La Nuova Sardegna

Sassari, nel reparto container la trincea contro il Covid

di Luigi Soriga
Sassari, nel reparto container la trincea contro il Covid

Sistema sanitario di nuovo in affanno con l’aumento dei ricoveri

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SASSARI. Una paziente, con la mascherina per l’ossigeno, prende il telefono e filma. Le immagini all’interno del container covid, ormai ribattezzato come il lazzaretto del Pronto Soccorso, restituiscono un senso di profonda tristezza ed inquietudine. Probabilmente sarebbe lo stesso se le sequenze riguardassero un reparto di Malattie infettive o una terapia intensiva, perché vedere la sofferenza, e tanti anziani appesi a un respiro flebile, fa stringere il cuore. Ma quella carrellata tra i letti del container restituisce un senso di emergenza, di fretta nel correre ai ripari, di trincea inadeguata per fermare il nemico, e di una sanità ancora una volta in affanno, anche lei col respiro troppo corto.

Dai 25 ai 30 pazienti, dipende dalle folate del virus, sistemati su barelle, niente armadietti, le scarpe e le borse per terra, gli indumenti gettati sul letto, uomini e donne insieme, niente privacy, perché il covid non consente alcun lusso. E poi due medici e una specializzanda a gestire questo inferno concentrato in una manciata di metri quadrati, e il supporto dei medici della Cardiologia riabilitativa Covid.

I malati vengono monitorati e accuditi, l’ambiente è pulito, ma ciò che manca è la comunicazione con l’esterno, con chi vuol bene a queste persone ed è preoccupata per la loro sorte. I parenti sono disperati, ma per i medici, sulla soglia del burnout, che suppliscono la penuria di personale con turni aggiuntivi, è davvero impossibile gestire anche colloqui e telefonate.

Purtroppo un Pronto Soccorso non è concepito per diventare un parcheggio sub-intensivo per i positivi, e una situazione che doveva essere di pura emergenza si è pian piano sedimentata, perché il virus corre a un ritmo insostenibile. Le barelle hanno messo radici e sono diventate letti, e poi si sono moltiplicate. Il personale è allo stremo, perché ogni spazio che si libera per dimissioni lampo o trasferimenti dei pazienti negli altri reparti (per lo più saturi), viene all’istante riempito da nuovi ingressi. Non c’è tregua. Ricoveri in crescita esponenziale ormai anche gravi (da terapia intensiva). Il bacino di utenza dell’Hub di Sassari d’altronde ha dei confini molto più estesi della reale capacità ricettiva. È l’unico riferimento per tutto il Nord Sardegna, laddove Nuoro latita e il Mater Olbia e il Policlinico sono ancora non pervenuti: e forse non verranno mai attivati come supporti covid, nonostante le promesse della Regione. La scelta dell’Aou, pur tra mille difficoltà, è stata quella di non convertire più reparti ordinari alla gestione del virus, per non penalizzare l’assistenza di altre patologie, comprese quelle oncologiche. Lo scontrino della pandemia sulle liste di attesa chirurgiche si sta ancora srotolando. Ma i contagiati aumentano, la variante Omicron dilaga, e i posti ora non bastano. I 45 letti covid del Marino di Alghero ancora non sono stati attivati per mancanza di personale e adeguamenti logistici. Sono utilizzabili solo 30, e già tutti soldout. Forse da metà settimana (questo è l’obiettivo) il reparto potrà macinare a pieno regime. Ma probabilmente, considerata la curva di espansione pandemica, nemmeno i 45 letti potrebbero essere più sufficienti. E anche la conta dei letti intensivi sarà da rivedere, così come i piani conservativi dell’Aou. C’è che il covid sta mettendo in ginocchio realtà ben più grandi e attrezzate di Sassari, e le soluzioni tampone ormai non sono più gestibili. D’altronde basta un video fatto con uno smartphone, da un’anziana che dice «Io speriamo che me la cavo», per mettere a nudo tutte le carenze. La situazione però sta sfuggendo di mano anche negli altri reparti. Le varianti Delta e Omicron sono subdole, quest’ultima è 6 volte più contagiosa, e quando sono in fase di incubazione dribblano i tamponi molecolari d’ingresso. Così uno entra che è negativo, e si positivizza due o tre giorni dopo durante il ricovero. E inevitabilmente infetta il reparto. L’elenco dei focolai interni cresce: Ematologia, Geriatria, Medicina interna, Medicina urgenza, Patologia medica, Pediatria infettivi. Per fortuna i pazienti tranne uno ( grave per altre patologie) stanno abbastanza bene. L’Aou proprio due giorni fa ha aperto 10 posti letto nella cardiologia pediatrica. Naturalmente i contagi riguardano anche il personale sanitario, e ci sono circa 60 operatori, la metà dei quali infermieri, che sono risultati positivi e non possono prestare servizio. Finora le sostituzioni reggono, ma in una coperta così corta ogni assenza diventa pesantissima.

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