a far pesare ancora una volta i suoi tredici voti. In un ultimo incontro avrebbero confermato la loro ribellione alla prassi e ribadito che «gli alleati – cioè Psd’Az, Lega e Fdi – dovranno rinunciare a uno dei due posti assegnati di solito alla maggioranza». A questo punto a essere più in bilico fra Solinas e Pais sembra essere proprio il presidente del Consiglio regionale. Anche se sardisti, 11 voti, e leghisti, 7, e Fdi, 3, starebbero facendo di tutto per chiedere all’Intergruppo di ritornare sui suoi passi. Questa mattina, prima della riunione ufficiale dei capigruppo, dovrebbe essere decisiva una riunione di maggioranza, per evitare fra 24 ore possibili incidenti di percorso, o peggio ancora una vera e propria resa dei conti all’interno della coalizione. Anche fra i banchi dell’opposizione il nome di Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd, non avrebbe trovato ancora l’unanimità fra i consiglieri Progressisti e quelli dei 5 Stelle e di Leu. Dunque, nessuno può dirsi ancora al sicuro.
Terza via. Giorno dopo giorno, almeno sulla carta, comincia a prendere sempre più piede l’ipotesi che, alla fine, i grandi elettori potrebbero non essere consiglieri regionali e sarebbe la prima volta nella storia. A prendere consistenza è in particolare la voce di chi vorrebbe inviare a Roma almeno un sindaco. Dopo i Progressisti, a scendere in campo è stato anche Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni. «Scorrendo le cronache, le pagine social, i ragionamenti istituzionali – ha scritto su Facebook – non si fa altro che elogiare il ruolo delle sindache e dei sindaci sardi. A questo punto, se gli elogi non sono di facciata, abbiate il coraggio di eleggere i rappresentanti della Sardegna fra le sindache e i sindaci. Non c'è che l'imbarazzo della scelta». L’invito è stato rilanciato da Leu. Anzi, Daniele Cocco ed Eugenio Lai sono andati oltre. «Non solo un sindaco, ma anche un operatore sanitario dovrebbe essere fra i grandi elettori». Perché, in entrambi i casi, «sarebbe un riconoscimento tangibile della politica verso chi da due anni combatte in prima linea, nei municipi e negli ospedali, la pandemia».
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